Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Mazzon Riccardo - 2016-05-10

L'inadempimento: presuppone un contratto valido, anche nella forma? - Riccardo Mazzon

L"inadempimento presuppone un contratto valido: è necessario che il contratto non sia affetto da nullità, avendo a mente come i suoi requisiti (indefettibili) siano l'accordo delle parti, la causa, l'oggetto e la forma (quando quest"ultima risulti prescritta dalla legge sotto pena di nullità).

Presupposto al problema dell"inadempimento contrattuale è l"esistenza di un valido contratto, capace di pretendere "forza di legge tra le parti"; in particolare, è necessario che il contratto non sia affetto da nullità, avendo a mente come i suoi requisiti (indefettibili) siano l'accordo delle parti, la causa, l'oggetto e la forma (quando quest"ultima risulti prescritta dalla legge sotto pena di nullità - cfr., amplius, "RISARCIMENTO DEL DANNO PER INADEMPIMENTO CONTRATTUALE", Riccardo Mazzon, Rimini 2014 -).

Il principio è valido ed operante anche per le singole clausole: peraltro, il giudice di merito, anche a fronte di una clausola estremamente generica ed indeterminata, deve comunque presumere che sia stata oggetto della volontà negoziale, sicché deve interpretarla in relazione al contesto (art. 1363 cod. civ.) per consentire alla stessa di avere qualche effetto (art. 1367 cod. civ. ) e, solo se la vaghezza e la genericità siano tali da rendere impossibile attribuire ad essa un qualsivoglia rilievo nell'ambito dell'indagine volta ad accertare la sussistenza ed il contenuto dei requisiti del contratto (art. 1325 cod. civ.) – ovvero vaghezza e genericità siano tali da far ritenere che la pattuizione in esame non sia mai concretamente entrata nella sfera della effettiva consapevolezza e volontà dei contraenti -, può negare ad essa efficacia

"qualificandola come clausola di stile" (Cass. civ. sez. I, 31 maggio 2013, n. 13839, GCM, 2013).

In altri termini, in generale, l'esigenza di conservazione del contratto presuppone una verifica giudiziale (di mero fatto e in applicazione dei criteri generali dell'ermeneutica contrattuale) sulla estensione dell'effettiva e reale volontà delle parti, alla quale dovrà riconoscersi prevalenza — senza che sia possibile addivenire all'annullamento del contratto per errore ostativo, pur in presenza di erronea formulazione, redazione o trascrizione di elementi di fatto nel documento contrattuale — ove si identifichi un accordo effettivo e reale su tutti gli elementi del contratto, in primo luogo il suo oggetto (per contro, ove il contenuto apparente di singole clausole risulti diverso da quello realmente voluto dalle parti, dovrà ritenersi mancante il requisito dell'in idem placitum consensus, indispensabile per la configurabilità, sul punto, di un accordo contrattuale: (Cass. civ. sez. III, 12marzo 2013, n. 6116 GC, 2013, 10, I, 2036); così, per fare un esempio, la stipulazione di due contratti preliminari di vendita cumulativa, aventi ad oggetto beni immobili considerati come un "unicum", con la pattuizione di un solo prezzo, può essere ricondotta ad una unitaria manifestazione negoziale facente capo ad un contratto preliminare complesso, avente ad oggetto una prestazione unica ed inscindibile, disciplinata dall'art. 1316 c.c., con la conseguenza l'impossibilità di distinguere la parte di prezzo riferibile all'una o all'altra promessa di vendita non determina la nullità dei preliminari medesimi (Cass. civ. sez. II, 20 giugno 2013 n. 15545, GCM, 2013).

Determinante risulta, dunque, in principalità, l"accordo tra le parti: ecco perché recente giurisprudenza ha affermato come, nelle vendite da piazza a piazza stipulate fra commercianti ed aventi per oggetto merce per sua natura destinata al commercio, la semplice consegna di questa dal preteso venditore al vettore, in difetto di qualsiasi idonea prova dell'esistenza di una preventiva proposta del preteso acquirente, non comporti conclusione del contratto ai sensi dell'art. 1327, primo comma, cod. civ., mancando la configurazione dell'elemento essenziale di una valida richiesta del proponente affinché l'esecuzione possa tener luogo dell'accettazione espressa, proprio

"ai fini della conclusione dell'accordo delle parti, elemento imposto dalla norma generale di cui all'art. 1325, n. 1, cod. civ. (nella specie, era stata accertata la falsità della sottoscrizione degli ordinativi)" (Cass. civ. sez. II 26 giugno 2013, n. 16182, FI, 2013, 9, I, 2437).

Particolare rilievo riveste, in tal ambito, il requisito della forma; si pensi, ad esempio, ai contratti conclusi dalla P.A. - che richiedono la forma scritta "ad substantiam" ma per i quali non sempre è richiesto un unico documento scritto – e che postulano altresì, per la loro validità, la prova documentale della rappresentanza organica in capo allo stipulante o l'indicazione della norma statutaria che legittimi il funzionario, quale organo, a stipulare anche

"il singolo contratto senza previo contratto cosiddetto "aperto" di fornitura concluso a seguito di gara. (Nella specie, la S.C., in applicazione dell'anzidetto principio, non ha riconosciuto la validità dell'ordine per l'acquisto di medicinali sottoscritto dal responsabile amministrativo, non medico, della farmacia di un Policlinico universitario)" (Cass. civ. sez. I, 30 maggio 2013 n. 13656, GCM, 2013).

La casistica, in materia, è ampia e variegata; in tema di appalto di opere pubbliche, ad esempio, qualora l'amministrazione richieda lavori diversi da quelli considerati in contratto, in variante dell'opera appaltata, per un importo superiore di oltre un quinto a quello stabilito, ai sensi dell'art. 344 l. 20 marzo 1865 n. 2248, all. F, è necessario un nuovo impegno di spesa e un autonomo contratto, con cui si stabiliscano tipologie di opere e compensi spettanti all'appaltatore: in particolare non è sufficiente, a tale scopo, il richiamo a una mera delibera di un organo interno della stessa p.a. che manifesti la volontà dell'amministrazione di contrarre, dovendo invece ricorrere, a pena di nullità e improduttività di effetti, un atto promanante dall'organo rappresentativo esterno dell'ente, il solo abilitato a stipulare in nome e per conto di esso (Cass. civ. sez. I, 28 febbraio 2013, n. 5020, GDir, 2013, 20, 56); ancora, il contratto di affidamento d"incarico professionale, in mancanza di uno dei requisiti essenziali, ex art. 1325 e 1346 c.c., non può validamente concludersi (Corte Conti reg. sez. giurisd., 14 gennaio 2013 n. 196 dejure.it); infine, si confronti anche le seguente pronuncia che sancisce come il riconoscimento, da parte di un ente locale, di un debito fuori bilancio, pur facendo salvo l'impegno di spesa in precedenza assunto senza copertura contabile, non comporti la sanatoria del contratto eventualmente nullo o comunque invalido, come quello privo della forma scritta "ad substantiam", sussistendo, quindi, l'interesse di detto ente ad agire giudizialmente per dimostrare la mancanza o la nullità del contratto,

"atteso che le stesse non sarebbero superate dal riconoscimento di un'obbligazione insussistente" (Cass. civ. sez. I, 7giugno 2013, n. 14423, GCM, 2013).



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