Changing Society, Intersezioni -  Pant√® Maria Rosa - 2013-10-06

L'ONDA BRUNA – Maria Rosa PANTÉ

Caron dimonio, con occhi di bragia
loro accennando, tutte le raccoglie,
batte col remo qualunque s"adagia.

Come d"autunno si levan le foglie
l"una appresso de l"altra, fin che "l ramo
vede a la terra tutte le sue spoglie,

similemente il mal seme d"Adamo
gittansi di quel lito ad una ad una,
per cenni come augel per suo richiamo.

Così sen vanno su per l"onda bruna,
e avanti che sien di là discese,
anche di qua nuova schiera s"auna.

Pensando a quel cimitero che sta diventando il Mediterraneo tra l'Africa e la Sicilia,

pensando ai morti allineati come a riposare infine sulla spiaggia,

pensando agli scafisti bestiali, alle leggi ancora più bestiali che cercano di tenere lontani gli "altri", pensando che non finisce mai perché le ecatombi ci furono, ci sono e, temo, ci saranno,

pensando alle mani pietose che accolgono.

Pensando infine che ci saranno sempre le migrazioni, mi è parso che solo Dante potesse dire qualcosa senza retorica.

Caronte, il traghettatore, che è un demonio.

L'inferno, perché per chi fugge, la fuga è salvezza, ma è anche un inferno.

L'onda bruna del mare.

Il mal seme d'Adamo, io l'intendo qui come chi è nato sulla sponda "sbagliata" almeno per ora. Un tempo noi Italiani stavamo dalla parte sbagliata del mare. Ora sono loro, in futuro non si sa.

E poi silenzio.



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