Changing Society, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2017-04-10

Lorco in canonica di Paolo Cendon (ed. Marsilio 2016) - Ivana Rossi

In un Paese dove reca la data di pochi giorni fa la sentenza di assoluzione di uno stupratore perché la vittima ha detto solo "Basta", ma non ha urlato, un libro come "L"orco in canonica" del Professor Paolo Cendon cade a fagiolo.

Anzi, il primo romanzo del Padre del cd. danno esistenziale, in un Paese dove solo un mese fa è salita agli onori della cronaca -per esser stata emessa dopo venti anni -una sentenza di assoluzione relativa allo stupro di una bimba che all"epoca dei fatti aveva solo sette anni, appare come un indispensabile monito.

Se, infatti, le vicende narrate in film recenti come "Il caso Spotlight" (sulla sistematica copertura da parte della Chiesa di Boston degli abusi perpetrati dal clero locale) o  risalenti come quelle di "Schegge di Paura" (dove un giovanissimo Edward Norton si cala magnificamente nei panni di un chierichetto abusato che diventa il carnefice del suo aguzzino) ci appaiono cinematograficamente lontane, il romanzo di Paolo Cendon sembra voler rammentarci quanto, invece, vicine e a noi prossime possano essere simili vicende .

La vicenda, infatti, prende spunto da un fatto realmente accaduto ed è ambientata nella provincia italiana, in un piccolo centro nel pavese volutamente poco tratteggiato proprio a sottolineare come l"accaduto potesse verificarsi verosimilmente a Aosta come a Palermo; così anche la scansione temporale è precisa, ma non netta proprio a sottolineare che fatti del genere possono essere accaduti, accadono e accadranno in qualsiasi tempo . Quasi a dirci che la protagonista del romanzo avrebbe potuto essere anche una di noi : Anna potrebbe essere la nostra migliore amica, nostra sorella, la vicina di casa che ogni giorno incontriamo sul nostro stesso pianerottolo. Anna siamo noi perché ciò che è accaduto a Anna poteva accadere a noi.

Non limitiamoci dunque a vedere soltanto, ma guardiamo attentamente chi ci circonda; non fermiamoci a sentire, ma ascoltiamo e sforziamoci di capire anche ciò che viene detto tra le righe, finanche ciò che viene solo accennato, arriviamo a interpretare un silenzio eloquente affinché non ci sia più un"altra Anna.

Diviso in sei parti (Il percorso, Manovre, Il buio, La memoria, La Giustizia, Venezia) il romanzo rievoca gli abusi sessuali subiti dalla protagonista , Anna, da parte del locale parroco – Don Fulvio – nel periodo successivo alla prima Comunione e fino a dopo la Cresima in la bambina era solita frequentare la parrocchia.

Come nell"ultima parte del romanzo Cendon ci porta in giro per il centro di Venezia fra l"ex Ponte dei Giocolieri, il Ponte dell"Olio e Piazza San Marco, così l"Autore ci conduce e ci guida fra i ricordi della vittima abusata ricostruendo una vicenda dove sofferenza e dolore si mescolano a un"omertà sconfinante in un"indifferenza profonda quanto colpevole.

E" interessante notare come l"aspetto ed i profili giuridici della vicenda - cui pure è dedicata una sezione specifica (La Giustizia) del libro – sono sì importanti, ma non centrali. Sicuramente l"addetto ai lavori, l"operatore del diritto, leggendo il romanzo non può fare a meno di riflettere ed interrogarsi sulle questioni giuridiche sottese alla vicenda e sulle possibili soluzioni affinché fatti del genere vengano evitati o almeno puniti proporzionalmente ( come ad esempio l"allungamento della prescrizione per alcuni gravi reati, la codificazione di nuove figure di danno o di responsabilità in capo allo Stato). Se un processo dura venti anni, non basta che prima di leggere la relativa sentenza il Giudice si scusi, ma è necessario istituire una responsabilità personale ed erariale per chi ha permesso tali lungaggini o, forse meglio, una responsabilità di tutto l"apparato statale per non aver condotto e reso una buona amministrazione della Giustizia ex art. 97 Cost.

Seppure importanti e rilevanti nell"economia del romanzo tali risvolti sembrano però porsi come questioni volutamente da lasciare ai Principi e alle Regine del Foro. All"Autore - che pure dei tecnicismi giuridici è sommo iuris peritus – preme far entrare il lettore nell"animo, nel corpo e nella testa della protagonista, esemplificare plasticamente con immagini dure ma indispensabili il calvario di questa bambina che per spirito di sopravvivenza dimentica gli abusi subiti, li rimuove per spirito di conservazione fino a quando il suo corpo, ormai saturo, li vomita inconsapevolmente attraverso fenomeni psicosomatici che solo ad un occhio attento ed allenato possono mostrarsi palesi e , infine, li ricorda per poi denunciarli con l"aiuto e il supporto del suo Professore di diritto civile che la segue nella stesura della tesi di laurea.

