Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2016-07-25

Licenziamento per g.m.o.: legittima la riorganizzazione anche per incrementare il profitto - Cass. Civ., 15082/16 – Valentina Cardani

In tema di licenziamento per giustificato motivo oggettivo il Giudice procedente deve limitarsi a verificare la sussistenza della motivazione addotta dal datore di lavoro e la sua non pretestuosità: non compete, viceversa, al Giudicante valutare l"opportunità economica dell"operazione, ciò che spetta unicamente all"azienda.

Il caso esaminato dalla Suprema Corte nella pronuncia in oggetto verte in merito all"impugnazione del licenziamento per giustificato motivo oggettivo promossa da una lavoratrice di una Società Consortile.

La lavoratrice, in particolare, assumeva l"assenza di ragioni oggettive a fondamento del proprio licenziamento poiché la datrice di lavoro non versava, di fatto, in una situazione di crisi.

La Società proponeva dunque ricorso per Cassazione rilevando come viceversa vi fosse stato un effettivo decremento del numero di consorziati e pertanto come vi fosse la necessità di provvedere alla riduzione dei costi e dunque alla riduzione del personale.

La Suprema Corte ha deciso proprio in favore della datrice di lavoro, rilevando come competa ai Tribunali valutare la non pretestuosità del licenziamento per g.m.o. e l"effettività delle ragioni ad esso sottese, mentre spetta unicamente al datore di lavoro valutarne l"opportunità sotto il profilo economico, richiamando in proposito l"art. 41 co. 1 Cost.).

E così, gli Ermellini hanno voluto ricordare che:

"In linea di massima (e in estrema sintesi) la soppressione d"una data posizione lavorativa può conseguire:
a) o ad una diversa organizzazione tecnico-produttiva che abbia reso determinate mansioni obsolete o comunque non più necessarie o, ad ogni modo, da abbandonarsi in virtù di pura e semplice insindacabile scelta aziendale;
b) oppure all"esternalizzazione di determinate mansioni (che, pur reputate ancora necessarie, vengano però lasciate a personale di imprese esterne);
c) o alla soppressione d"un intero reparto o alla riduzione del numero dei suoi addetti, rivelatosi sovrabbondante per l"impegno richiesto;
d) o - ancora - ad una diversa ripartizione di date mansioni fra il personale in servizio attuata a fini di più economica ed efficiente gestione aziendale, nel senso che, invece di essere assegnate ad un solo dipendente, esse possono suddividersi fra più lavoratori, ognuno dei quali se le vedrà aggiungere a quelle già espletate: il risultato finale può legittimamente far emergere come in esubero la posizione lavorativa di quel dipendente che vi era addetto in modo esclusivo o prevalente".

In definitiva, è pienamente legittimo per il datore di lavoro mutare l"assetto organizzativo dell"attività e ciò non solo per evitare perdite ma anche al fine di migliorare i profitti; di conseguenza, pienamente legittimo è il licenziamento causato da tale riassetto. Viceversa, non può dirsi legittima l"operazione inversa e cioè il licenziamento del dipendente tout court per ridurre i costi dell"attività e la successiva riorganizzazione delle mansioni.



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