Legislazione e Giurisprudenza, Responsabilità oggettiva, semioggettiva -  Redazione P&D - 2013-10-08

LINSIDIA STRADALE E LA RESPONSABILITA DELLENTE TERRITORIALE – Cass. 11946/2013 – Gianluca ROZZA

Con la sentenza n. 11946/2013, la Corte di cassazione è intervenuta su un caso di richiesta di risarcimento danni effettuata da un ciclista che riportava lesioni personali in seguito ad un incidente occorso per cause ritenute riconducibili a colpa del Comune di Genazzano.

Il tribunale, in accordo con la tesi del ricorrente, condannava l"ente territoriale per non avere posto rimedio ad un"evidente situazione di pericolo per gli utenti della strada.

La corte d"appello di Roma, in riforma della sentenza di primo grado, rigettava la domanda risarcitoria proposta dal ciclista, il quale proponeva ricorso per due motivi.

Con il primo motivo il ricorrente asseriva la violazione e la falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. (in tema di disponibilità e di valutazione delle prova) e dell"art. 2697 c.c. (in materia di onere della prova).

La tesi del ricorrente mirava ad evidenziare la contraddizione in cui era incorsa la corte d"appello nel momento in cui aveva assunto come nozione di fatto di comune esperienza una circostanza assolutamente non pacifica tra le parti, sulla quale anzi, in primo grado, le istanze istruttorie e le prove documentali avevano fatto emergere evidenti contrasti.

Infatti, la corte d"appello riformava la sentenza di primo grado sul presupposto che, nelle ore diurne, qualsiasi insidia presente su una strada è a priori maggiormente visibile e, pertanto, maggiormente evitabile che nelle ore notturne.

Il ricorrente contestava che la decisione del Giudice si sarebbe dovuta fondare sulla base delle circostanze fattuali emerse dalla fattispecie concreta e dalle istanze istruttorie, invece di fondarsi su mere congetture tratte da presunti fatti notori.

Tuttavia, il ricorrente non articolava adeguatamente la propria contestazione e ometteva di indicare specificamente nel ricorso in quali atti processuali e in quali parti degli stessi andava ricercata la prova contraria rispetto a quanto assunto come "fatto notorio" dalla corte d"appello.

Tale condotta contrasta con l"orientamento della giurisprudenza della Suprema Corte, secondo cui, nel rispetto del principio di autosufficienza degli atti processuali, è necessario provvedere alla puntuale individuazione delle istanze istruttorie e delle prove documentali di cui si chiede l"esame da parte del collegio (Cass. 16.3.2012, n. 4220).

Inoltre, la corte di Cassazione rileva che tale motivo sarebbe stato da ritenere comunque infondato poiché un fatto può essere qualificato come notorio qualora rientri nelle circostanze conosciute e comunemente note nel luogo in cui abitano il giudice e le parti in causa.

La presunta inveridicità di tale fatto avrebbe potuto essere opposta solo in sede di revocazione e non in sede di ricorso alla Corte di cassazione, pertanto il primo motivo del ricorso veniva rigettato.

Con riguardo al secondo motivo di ricorso, il ricorrente lamentava la violazione e la falsa applicazione dell"artt. 2043 c.c. (risarcimento per fatto illecito) e dell"art. 14 c.d.s., ritenendo che in materia di strade la pubblica amministrazione sia gravata da obblighi di manutenzione e di controllo dei quali deve rispondere in prima persona in caso di sinistro.

La corte di Cassazione rilevava che l"insidia stradale non integra un concetto giuridico, bensí, un mero stato di fatto oggettivamente invisibile e imprevedibile, che evidenzia una situazione di c.d. pericolo occulto.

Su tale elemento, il giudice è chiamato ad un accertamento in concreto circa la sussistenza di tutti gli elementi che caratterizzano l"art. 2043 c.c.

La concreta possibilità che l"utente possa percepire e, quindi, prevedere con l"ordinaria diligenza il pericolo presente sulla strada, vale altresì ad escludere la configurabilità dell"insidia e, di conseguenza, anche della responsabilità della pubblica amministrazione per difetto di manutenzione della strada pubblica (Cass. 13.7.2011, n. 15375).

Il ricorrente non ha fornito la prova della non visibilità della grata in condizione di luce e di visibilità ottimali, pertanto tale circostanza sembrava sufficiente, da un lato, ad escludere il nesso di causalità tra il sinistro in oggetto e la presenza della grata sulla strada e, dall"altro, ad integrare gli estremi della colpa nella condotta del ciclista, il quale avrebbe potuto percepire ed evitare l"ostacolo posto sulla carreggiata.

La   Suprema Corte ha inteso porre l"accento sulla condotta della vittima, sottolineando come il comportamento colposo dell"utente della strada sia idoneo ad interrompere il nesso eziologico tra la causa del danno e il danno stesso, escludendo in tal modo qualsiasi forma di responsabilità della pubblica amministrazione.

La sentenza n. 11946/2013 della Corte di cassazione si esprime sul delicato rapporto eziologico esistente tra l"insidia stradale e la responsabilità della pubblica amministrazione.

La   Suprema Corte ha evidenziato come la semplice presenza di una possibile fonte di pericolo non sia di per sé idonea ad integrare la responsabilità dell"ente territoriale, tuttavia, nel caso di specie, rimane viva l"impressione di una pronuncia fortemente, e forse eccessivamente,  garantista nei confronti del Comune.



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