Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Redazione P&D - 2015-07-21

LITALIA DEVE REGOLARE LE UNIONI OMOSEX – Cedu, 12.7.2015, case 18766/1, Oliari e al. V. Italia

Il giudizio è stato emesso all'unanimità nell'ambito del caso sollevato da Oliari e altri contro l'Italia. Si tratta di tre coppie omosessuali, guidate da di Enrico Oliari, presidente di Gaylib, l"associazione nazionale dei gay liberali e di centrodestra, che hanno fatto ricorso a Strasburgo contro l'impossibilità di vedersi riconoscere in patria l'unione.

L"Italia ha violato il diritto al rispetto della vita privata e familiare di tre coppie omosessuali (articolo 8 della convenzione europea dei diritti umani), che da anni vivono insieme in una relazione stabile. E per questo dovrà a ognuno di loro 5mila euro di risarcimento per danni morali. A deciderlo all"unanimità è stata la Corte europea dei diritti umani (Cedu) di Strasburgo che ha condannato l"Italia, ritenendo che "la tutela legale attualmente disponibile" nel nostro Paese "per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di due persone impegnate in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile".

"La Corte ha considerato che la tutela legale attualmente disponibile in Italia per le coppie omosessuali non solo fallisce nel provvedere ai bisogni chiave di una coppia impegnata in una relazione stabile, ma non è nemmeno sufficientemente affidabile", si legge in una nota della Corte. La condanna riguarda una violazione dell'articolo 8 - il diritto al rispetto per la vita privata e familiare - della Convenzione europea dei diritti umani.

Scrive ancora la Corte:

Le coppie omosessuali "hanno le stesse necessità di riconoscimento e di tutela della loro relazione al pari delle coppie eterosessuali. Per questo l'Italia e gli Stati firmatari della Cedu devono rispettare il loro diritto fondamentale ad ottenere forme di riconoscimento che sono sostanzialmente allineate con il matrimonio. L'Italia è l'unica democrazia occidentale a mancare a questo impegno ed è stata quindi condannata per violazione dell'art. 8 della Convenzione [...]".

La Corte, pur non imponendo vincoli sullo strumento da individuare – non parla esplicitamente di matrimonio, ad esempio – richiede di individuare, come spiegano gli avvocati delle coppie, "una forma istituzionalmente definita" per riconoscere le unioni tra persone dello stesso sesso. La sentenza di oggi diverrà definitiva tra 3 mesi se i ricorrenti o il governo non chiederanno e otterranno un rinvio alla Grande Camera per un nuovo esame della questione.

La sentenza di oggi della Corte di Strasburgo diverrà definitiva tra 3 mesi se i ricorrenti o il Governo non chiederanno e otterranno un rinvio alla Grande Camera per un nuovo esame della questione. La condanna arriva dopo diverse determinazioni del Parlamento europeo in materia, l'ultima del giugno 2015, quando l'Europarlamento ha approvato una relazione in cui si chiede di riconoscere i diritti delle famiglie gay. Non è la prima volta che la Corte europea dei diritti dell'uomo, che non è un organismo dell'Unione europea, emette sentenze su questa materia: nel 2013 aveva condannato la Grecia per aver escluso le coppie dello stesso sesso dalle unioni civili.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati