Legislazione e Giurisprudenza, Licenziamento -  Cardani Valentina - 2015-01-17

LICENZIAMENTO: SI' AL DANNO ESISTENZIALE DA DETERMINARSI IN VIA EQUITATIVA - Cass. Lav. 345/15 – V. CARDANI

  • Licenziamento
  • Risarcimento del danno esistenziale
  • Determinazione del quantum in via equitativa

In caso di licenziamento illegittimo, il lavoratore ha diritto non solo alla reintegra nel posto di lavoro (ove prevista, come nel caso di cui si tratta), ma altresì al risarcimento del danno subito, sub specie del danno non patrimoniale e del danno esistenziale.

Una breve premessa è d'obbligo.

Nella materia che ci occupa, ossia quella dei licenziamenti illegittimi che rientrano nell'ambito dell'art. 18 St. Lav., il legislatore ha previsto oltre alla tutela reale – e dunque alla reintegrazione nel posto di lavoro –il risarcimento del danno in misura indennitaria, secondo il testo attuale della norma, e cioè limitata a un certo numero di mensilità.

Si è però ritenuto che tale risarcimento fosse da ricondursi al presunto danno patrimoniale subito dal lavoratore, tanto è vero che nella disposizione si fa riferimento al cd. aliunde perceptum, ossia a quanto percepito dal dipendente che, nelle more dell'impugnativa, ha reperito altra occupazione. L'aliunde perceptum dunque va a diminuire l'importo del risarcimento del danno, dal momento che se il lavoratore ha una nuova fonte di reddito, danno patrimoniale, di fatto, non vi è o comunque è minore rispetto all'ipotesi di disoccupazione tout court.

Si è però altresì osservato che il lavoratore potrebbe aver subito danni ulteriori, di natura diversa rispetto a quella prettamente patrimoniale.

A questo proposito, segnalo i seguenti interventi, già pubblicati su questa rivista:

- "IL DANNO NON PATRIMONIALE DA LICENZIAMENTO ILLEGITTIMO" - Enrico PASQUINELLI

- "AMBIENTE LAVORATIVO DEI GENITORI, ILLECITI, DANNI AI FIGLI" - Valentina CARDANI

in cui avevo già affrontato il tema in occasione del Convegno di Persona e Danno tenutosi a Reggio Emilia il 6 giugno 2014, evidenziando come la tutela della sfera esistenziale del minore si scontri con la disciplina giuslavoristica che, appunto, prevede in tema del risarcimento del danno una disciplina speciale sia in tema di prova (il danno infatti si presume) sia in tema di quantificazione (liquidazione in misura indennitaria del danno).

Atteso che è dunque possibile per il lavoratore agire per la tutela del pregiudizio esistenziale subito per l'eventuale modifica delle abitudini di vita e per i riflessi negativi dell'evento – licenziamento – sulle relazioni interpersonali, la Suprema Corte nel caso in esame ha confermato l'impugnata pronuncia di merito che ha quantificato tale voce di danno in via equitativa (10% delle somme corrisposte al ricorrente dalla datrice di lavoro a seguito della rinuncia da parte del lavoratore medesimo alla reintegrazione).

Avverso la pronuncia del giudice di merito, aveva proposto ricorso il lavoratore, chiedendo che la misura del risarcimento fosse determinato sulla base dell'effettivo pregiudizio subito e dunque parametrato all'effettiva modificazione delle condizioni di vita e sulla capacità reddituale dimostrata.

Il Supremo Collegio ha rigettato tale domanda, ribadendo come la liquidazione in via equitativa sia l'unica possibile per la tipologia di pregiudizio lamentato, stante altresì nel caso di specie la mancata allegazione delle circostanze specifiche afferenti l'asserita modifica delle abitudini di vita del soggetto.



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