Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Colpo Elide - 2013-12-04

L'OBBLIGO DI CUSTODIA: PRESTAZIONE PRINCIPALE O STRUMENTALE- Cass. civ. n. 26353/2013- Elide COLPO

Con sentenza n. 26353/2013, la terza sezione civile della Corte di Cassazione ha trattato l'obbligo di custodia con riferimento al contratto di deposito, di cui costituisce la prestazione principale, e nel caso in cui ha natura accessoria e strumentale rispetto all'esecuzione di una obbligazione principale.

Nella controversia una società conveniva in giudizio due società chiedendone la condanna, in via solidale od alternativa, al risarcimento dei danni subiti per due furti verificatisi presso due supermercati, mediante prelievo dalla cassaforte (o cassa continua), di cui ciascun punto vendita era dotato, dell'incasso giornaliero. Ciò, previo accertamento dell'inadempimento delle obbligazioni assunte con il contratto, avente ad oggetto il servizio di prelievo e relativa custodia degli incassi giornalieri di alcuni supermercati di sua proprietà, fra i quali quelli in oggetto; incassi da trasportarsi presso istituto bancario convenzionato. Veniva precisato che le casseforti in cui era immesso il denaro erano dotate di chiavi e combinazioni conosciute unicamente da personale della società M. e che, in entrambi i casi, esse non presentavano, dopo il furto, alcun segno di scasso o di effrazione.

Le società convenute si costituivano in giudizio chiedendo il rigetto delle domande. In particolare, una società eccepiva la propria carenza di legittimazione passiva, mentre l'altra contestava la sussistenza dell'inadempimento contrattuale e chiedeva di essere autorizzata a chiamare in causa il proprio assicuratore a scopo di manleva. Quest'ultimo, costituitosi, faceva proprie le difese di merito della propria assicurata.

Il Tribunale dichiarava la carenza di legittimazione passiva in capo ad una società e, ritenuta sussistente la violazione dell'obbligo di custodia da parte dell'altra, la condannava al risarcimento dei danni in favore dell'attrice, accogliendo, nel contempo, la domanda di manleva proposta dalla convenuta nei confronti della terza chiamata. A diversa conclusione perveniva la Corte d'Appello che, investita dell'Appello proposto dalla Assicurazione, rigettava la domanda proposta dalla società.

Proposto il ricorso per Cassazione, la terza sezione civile, non condividendo le conclusioni raggiunte dalla Corte di merito che aveva fondato la sua decisione sull'assunto che la società M. non aveva assunto alcun obbligo di custodia del denaro contenuto nelle casseforti, premette il seguente principio: "l'obbligazione di custodire non è esclusiva del deposito, ma può derivare anche da altre fonti, contrattuali e non, e presentarsi come obbligo autonomo o in collegamento accessorio o strumentale ad altri obblighi."

Precisa inoltre la Corte di Cassazione come "ciò che caratterizza il deposito è che l'obbligazione di custodire si inserisce nella causa del contratto e ne costituisce l'unica prestazione qualificatrice (Cass. 23.1.1988, n. 430). Il che vuol dire che nel deposito la custodia è essa stessa la prestazione principale, a differenza delle ipotesi, nelle quali accede necessariamente a tale prestazione. Si è peraltro affermato che, tanto nell'ipotesi in cui l'obbligo di custodia ha natura accessoria e strumentale rispetto all'esecuzione dell'obbligazione principale, quanto nell'ipotesi in cui è l'effetto tipico del contratto (art. 1766 c.c.) la diligenza da prestare è sempre quella del buon padre di famiglia. Il relativo modello non è fisso, ma variabile in rapporto alle concrete modalità di custodia riferite alla natura dell'attività esercitata dal custode, alla qualità della cosa ed alle specifiche circostanze (v. anche Cass. 10.3.2009 n. 5736; Cass. 24.5.2007 n. 12089; Cass. 6.7.2006 n. 15364; Cass. 12.4.2006 n. 8629; Cass. 1.7.2005 n. 14092; Cass. 19.7.2004 n. 13359). "

Premessi tali principi, la Corte di Cassazione esamina la fattispecie concreta oggetto del giudizio rilevando come: "Il contratto concluso fra le parti è un contratto di trasporto e custodia valori. Ma a questo contratto accede altra obbligazione - quella della custodia delle chiavi - che si fonda sulla causa del deposito e che, partecipando della natura reale del contratto di deposito, si perfeziona con la traditio appunto delle chiavi di apertura delle casseforti al depositario che le detiene - circostanza questa pacifica - in via esclusiva, unitamente ai codici di apertura delle casseforti.

In questo senso è interessante ricordare che la giurisprudenza di legittimità si è già pronunciata in una fattispecie che presenta punti di contatto con la vicenda in oggetto affermando che, nell'ipotesi in cui un cliente consegni le chiavi di un autoveicolo al vetturiere dell'albergo dove alloggia, con tale atto, che integra l'affidamento del veicolo e non la presa in consegna delle chiavi e dell'autoveicolo a titolo di cortesia, si perfeziona un ordinario contratto di deposito, dal quale scaturiscono le relative obbligazioni a carico delle parti del rapporto. Le chiavi costituiscono, infatti, soltanto il mezzo attraverso il quale si è concretizzata la consegna dell'autovettura, e non l'oggetto principale del contratto di deposito. Ed è da tale consegna che è scaturito, appunto, l'obbligo di custodia del veicolo (e delle stesse chiavi) (Cass. 12.3.2010 n. 6048).

Nel caso in esame, da un lato, vi è l'obbligazione tipica di custodia dei valori da parte di M. dal momento di apertura delle casseforti e per tutta la durata del trasporto, ma dall'altro vi è un obbligo di custodia delle chiavi e delle combinazioni di apertura delle casseforti che nasce dal momento della consegna delle stesse a M. che le detiene in via esclusiva: obbligo, però, che si estende - proprio per le concrete modalità di custodia (con dotazione in via esclusiva delle chiavi di apertura delle casseforti, conoscenza anch'essa esclusiva delle combinazioni di apertura che potevano essere variate discrezionalmente da M.) - ai valori, una volta immessi nelle casseforti.

Ed allora è evidente l'applicabilità dell'art. 1780 c.c. che, per il caso della sottrazione della cosa depositata, ripete la regola stabilita dall'art. 1218 c.c.. Per ottenere la liberazione il depositario è tenuto a fornire la prova che l"inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile. La prova liberatoria verte non tanto sulla diligenza quanto sul fatto che ha causato l'evento; la prova sulla diligenza può rilevare sotto il profilo dell'evitabilità del fatto mediante lo sforzo diligente esigibile secondo il modello del buon padre di famiglia. Pertanto, il depositario non si libera della responsabilità provando di avere usato nella custodia della cosa la diligenza del buon padre di famiglia, ma deve, a questo fine, provare che l'inadempimento è dipeso da causa a lui non imputabile (fra le varie Cass. 10.3.2009 n. 5736).

Le cause di non imputabilità vanno individuate in base alla valutazione della diligenza usata dal depositario nell'adempimento della prestazione di custodia. La giurisprudenza ha richiamato in proposito i concetti di inevitabilità ed adeguatezza, affermando la responsabilità quando il depositario non dimostri di avere adottato tutte le misure di protezione richieste dal caso. Tra i fatti non imputabili rientrano quelli che risultino evitabili solo con costi umani o economici talmente elevati da non potere essere richiesti ad un debitore che sia tenuto a comportarsi con la diligenza del buon padre di famiglia."



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