Non è un caso che nel romanzo la primissima psicologa con cui Anna entra in contatto si chiami Aurora: non occorre essere Freud per spiegare un simbolismo neppure troppo velato che vede nella figura della psicologa l"inizio di una rinascita e di una guarigione seppur lenta e dolorosa per la protagonista; così come l"Autore , fin dall"inizio, sottolinea e svela il doppio significato del titolo del primo capitolo del romanzo . Si tratta di un "percorso" duplice: dal punto di vista soggettivo perché da un lato è quello che fa la protagonista, ma è anche quello che fa anche il lettore che ne ripercorre la vicenda ; dal punto di vista oggettivo perché è il percorso spirituale ("un appendice al corso di catechismo")tramite cui della piccola Anna viene ingannata la buona fede e carpita la fiducia, ma è anche e soprattutto il percorso che -ormai in procinto di laurearsi - Anna fa col suo relatore per uscire da un incubo che più volte le è parso senza fine. Ma affinché ci sia un nuovo inizio, deve necessariamente esserci una fine.

La laurea, dunque, non solo come un pezzo di carta o la fine di un percorso di studi, bensì come una nuova alba per Anna, un nuovo punto di partenza dopo esser nuovamente discesa agli Inferi  per riportare – tramite la terapia psicanalitica -alla luce gli abusi subiti da parte di Don Fulvio e avere in primis una giustizia terrena (sebbene grazie alla legge ex Cirielli seppur per pochi giorni la Cassazione ha dovuto dichiarare prescritto il reato e non tradurre in carcere il prete pedofilo).

E" singolare infatti che chi doveva illustrare alla piccola Anna i Misteri di Dio, chi doveva insegnarle preghiere e canti religiosi, chi doveva indicarle cosa fare per non meritare l"Inferno, all"Inferno ce la porti proprio facendole vivere un"infanzia costellata e segnata irreparabilmente da abusi sessuali che avranno poi nell"età adulta notevoli ricadute sulla sua sessualità e sua affettività .

Più diminuiva "lo spazio per le parabole" tra la piccola Anna e Don Fulvio e più aumentava l"abisso di indicibile orrore e violenza in cui la protagonista veniva gettata. Cendon descrive lo stato di prigionia sia fisica che psicologica cui Don Fulvio aveva ridotto la piccola Anna ricorrendo alla metafora di un passerotto assediato da un gabbiano : "Un grosso volatile era planato dall"alto, un gabbiano le sembrava, scendendo dietro un gruppo di passeri che beccavano assorti fra le pietre : pian piano si era avvicinato. Con uno scatto aveva allungato il collo, afferrando uno degli uccellini nel becco, stringendolo in una morsa senza uscita; pago del bottino si era volto ad aprire le ali, sbattendole lentamente nel prendere l"aria (…)Era lei quel passerotto si era detta, tra le fauci ormai di qualcuno, sfuggire al quale era difficile".

Molto più che difficile; per molto tempo è stato impossibile sfuggire a quell"assedio silente quanto ficcante, nonostante la bimba avesse cercato e chiesto aiuto a soggetti che, come Don Fulvio, nel suo immaginario si stagliavano come figure di riferimento, ma che ben presto non si sarebbero dimostrate né di accudimento né di conforto.

Vengono così delineate le figure di personaggi quali Don Crispino, la maestra di religione, Rocco ( un altro minore abusato da Don Fulvio insieme ad Anna)che ben presto si rivelano alla protagonista come altrettanti carnefici, stretti a Don Fulvio in un consorzio criminale che, teso a proteggere se stessi, i propri interessi economici e di carriera, relegava Anna al ruolo di giustificabile vittima.

Si staglia qui il tema centrale del romanzo che è quello della fiducia violata.

Nonostante confidi e denunci gli abusi subiti alla maestra di religione e al superiore di Don Fulvio, Don Crispino, entrambi questi soggetti tacciono in un omertoso silenzio che spiana ulteriormente la strada a Don Fulvio e che gli permetterà di perpetuare ancora a lungo la spregevole condotta ai danni di Anna , sicuro della connivenza del superiore e della maestra, di certo più preoccupati di nascondere la loro tresca che di proteggere una bambina.

