Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Campagnoli Maria Cristina  - 2014-06-30

LO STATUS DI SEPARAZIONE NON ESCLUDE LA CESSAZIONE DEGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO - M.C. CAMPAGNOLI

TRIBUNALE DI MILANO - SEZ. IX CIVILE, ORDINANZA 20 MARZO 2014

IL GIUDIZIO D"APPELLO SULLE QUESTIONI ACCESSORIE ALLO STATUS DI SEPARAZIONE PERSONALE DEI CONIUGI NON ESCLUDE LA RADICABILITA" DEL PROCEDIMENTO DI CESSAZIONE DEGLI EFFETTI CIVILI DEL MATRIMONIO (Maria Cristina Campagnoli)

Il fatto – Avverso la sentenza ritualmente emessa dal Tribunale di Milano (passata in giudicato limitatamente alla sola pronuncia di separazione), una parte promuoveva appello con riferimento alle statuizioni in punto di mantenimento nonché in punto di espatrio del minore. Tuttavia, in pendenza del giudizio di gravame veniva radicata domanda di divorzio.

Giudizio di divorzio in pendenza del processo d"appello sulle questioni accessorie allo status di separazione – Anzitutto, la pronuncia si sofferma sull"ammissibilità del procedimento di cessazione degli effetti civili del matrimonio nonostante il passaggio in giudicato della sentenza di separazione personale limitatamente allo status. Richiamando, infatti, precedenti orientamenti (tra di loro univoci), il Supremo Consiglio ha chiarito che la pendenza del giudizio di impugnazione sulle statuizioni di carattere "collaterale" proprie di un procedimento di separazione personale dei coniugi non impedisce la proponibilità dell"azione di divorzio; trattasi, invero, di capi autonomi della stessa sentenza, assoggettabili, in quanto tali, all"applicazione generale dell"art. 329 comma 2, c.p.c. in tema di impugnazione parziale e conseguente acquiescenza su parti non impugnate (cfr., ex plurimis, Cass. Civile, Sez. I, 06 febbraio 2003, n. 1743; Corte d"Appello di Roma, 29 settembre 2003, n. 4100; Tribunale di Napoli, 10 dicembre 1998).

Sulle statuizioni concernenti il mantenimento della moglie e del figlio minore – Passando al merito dei "punti" oggetto di gravame, qualche osservazione viene riservata all"audizione del minore, adempimento recentemente introdotto sebbene scarsamente utilizzato nelle prassi giudiziarie. In proposito, viene – nuovamente – ribadita la sua esclusione, non solo in considerazione della tenera età del minore stesso ma, anche, in virtù del fatto che il contendere attiene alle sole questioni economiche. Una scelta, quest"ultima, fatta – peraltro – propria dal legislatore con il D.Lgs. 28 dicembre 2013, n. 154 ("Revisione delle disposizioni in materia di filiazione, a norma dell"art. 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219"), il quale – ritoccando l"art. 371 c.c. (in tema di minore sotto tutela) ha deciso di contemplare l"audizione solo con riferimento alle questioni di vita del bambino, ritenendo – perciò – contraria all"intenzione del minore medesimo l"audizione in processi che vertano esclusivamente su mere questioni di carattere economico/patrimoniale (art- 336-bis c.c.).

Sugli accordi in tema di diritto di visita e sui rapporti con gli ascendenti – Infine, seppure non per importanza, un ulteriore punto di rilievo rinvenibile nella pronuncia de qua, attiene alla regolamentazione del diritto di visita e, in particolare, alla regolamentazione dei rapporti tra nipote ed ascendenti. Sul punto necessita ricordare che il sopra richiamato D.Lgs. n. 154/2013 ha, nello specifico, riservato in modo elettivo al Tribunale per i Minorenni la competenza a pronunciarsi sul diritto di visita degli ascendenti, conferendo loro diretta legittimazione attiva. Non va, del resto, dimenticato che, anche nella realtà attuale - in cui l"idea di famiglia si é vieppiù rarefatta - l"immagine dei nonni non ha, comunque, perduto il suo indelebile smalto (quale nucleo portante di tradizioni ed insegnamenti elaborati con l"esperienza degli anni).



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