Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2016-03-14

LIMITI ARRESTO DIFFERITO E OBBLIGHI DI POLIZIA GIUDIZIARIA – Cass. pen. 2633/16 – Annalisa GASPARRE

La possibilità di arresto differito non esclude che debbano sussistere le ragioni di urgenza e necessità.

Titolare del potere di arresto in flagranza è la polizia giudiziaria. Poiché si tratta di una limitazione della libertà personale non disposta da autorità giudiziaria (ma in breve tempo tributaria di sua convalida), il codice di rito – in ossequio alla riserva di legge sancita dalla Costituzione – prevede tassative ipotesi che legittimano l"iniziativa.

La polizia giudiziaria, quando non è stata nelle condizioni di procedere ad arresto in flagranza, non è esentata dall"onere di fornire all"autorità giudiziaria la dimostrazione dell"effettivo ricorrere delle condizioni di emergenza e di salvaguardia dell"ordine pubblico.

Nel caso sottoposto alla Cassazione, il Gip aveva convalidato l"arresto differito, eseguito dalla polizia che aveva individuato un soggetto con l"uso di videoriprese. L"arrestato censurava il provvedimento denunciando violazione di legge, in particolare ritenendo carenti le condizioni legittimanti l"arresto, avvenuto a seguito della visione dei filmati oltre 48 ore dai fatti. Censurava altresì la violazione della norma costituzionale perché la previsione della dilatazione del c.d. stato di flagranza determina il ridursi dell"urgenza, vale a dire del presupposto che legittima l"intervento della pg.

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La legge n. 401/89 disciplina gli «Interventi nel settore del giuoco e delle scommesse clandestini e tutela della correttezza nello svolgimento di manifestazioni sportive». È previsto che quando non sia possibile procedere immediatamente all"arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, si considera comunque in stato di flagranza ai sensi dell"art. 382 c.p.p. colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l"arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro quarantotto ore dal fatto.

La Corte di cassazione accoglie le censure sottolineando che l"arresto differito deve comunque ricondursi a condizioni di necessità e urgenza; inoltre, l"autorità giudiziaria deve dimostrare l"impossibilità di procedere all"arresto nell"immediatezza per comprovate ragioni di sicurezza o incolumità pubblica e, contemporaneamente, la persistenza di tali condizioni di pericolosità. In altri termini, se la situazione di pericolo è in corso o "istantanea" rispetto ai fatti, l"arresto differito deve essere condizionato alla sussistenza dei requisiti di necessità e urgenza.

Di contro, se l"urgenza viene meno,  non sussiste il presupposto oggettivo che legittima l"arresto da parte della pg, potendo invece sussistere le condizioni per la richiesta di emissione di provvedimento cautelare.

Afferma la Corte che l"individuazione dell"interessato attraverso la video ripresa legittima la misura precautelare sotto l"aspetto soggettivo ma "elude il previo accertamento della condizione oggettiva dell"intervento, che deve passare preliminarmente attraverso l"individuazione, da parte dell"autorità di pubblica sicurezza, di circostanze fattuali di carattere eccezionale, agevolmente verificabili dall"autorità giudiziaria cui compete la convalida dell"arresto differito. La polizia giudiziaria non è esentata dall"onere di fornire all"A.G. la dimostrazione dell"effettivo ricorrere delle condizioni di emergenza e di salvaguardia dell"ordine pubblico che hanno impedito di procedere all"arresto in flagranza, che nel caso di specie non risultano sottoposti all"autorità giudiziaria che ha convalidato il provvedimento, o quanto meno non emerge che gli stessi siano stati da questa esaminati, poichè di tale obbligatoria analisi non v"è traccia nel provvedimento oggetto di impugnazione".

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 16 dicembre 2015 – 22 gennaio 2016, n. 2633 –

Svolgimento del processo

1. Il Gip del Tribunale di Roma, con ordinanza del 30/05/2015, ha convalidato l'arresto di M.N., eseguito dalla Digos della Questura di Roma il 27/05/2015, in relazione alle imputazioni di cui alla L. 13 dicembre 1989, n. 401, artt. 6 bis e 6 ter e artt. 337 e 339 c.p..