Anna, infatti, è una bambina tradita dalle persone che avevano il compito e la vocazione di aiutarla, di comprenderla, di proteggerla. Come ogni bambino è portato a fare, Anna si affida ciecamente a Don Fulvio, alla maestra Arneri e a Don Crispino fiduciosa che in loro troverà quell"accoglienza che la Chiesa – data anche l"esperienza svolta dalla propria famiglia nel sociale e soprattutto nella parrocchia – per lei rappresenta.

Ma Don Fulvio, l"Arneri e Don Crispino non rappresentano quel "porto sicuro" che fuori dalla famiglia un bimbo deve trovare nella scuola e in altri contesti di aggregazione e socialità. E se a un bimbo si toglie la fiducia di affidarsi a figure di riferimento, se un minore è privato di quello sguardo accogliente che determinate figure gli devono fisiologicamente, se l"accudimento che inconsciamente un bimbo richiede e si attende viene negato e addirittura si traduce in violenza e abuso sessuale, è logico che non solo il corpo, ma anche la psiche di quel bambino saranno seriamente ipotecate. Se è vero che - per un corretto sviluppo - ad un bimbo occorre fornire solide radici affinché si erga stabile sulle proprie gambe e possa spiccare il volo verso l"età adulta, il romanzo è la dimostrazione di come tutto ciò ad Anna sia mancato.

Addirittura la protagonista viene "tradita" anche da Rocco, il coetaneo che si aggiungerà ad Anna quale vittima di Don Fulvio. Parafrasando le sacre scritture Rocco tradirà Anna tre volte : da vittima insieme a Anna delle violenze di Don Fulvio si trasformerà in un ulteriore carnefice di quest"ultima , quando la costringerà ad avere un rapporto sessuale nei bagni della scuola frequentata da entrambi; non testimonierà mai a favore di Anna durante il processo e, infine, addirittura negherà gli abusi cercando di far apparire al processo la giovane come una persona disturbata (nel migliore dei casi) o bugiarda (nel peggiore).

Poche, ma essenziali ed esaustive, le parole con cui Cendon tratteggia ciascuno dei personaggi che deludono Anna : la mastra Arneri, "una foglia al vento, un"opportunista", preoccupata solo del rinnovo del suo contratto di insegnamento; Don Crispino un "essere" – si badi come l"Autore non lo chiami "persona" ! – "dominato dalla paura degli scandali" per evitare i quali e metter tutto a tacere aveva preferito immolare Anna come agnello sacrificale sull"altare del "buon nome della parrocchia" e dell" onore della Chiesa; Rocco, un"" appendice " di Don Fulvio e quest"ultimo che ad Anna bambina pareva avere "il potere di soggiogare chiunque".

E" evidente che Anna sia migliore della Chiesa che questa gente rappresenta e a riprova di ciò anche il fatto che ella durante il processo non sia animata da un desiderio di vendetta, ma solo di giustizia. Cristiana molto più di coloro che dovevano esserlo per status o dovere, Anna si dimostra anche alla fine del romanzo quando riserva uno sguardo di pietà e perdono per Rocco e la maestra : "L"Arneri e Rocco si salvano".

La fine del romanzo, trasportando il lettore in un"atmosfera di manzoniana memoria, conferma la rinascita di Anna.

L"autore, che l"ha aiutata a venir fuori da quel gorgo oscuro che si portava dentro e dietro, così conclude : "Quel grembo ferito da piccola …oggi la vita". Anna non ha dimenticato ciò che le è accaduto, ma non è rimasta vittima di quel passato pesantissimo; ha saputo reagire; ha saputo rimpadronirsi della sua Vita e metterne al mondo un"altra : "Maschio, così gli insegnerò a essere buono. Femmina, così potrò difenderla".

Dobbiamo essere grati ad Anna per la sua testimonianza, perché non tutte si sarebbero esposte così come ha fatto lei: ancora oggi troppe volte il processo ad uno stupratore si trasforma in un ulteriore calvario per la vittima che viene non solo costretta a rivivere un incubo mai finito, ma che viene fatta passare anche per una poco di buono, una che se l"è cercata perché si è messa una gonna troppo corta (o il jeans che è difficile da sfilare senza essere consenziente secondo antiquate sentenze veteromaschiliste) o per una pazza visionaria.

E, infine, un grazie al Professor Cendon: non solo per averci raccontato questa storia, ma anche per averci dimostrato che quanto risposto dall"Avvocato protagonista del film "Philadelphia" alla domanda "Cosa le piace del Diritto ?" (ossia "Il fatto che una volta ogni tanto, non sempre, ma a volte diventi parte integrante della Giustizia applicata alla Vita") non sia qualcosa che accade solo nei film.



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