Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-05-26

Lin house: modo ordinario di gestione dei servizi di interesse generale – Tar Lombardia 691/16 – Alceste Santuari

A distanza di qualche giorno, la II sezione del Tar Lombardia, Brescia (cfr. articolo pubblicato ieri sul sito) ha confermato che il modello in house costituisce un modo di gestione ordinario dei servizi pubblici locali.

Con sentenza n. 691 del 17 maggio 2016, il Tar Lombardia, Brescia, sez. II ha ribadito che gli enti locali, nella loro autonomia discrezionale in ordine all"identificazione delle modalità giuridico-organizzative con cui gestire i servizi di interesse generale, possono individuare, quale modalità ordinaria, l"affidamento del servizio (di igiene ambientale) ad una società in house.

Il caso trae origine dal ricorso presentato da una società mista pubblico-privato, il cui socio è stato selezionato con "gara a doppio oggetto", che ha svolto il servizio di raccolta dei rifiuti a favore di un comune che, al termine dell"affidamento alla medesima società, ha deciso di cambiare modello gestorio, affidando il servizio in oggetto a società in house, di cui nel frattempo aveva acquistato una quota del capitale sociale.

I giudici amministrativi bresciani, richiamando il quinto considerando della direttiva UE n. 24/2014 sugli appalti pubblici, che non stabilisce alcun obbligo in capo agli Stati membri "ad affidare a terzi o a esternalizzare la prestazione di servizi che desiderano prestare essi stessi o organizzare con strumenti diversi dagli appalti pubblici ai sensi della presente direttiva", hanno confermato che il modello in house costituisce un modo di gestione ordinario dei servizi pubblici locali, alternativo rispetto all'affidamento mediante selezione pubblica, per cui non costituisce un'eccezione alla regola.

Il Tar ha sottolineato che l"ordinamento giuridico (europeo e nazionale) non predilige né l'in house, né la piena espansione della concorrenza nel mercato e per il mercato e neppure il partenariato pubblico-privato, ma rimette la scelta concreta al singolo Ente affidante. Quest"ultimo, in particolare, deve osservare le modalità stabilite all'art. 34 c. 20 del D.L. 18/10/2012 n. 179 conv. in L. 17/12/2012 n. 221, per cui "per i servizi pubblici locali di rilevanza economica, al fine di assicurare il rispetto della disciplina europea, la parità tra gli operatori, l'economicità della gestione e di garantire adeguata informazione alla collettività di riferimento, l'affidamento del servizio è effettuato sulla base di apposita relazione, pubblicata sul sito internet dell'ente affidante, che dà conto delle ragioni e della sussistenza dei requisiti previsti dall'ordinamento europeo per la forma di affidamento prescelta e che definisce i contenuti specifici degli obblighi di servizio pubblico e servizio universale, indicando le compensazioni economiche se previste".

Preme segnalare come i giudici amministrativi abbiano ritenuta legittima la scelta dell"ente locale di ricorrere all"affidamento in house, anche sulla scorta del fatto che il comune ha dimostrato l"economicità della formula adottata anche "mediante confronto con realtà territoriali simili". Al riguardo, tuttavia, gli stessi giudici hanno rimarcato che "una modesta differenza sui costi complessivi non interferisca sulla bontà complessiva dell"opzione per il modello in house". Da ciò discende che "quest"ultimo, infatti, deve obbedire a canoni di economicità, e tuttavia si differenzia dal sistema della gara pubblica, per cui anche un prezzo complessivamente (e moderatamente) superiore non compromette (necessariamente) gli obiettivi di interesse pubblico perseguiti dall"amministrazione procedente, in presenza di indicatori positivi rinvenibili nel disciplinare e nel contratto di servizio."

E" interessante notare che il Tar lombardo ha anche richiamato il recente D. Lgs. 18/4/2016 n. 50, che seppure non applicabile ratione temporis alla fattispecie in esame, conferma e precisa il perimetro di azione per gli enti locali nei confronti del modello in house. Infatti, l'art. 192, comma 2 recita: "Ai fini dell'affidamento in house di un contratto avente ad oggetto servizi disponibili sul mercato in regime di concorrenza, le stazioni appaltanti effettuano preventivamente la valutazione sulla congruità economica dell'offerta dei soggetti in house, avuto riguardo all'oggetto e al valore della prestazione, dando conto nella motivazione del provvedimento di affidamento delle ragioni del mancato ricorso al mercato, nonché dei benefici per la collettività della forma di gestione prescelta, anche con riferimento agli obiettivi di universalità e socialità, di efficienza, di economicità e di qualità del servizio, nonché di ottimale impiego delle risorse pubbliche".

Alla luce di quanto sopra espresso e ribadendo la legittimità del controllo analogo esercitato in forma congiunta da più enti locali, che non inficia il modello dell"in house providing, il Tar ha respinto il ricorso della società.



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