2. La difesa di M.N. ha proposto ricorso denunciando violazione della L. 13 dicembre 1989, n. 401, art. 8, comma 1 ter, nella parte in cui il giudicante ha ritenuto sussistenti le condizioni legittimanti l'arresto differito, non nel caso previsto dalla legge di identificazione dell'interessato, e di materiale impossibilità di procedere all'arresto per ragioni di sicurezza e di incolumità pubblica, ma nella diversa ipotesi, descritta nel provvedimento impugnato, di identificazione avvenuta solo a seguito della visione dei filmati.

3. Si eccepisce in subordine contrasto della norma richiamata con l'art. 13 Cost. in quanto la dilatazione dello stato di flagranza comporta il ridursi della condizione di urgenza, unico presupposto di fatto che legittima l'intervento dell'autorità di polizia, secondo i principi costituzionali. Invero, proprio la dicitura normativa, che chiarisce di considerare in stato di flagranza situazioni specifiche, dimostra che tale condizione non sussiste nel concreto.

Si rileva in proposito che il testo della norma si preoccupa di definire l'impossibilità dell'arresto, ma non di individuare la necessità ed urgenza dell'intervento, tale non potendo definirsi un intervento restrittivo che si compie a distanza di quarantotto ore dal fatto.

Motivi della decisione

1. Il ricorso è fondato.

2. Deve ricordarsi che la disposizione invocata a sostegno del provvedimento restrittivo operato dagli agenti di pubblica sicurezza, per garantire il rispetto dei principi di cui all'art. 13 Cost., deve essere saldamente ancorata ad una verifica di consistenza della condizioni di necessità ed urgenza, che costituiscono il presupposto della misura coercitiva e dell'eccezionale delega riconosciuta all'autorità amministrativa competente per l'esecuzione di provvedimenti provvisori.

L'arresto differito in tanto può ritenersi legittimo in quanto siano richiamati i motivi che impongono, malgrado il superamento dello stato di flagranza o quasi flagranza, l'intervento per motivi di necessità o di urgenza e si operino a tal fine dei riferimenti alla condizione di fatto che dimostri l'impossibilità di procedere all'arresto nell'immediatezza per comprovate "ragioni di sicurezza o incolumità pubblica" e, nel contempo, alla persistenza di tali condizioni di pericolosità.

Invero, se nelle situazioni contemplate dal codice procedurale la situazione di pericolo è in corso o in condizioni di correlata immediatezza temporale rispetto agli eventi delittuosi, la natura differita dell'intervento rende ancora più imperativa l'individuazione del presupposto della necessità ed urgenza dell'atto, che sia di tale persistente attualità da non consentire l'attivazione dell'ordinario procedimento di richiesta di emissione della misura cautelare all'autorità giudiziaria competente.

Se tale deve essere l'interpretazione della norma per garantire il rispetto dei valori costituzionali evocati, non può che rilevarsi che nel provvedimento in esame si oblitera del tutto l'accertamento della specifica condizione legittimante, limitandosi la verifica all'individuazione dell'interessato attraverso la video ripresa, elemento che legittima la restrizione sotto l'aspetto soggettivo, ma elude il previo accertamento della condizione oggettiva dell'intervento, che deve passare preliminarmente attraverso l'individuazione, da parte dell'autorità di pubblica sicurezza, di circostanze fattuali di carattere eccezionale, agevolmente verificabili dall'autorità giudiziaria cui compete la convalida dell'arresto differito. La polizia giudiziaria non è esentata dall'onere di fornire all'A.G. la dimostrazione dell'effettivo ricorrere delle condizioni di emergenza e di salvaguardia dell'ordine pubblico che hanno impedito di procedere all'arresto in flagranza, che nel caso di specie non risultano sottoposti all'autorità giudiziaria che ha convalidato il provvedimento, o quanto meno non emerge che gli stessi siano stati da questa esaminati, poichè di tale obbligatoria analisi non v'è traccia nel provvedimento oggetto di impugnazione.

3. Ne consegue che l'ordinanza di convalida dell'arresto debba essere annullata senza rinvio, in quanto priva dell'individuazione delle condizioni legittimanti l'emissione dell'arresto differito su cui deve obbligatoriamente svolgersi la valutazione del giudicante, nei termini di legge.

PQM

Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata.

Così deciso in Roma, il 16 dicembre 2015.

Depositato in Cancelleria il 21 gennaio 2016.



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