Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-12-20

Linconferibilità nelle società partecipate vale anche nei comuni sotto i 15mila abitanti – Anac 1199/16 – Alceste Santuari

Le cause di inconferibilità previste dall"art. 7, comma 2, lett. d), d. lgs. 39/2013 valgono anche per le società partecipate dei comuni sotto i 15 mila abitanti

Ai sensi dell"art. 7, comma 2, lett. d), d. lgs. 39/2013 "A coloro che nei due anni precedenti siano stati componenti della giunta o del consiglio della provincia, del comune o della forma associativa tra comuni che conferisce l'incarico, ovvero a coloro che nell'anno precedente abbiano fatto parte della giunta o del consiglio di una provincia, di un comune con popolazione superiore ai 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione, nella stessa regione dell'amministrazione locale che conferisce l'incarico, nonché a coloro che siano stati presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico da parte di province, comuni e loro forme associative della stessa regione, non possono essere conferiti: d) gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico da parte di una provincia, di un comune con popolazione superiore a 15.000 abitanti o di una forma associativa tra comuni avente la medesima popolazione".

Sul punto l"ANAC si era già espressa con la FAQ 7.16, a tenore della quale: "Le ipotesi di inconferibilità di cui all"art. 7 del d.lgs. n. 39 del 2013 trovano applicazione solo nei comuni con popolazione superiore ai quindicimila abitanti, salvo quanto previsto dalla prima parte del co. 2 del citato articolo".

Con ciò affermando l"ANAC intende confermare un"interpretazione restrittiva delle norme a presidio della trasparenza per gli incarichi presso le P.A. e gli enti privati in controllo pubblico, quali sono le società in house (come nel caso di specie). E ciò al fine di prevenire un potenziale conflitto di interessi che potrebbe compromettere il corretto funzionamento dell"organizzazione pubblica: si tratta di una circostanza che potrebbe avverarsi in qualsiasi ente locale, anche in quelli aventi una popolazione inferiore ai 15mila abitanti.

Alla luce di quanto sopra descritto, l"ANAC ha ritenuto inconferibile l"incarico di amministratore unico della società in house del comune ad un consigliere comunale del medesimo socio unico. L"Autorità ricorda che "il ruolo di amministratore unico, ricoperto dal segnalato consigliere comunale, all"interno di tale società, rientra senza dubbio nella definizione di cui all"art. 1 co. 2 lett. l) del d.lgs. 39/2013, di "amministratore di enti di enti pubblici e enti di diritto privato in controllo pubblico" essendo amministratore unico di tale società."

A riguardo delle nomine, l"ANAC richiama la previsione normativa secondo la quale deve sussistere "un periodo di raffreddamento di due anni per coloro che vengono dal mondo della politica e che siano strettamente legati all"ente che conferisce l"incarico." Allo scopo di motivare la propria posizione, l"Autorità rileva che "il legislatore non stabilisce nulla in ordine al limite di abitanti delle realtà locali. Ciò trova una sua ratio nel fatto che la provenienza politica dell"ente che conferisce l"incarico è così vicina all"incarico da conferire, che il principio dei 15.000 abitanti non troverebbe alcuna giustificazione giuridica e arretrerebbe di fronte al principio dell"imparzialità dell"incarico in destinazione." Al contrario, si ricorda che "quando v"è una maggiore distanza anche geografica (nell"ambito della medesima regione) tra la provenienza politica e l"incarico amministrativo da conferire, il legislatore indica espressamente il limite dei 15.00 abitanti, limite non menzionato quando la provenienza è dalla carica di amministratore di "enti di diritto privato in controllo pubblico".

La delibera dell"Autorità è inviata sia al RPCT della società sia a quello del Comune, affinché vigilino sull"osservanza di quanto deciso dall"Autorità.



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