Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Marena Teodoro - 2014-03-16

LIQUIDAZIONE DEI CONSORZI CON ATTIVITA' ESTERNA - Teodoro Marena

DISCIPLINA APPLICABILE ALLA LIQUIDAZIONE DEI CONSORZI CON ATTIVITA' ESTERNA

Le cause di scioglimento del consorzio sono disciplinate dall"art. 2611, a mente del quale il contratto di consorzio si scioglie:

1) per il decorso del tempo stabilito per la sua durata;

2) per il conseguimento dell'oggetto o per l'impossibilità di conseguirlo;

3) per volontà unanime dei consorziati;

4) per deliberazione dei consorziati, presa a norma dell'articolo 2606, se sussiste una giusta causa;

5) per provvedimento dell'autorità governativa, nei casi ammessi dalla legge;

6) per le altre cause previste nel contratto.

Oltre le cause di scioglimento indicate nel testo dell'art. 2611, occorre tener conto di altre vicende che potrebbero, eventualmente, determinare lo scioglimento, si tratta di eventi che possono riguardare anche un solo consorziato, come il recesso, l'esclusione, la risoluzione giudiziale del rapporto, qualora la partecipazione che viene a mancare sia essenziale e provochi l'impossibilità di conseguire l'oggetto[1].

Deve ritenersi implicito nella norma anche il venir meno della pluralità dei consorziati e per i consorzi con attività esterna il fallimento[2].

In caso di fallimento del consorzio con attività esterna, la Corte di Cassazione[3] ha affermato che il curatore del fallimento di un consorzio con attività esterna non è legittimato ad esercitare, nei confronti degli amministratori del consorzio, l'azione di responsabilità eventualmente spettante a coloro che vantino pretese creditorie a valere sul fondo consortile e lamentino l'incapienza di questo, ovvero abbiano subito danni diretti per essere stati fuorviati dalla violazione dei criteri legali che presiedono alla redazione della situazione patrimoniale del consorzio, restando questa un'azione risarcitoria individuale nella titolarità di ciascun singolo creditore nei confronti dell'amministratore del consorzio, che è soggetto diverso dal fallito, e che non è, egli stesso, fallito. Invero, i consorzi, pur quelli con attività esterna, costituiscono enti ben diversi dalla società per azioni, sia dal punto di vista strutturale, sia per le finalità in relazione alle quali operano, e sia per il modo di essere della loro base economico-finanziaria, con conseguente impossibilità di un'applicazione analogica dell'azione di responsabilità dei creditori sociali contemplata dall'art. 2394 cod. civ. e, per l'ipotesi di fallimento, dal successivo art. 2394-bis cod. civ.

L"art. 2611 c.c. nulla dispone circa il procedimento di liquidazione del consorzio, mentre, il comma secondo dell"art. 2612, applicabile solo ai consorzi con attività esterna, dispone che sia depositato per l"iscrizione nel registro delle imprese un estratto del contratto di consorzio, il quale indichi in particolare (n.5) le norme relative alla liquidazione dell"ente.

A sua volta, la Relazione del Guardasigilli al Re afferma che "il problema non può sorgere se non in quanto il consorzio abbia un"attività esterna essendo sufficienti negli altri casi le norme comuni sulla divisione". Si ritiene, allora, che la fase di liquidazione costituisca "una conseguenza inderogabile della destinazione del fondo consortile al soddisfacimento prioritario dei creditori del consorzio, in altre parole della natura di patrimonio autonomo del fondo consortile", propria dunque dei consorzi con attività esterna; e che la fase di liquidazione non sia invece necessaria nei consorzi con attività meramente interna[4].

Nei consorzi con attività esterna, si procederà alla liquidazione nell"osservanza delle regole contrattuali; in mancanza, troveranno applicazione, per analogia, le norme che regolano la liquidazione delle società di persone, in quanto compatibili con la disciplina dei consorzi[5].

Lo svolgimento delle operazioni di liquidazione dell"ente è affidato ai soggetti che ne hanno la rappresentanza, non essendo specificamente prescritta dalla legge la nomina di liquidatori.

Ben possono, tuttavia, venire nominati uno o più liquidatori, sia qualora il contratto espressamente lo preveda, sia, comunque, allorché i consorziati vi provvedano con decisione assunta ai sensi dell"art. 2607 cc; in tal caso, la nomina dei liquidatori deve essere iscritta nel registro delle imprese ai sensi del combinato disposto degli articoli 2612, comma 2, n. 4 e 2613, comma 3, con l"indicazione dei poteri loro attribuiti, in quanto ad essi sia affidato il potere di rappresentanza dell"ente.

Sebbene la legge non contempli espressamente la cancellazione del consorzio con attività esterna dal registro delle imprese, deve ritenersi – ancora in sostanziale analogia con quanto disposto per le società di persone dall"art. 2312 – che, una volta estinte tutte le obbligazioni incombenti all"ente e terminate le operazioni di liquidazione, sia dato adempimento, a cura dei soggetti cui spetti la direzione del consorzio ovvero dei liquidatori, se nominati, alla formalità della cancellazione del consorzio dal registro delle imprese in cui esso era stato iscritto.


[1] BORGIOLI, Consorzi e società consortili, in Tratt. Cicu, Messineo, 3, Milano, 1985, 450

[2] VOLPE, PUTZOLU, I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, in Tratt. Galgano, IV, Padova, 1981, 423; Cass. civ. 16.12.2013 n. 28015 secondo cui "I consorzi con attività esterna, svolgendo attività ausiliaria per conto delle imprese consorziate, costituiscono, nei confronti dei terzi, autonomi centri di imputazione di rapporti giuridici e di responsabilità e, pertanto, attesa la disciplina specificamente dettata dal codice civile, che attiene al sistema di pubblicità legale relativo alla struttura organizzativa (art. 2612), alla rappresentanza in giudizio (art. 2613), al fondo comune (art. 2614) e, soprattutto, alla responsabilità nei confronti dei terzi (art. 2615), nonché il processo di assimilazione alle società per azioni, evincibile dalla parziale estensione della disciplina di dette società (art. 2615 bis, aggiunto dall'art. 4 della legge 10 maggio 1976, n. 377), partecipano della stessa natura degli imprenditori commerciali consorziati e sono assoggettabili a fallimento ai sensi dell'art. 1 legge fall.".

[3] Cass. civ. 03.06.2010 n. 13465.

[4] VOLPE, PUTZOLU, I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, in Tratt. Galgano, IV, Padova, 1981, 424

[5] BORGIOLI, Consorzi e società consortili, in Tratt. Cicu, Messineo, 3, Milano, 1985, 440; VOLPE, PUTZOLU, I consorzi per il coordinamento della produzione e degli scambi, in Tratt. Galgano, IV, Padova, 1981, 425; MARASÀ, Consorzi e società consortili, Torino, 1990, 72.



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