Legislazione e Giurisprudenza, Appalti -  Santuari Alceste - 2016-02-12

LIN HOUSE NON E UNIPOTESI ECCEZIONALE DI AFFIDAMENTO – Tar Liguria 120/16 – Alceste SANTUARI

L"in house è modalità normale di affidamento dei spl

Non costituisce modalità eccezionale o residuale

Il controllo analogo può essere anche plurimo

Il Tar Liguria, sez. II, con la sentenza 8 febbraio 2016, n. 120, torna, ancora una volta, sul tanto dibattuto tema riguardante l"interpretazione da attribuire agli affidamenti in house: sono essi da considerare una eccezione nel panorama delle procedure ad evidenza pubblica ovvero sono una modalità normale per gli enti pubblici di affidare (rectius: gestire) i servizi pubblici locali di propria pertinenza?

I giudici amministrativi liguri hanno optato per la seconda ipotesi, ribadendo che l'affidamento diretto od "in house" di servizi pubblici locali non costituisce un'ipotesi eccezionale e residuale di gestione dei medesimi ma è invece una delle (tre) normali forme organizzative degli stessi. Ne consegue che la decisione di un ente in ordine alla concreta gestione dei servizi pubblici locali, compresa quella di avvalersi dell'affidamento diretto, in house, sempreché ne ricorrano tutti i requisiti, costituisce frutto di una scelta ampiamente discrezionale. In quanto tale, come abbiamo commentato in altre occasioni su questo sito, la decisione dell"ente locale deve essere adeguatamente motivata: in essa, in altri termini, devono essere reperite le ragioni di fatto e di convenienza che la giustificano e che, come tale, sfugge al sindacato di legittimità del g.a., salvo che non sia manifestamente inficiata da illogicità, irragionevolezza, irrazionalità ed arbitrarietà, ovvero non sia fondata su di un altrettanto macroscopico travisamento dei fatti.

Appare opportuno segnalare come, nel caso di specie, la scelta per il modulo di gestione della partecipazione alla società in house non sia stata giustificata dall'amministrazione comunale tanto con la convenienza economica in rapporto ai maggiori costi dell'attuale gestione, quanto con la decisiva circostanza che, qualora il comune avesse bandito una procedura ad evidenza pubblica o istituito una propria società mista con socio operativo, tale scelta si sarebbe posta in contrasto con l'approccio unitario prefigurato dalla normativa statale e regionale, che, per i servizi pubblici locali a rete di rilevanza economica, richiede la perimetrazione, da parte delle regioni, di ambiti o bacini territoriali ottimali e omogenei, di dimensioni di norma non inferiori almeno a quella del territorio provinciale, tali da consentire economie di scala e di differenziazione idonee a massimizzare l'efficienza dei servizi, nonché l'istituzione di corrispondenti enti di governo cui demandare le funzioni di organizzazione dei servizi, compreso quello dei rifiuti, anche mediante la scelta della forma di gestione (così l'art. 3-bis del D.L. 13.8.2011, n. 138, conv. in l. 14.9.2011, n. 148; cfr., per la legislazione regionale, la L.R. 24.2.2014, n. 1). Ecco dunque che, in tal senso, l'atto di acquisto di quote della società sottoscritto anche dai comuni contermini in vista dell'affidamento in house alla società stessa del servizio di igiene ambientale, deve essere letta proprio nel senso auspicato dalla normativa statale e regionale. Quest"ultima, in particolare, nell'ambito dell"attuazione degli ambiti territoriali ottimali, hanno previsto addirittura un'apposita salvaguardia per le scelte di gestione omogenea fra più comuni già operative (così l'art. 14 c. 6 delle citata L.R. n. 1/2014). Pertanto, le motivazioni poste dal comune - ex art. 34 c. 20 del D.L. 18.10.2012, n. 179 - a fondamento della scelta di affidare alla società in house il servizio di raccolta e trasporto dei rifiuti sono state riconosciute come congrue e sufficienti, e non manifestano profili di manifesta illogicità od arbitrarietà.

I giudici amministrativi liguri hanno fatto riferimento alla sentenza della Corte costituzionale n. 199/2012, che ha stabilito che i servizi pubblici locali di rilevanza economica possono essere gestiti indifferentemente mediante il mercato (ossia individuando all'esito di una gara ad evidenza pubblica il soggetto affidatario) ovvero attraverso il c.d. partenariato pubblico-privato (ossia per mezzo di una società mista e quindi con una 'gara a doppio oggetto' per la scelta del socio e per la gestione del servizio), ovvero attraverso l'affidamento diretto, in house, senza previa gara, ad un soggetto che solo formalmente è diverso dall'ente, ma che ne costituisce sostanzialmente un diretto strumento operativo, ricorrendo in capo a quest'ultimo i requisiti della totale partecipazione pubblica, del controllo (sulla società affidataria) 'analogo' (a quello che l'ente affidante esercita sui propri servizi) e della realizzazione, da parte della società affidataria, della parte più importante della sua attività con l'ente o gli enti che la controllano. E" in questa cornice interpretativa che il Tar Liguria ha inteso riconoscere che l'affidamento diretto o in house è lungi dal configurarsi pertanto come un'ipotesi eccezionale e residuale di gestione dei servizi pubblici locali, ma costituisce invece una delle (tre) normali forme organizzative delle stesse.

Il modello di gestione in house dei servizi pubblici locali di rilevanza economica è da considerarsi "alternativo all"affidamento mediante selezione pubblica, e dunque non costituisce un"eccezione alla regola".

Il Tar si è anche soffermato sulla legittimità del controllo analogo congiunto: in questo senso, i giudici amministrativi hanno richiamato la giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, secondo la quale, nel caso in cui il capitale della società in house sia suddiviso tra una pluralità di soci pubblici, il controllo analogo può essere esercitato congiuntamente da tali autorità, non richiedendosi che lo stesso venga esercitato singolarmente per ciascuna di esse (così C.G.U.E., III, 29.11.2012, n. 182/11). Ciò che rileva non è infatti la configurabilità di un controllo totale ed assoluto di ciascun ente pubblico sull'intera società, ma che, in forza di idonei strumenti giuridici, ciascun ente sia in grado di assumere il ruolo di dominus nelle decisioni operative rilevanti circa il frammento di gestione relativo al proprio territorio.



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