Legislazione e Giurisprudenza, Obbligazioni, contratti -  Tessier Margherita - 2014-04-11

LOCAZIONE: CANONE SIMULATO E ABUSO DI DIRITTO- Cass. ord. n. 37/2014 - Margherita TESSIER

LOCAZIONE: CANONE SIMULATO E ABUSO DI DIRITTO

Con l"ordinanza n. 37 del 2014 la Corte di cassazione ha rimesso alle Sezioni Unite la seguente questione: se è lecito un canone più alto stabilito in diversa scrittura privata rispetto al contratto originario registrato. La normativa di riferimento è l"art 13 delle L. n. 431 del 1998 che statuisce la nullità di ogni pattuizione volta a determinare un importo del canone di locazione superiore a quello risultante dal contratto scritto e registrato.

Precedentemente la Corte di Cassazione con la pronuncia n. 16089 del 2003 affermava che la nullità era tale quella che colpiva la pattuizione avvenuta durante il rapporto di locazione e quindi un accordo successivo alla stipula del contratto di locazione originario. Ciò in quanto vige il principio dell"invariabilità del canone originariamente stabilito per tutta la durata del contratto salvo le variazioni secondo  gli indici Istat. Tale pronuncia non si riferiva alla simulazione relativa riguardo all"ammontare del canone, ma, appunto, intendeva colpire la stipula avvenuta durante il rapporto locatizio, di un corrispettivo maggiore rispetto a quello risultante dal contratto originario.

La Cassazione con la citata ordinanza ha preso in considerazione il c.d. abuso del diritto, principio elaborato dalla giurisprudenza comunitaria e recepito nel nostro ordinamento, che si traduce "in un principio generale antielusivo il quale preclude al contribuente il conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l"uso distorto, pur se non contrastante con alcuna specifica disposizione, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un"agevolazione o un risparmio di imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l"operazione, diverse dalla mera aspettativa di quei benefici" (Cass. n. 10981/2009). In poche parole, perciò, non è possibile trarre benefici da operazioni che siano compiute al solo fine di ottenere vantaggi fiscali.

Per questa ragione la Corte di Cassazione, pertanto, considerando tutti tali aspetti ha rimesso  la questione alle Sezioni Unite per dirimere la controversia che presenta argomenti di non facile soluzione.

A parere di chi scrive è necessario non confondere i due aspetti: da un lato vi è una volontà delle parti simulata (relativa all"ammontare del canone) e dall"altro vi è un obbligo fiscale eluso.

La vicenda in oggetto deve essere analizzata dal punto di vista della reale volontà delle parti le quali hanno  stipulato un contratto di locazione con canone inferiore a quello reale  per evitare di pagare maggiori oneri fiscali e contestualmente hanno stipulato un diverso accordo non registrato in cui le stesse parti convenivano, per la locazione dello stesso immobile, il canone effettivo  maggiore di quello dichiarato simulato. Vi è da sottolineare, infatti, che la pattuizione vietata è quella successiva, quella che avviene nel corso del rapporto locatizio.

Differente, pertanto, appare il caso di specie, in quanto sono stati stipulati in contemporanea due accordi ed è così che "entra in gioco" l"istituto della simulazione quanto rappresentante la reale volontà delle parti.

L"autonomia contrattuale inoltre è principio fondamentale dell"ordinamento giuridico ex art 1322 cod. civ. che consente ai privati di autoregolamentare i propri interessi personali.

Nel caso di specie le parti hanno voluto utilizzare l"istituto della simulazione per evitare di pagare oneri fiscali maggiori. La conseguenza giuridica della nullità, a parere di chi scrive, appare eccessiva e non proporzionata alla fattispecie in quanto non tiene conto dell"autonomia contrattuale delle parti e soprattutto della simulazione. Inoltre la elusione fiscale del resto ex art 10 della L. n. 212 del 2000 c.d. "Statuto del contribuente" statuisce che la nullità non può essere conseguenza delle violazioni tributarie.



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