Articoli, saggi, Impresa, società, fallimento -  Mazzon Riccardo - 2014-12-12

LIQUIDAZIONE DI SRL: POTERI DEL TRIBUNALE IN CASO DI INERZIA DEGLI AMMINISTRATORI - Riccardo MAZZON

- il potere del Tribunale nel caso di inerzia da parte degli amministratori

- nel caso in cui l'assemblea non si costituisca o non deliberi, cosa fa il Tribunale?

- in tal caso, il Tribunale adotta proprio le decisioni che l'assemblea avrebbe dovuto deliberare

Se gli amministratori omettono la convocazione dell'assemblea, constatato lo sopraggiungere di una causa di scioglimento - importante ribadire come, dopo la riforma del diritto societario, se gli amministratori omettono di accertare il verificarsi di una causa di scioglimento, il Tribunale può essere adito esclusivamente ai fini di tale accertamento;

"non è ammissibile il ricorso all"autorità giudiziaria per la nomina diretta dei liquidatori senza che vi sia stata la pubblicità costitutiva della causa di scioglimento della società presso il registro delle imprese e la preventiva convocazione dell"assemblea per la nomina di liquidatori, salvo che la causa di scioglimento consista proprio nell"impossibilità di funzionamento dell"assemblea" (Trib. Verona, sez. IV, 16.10.2006, n. 2339, Redazione Giuffrè, 2007 - cfr., amplius, capitoli sedicesimo e diciassettesimo del volume: "LE SOCIETA' A RESPONSABILITA' LIMITATA - ORIENTAMENTI GIURISPRUDENZIALI", CEDAM 2013, Riccardo MAZZON)

soltanto dopo la declaratoria giudiziale della causa di scioglimento, nel caso gli amministratori non convochino l'assemblea per gli opportuni provvedimenti,

"la nomina giudiziale del liquidatore di una società di capitali può essere disposta solo se l'assemblea dei soci sia stata convocata ma non si sia costituita o non abbia deliberato, poiché, ai sensi dell'art. 2487 comma 2 c.c., la nomina del liquidatore deve essere sempre preceduta da un tentativo di stimolo dei poteri decisori dell'assemblea societaria" (Trib. Como 29.7.2004, Redazione Giuffrè, 2004; Gcomm, 2006, 1, 177)

può intervenire il Tribunale, anche nominando i liquidatori, sul presupposto che l'assemblea non si costituisca o non deliberi al riguardo:

"ai sensi della nuova disciplina societaria, a far data dall'1 gennaio 2004, la competenza circa la nomina dei liquidatori di una società di capitali, a differenza di quanto prevedeva il previgente art. 2450, comma 3, c.c., appartiene al tribunale che, ai sensi dell'art. 2485, comma 2, c.c., nell"ipotesi in cui gli amministratori omettano di accertare il verificarsi di una causa di scioglimento e di adottare immediatamente i provvedimenti consequenziali, può essere adito da soci, amministratori e sindaci, esclusivamente per l"accertamento della presenza di una causa di scioglimento. Qualora successivamente alla declaratoria giudiziale della causa di scioglimento gli amministratori non provvedano a convocare l"assemblea (straordinaria) per l"adozione dei provvedimenti idonei a rimuovere la causa di scioglimento o per la nomina dei liquidatori, la nuova normativa (art. 2487, comma 2, c.c.) prescrive che vi provveda il tribunale su ricorso di soci, amministratori o sindaci. Solo qualora, infine, l"assemblea, pur ritualmente convocata, non adotti alcun provvedimento, omettendo tanto di rimuovere la causa di scioglimento quanto di nominare il o i liquidatori, potrà farsi ricorso al tribunale, che provvederà con decreto, quale extrema "ratio" , alla nomina dei o del liquidatore. Da ciò deriva che l'eventuale nomina di liquidatori, vigente la nuova disciplina, sulla base di un ricorso proposto dai soci di una società di capitali al Presidente del tribunale non è affetta da ultra o extrapetizione, trattandosi piuttosto di una decisione che non può essere adottata, di modo che la domanda relativa deve essere rigettata, per consentire alla società ogni valutazione e decisione in ordine alla sua sorte, come prevede il nuovo assetto regolamentare delle società -" (App. Bari, sez. fer., 6.9.2006, Giurisprudenzabarese.it, 2006; Gcomm, 2008, 1, 128)

il tribunale vi provvede su istanza di singoli soci o amministratori, ovvero del sindaco:

"nell"ipotesi in cui si verifichi una causa di scioglimento della società a responsabilità limitata, ciascun socio può adire il tribunale perché nomini un liquidatore al sensi dell"art. 2485, comma 2, c.c., anche se vi sia controversia tra i soci in ordine alla sussistenza della causa di scioglimento. In tale ipotesi, infatti, il tribunale accerta solo "incidenter tantum" e sommariamente la sussistenza della causa di scioglimento della società al solo fine di provvedere alla nomina di un liquidatore, fatta salva la possibilità di ciascun interessato di adire successivamente il tribunale in via ordinaria per sentir accertare l"inesistenza della causa di scioglimento e revocare il decreto emesso dal tribunale" (App. Bologna 31.5.2006, CM, 2006, 8-9, 989).

Inoltre, nel caso in cui l'assemblea non si costituisca o non deliberi, adotta, al posto dell'assemblea, con decreto,

"il decreto di nomina del liquidatore di una società di capitali, emesso ai sensi dell'art. 2487 c.c., non è suscettibile di ricorso per cassazione, neppure a norma dell'art. 111 Cost., trattandosi di provvedimento non definitivo, come risulta dalla circostanza che, ai sensi del comma 4 della citata disposizione, il liquidatore può essere revocato dall'assemblea o, in presenza di una giusta causa, dal tribunale" (Cass. civ., sez. I, 29.5.2009, n. 12677, GCM, 2009, 5, 854)

le decisioni che quest'ultima avrebbe dovuto deliberare (ma vedi, per una diversa opinione, non condivisibile, la seguente pronuncia:

"l'indicazione dei criteri in base ai quali deve svolgersi la liquidazione di società di capitali non rientra tra i poteri attribuiti dalla legge al tribunale in sede di nomina dei liquidatori)" (Trib. Roma 20.1.2006, FI, 2006, 10, 2954; FI, 2006, 10, 2953).



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