Changing Society, Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 2017-02-02

L'orco in canonica di Paolo Cendon - Lettera di Pierumberto Starace

Caro Paolo,

non posso fare a meno di scriverti dopo tanto tempo perché ho appena finito di leggere il tuo orco in canonica.

Così interrompo piacevolmente il mio quotidiano tour tra le umane brutture (tra le quali alcune molto simili a quella da te descritta).

Complimenti vivissimi; per quello che conta la mia opinione devo dire che raramente (o forse mai) avevo letto prima uno scritto così razionalmente poetico.

Non ti nascondo che l'inizio del romanzo è un po' ostico, d'altra parte, ho pensato, quell'introduzione era inevitabile con tutti quei particolari sugli abusi che peraltro sei riuscito a rendere vivi ed al tempo stesso straordinariamente puliti, nonostante tutto, con la sapiente scelta delle parole e delle espressioni.

Io definirei l'orco in canonica un esempio di letteratura civile ed anche di considerevole valore giuridico perché riesci perfino nell'intento di non demonizzare il don Fulvio, protagonista in negativo, orco e abusatore.

In sostanza, come diceva Giovanni Falcone, ogni fenomeno criminale ha per protagonista un essere umano e pertanto soltanto partendo dalla conoscenza di quell'essere umano si può pervenire alla conclusione che anche quel determinato fenomeno criminale ha delle precise ragioni, che noi abbiamo il dovere di studiare e di conoscere prima e poi di comprendere affinché la sanzione penale non costituisca semplicemente una forma di vendetta (la pietra bianca, la pietra nera dell'originalissimo finale).

Questo non è permissivismo - credo - ma semplicemente una grande lezione di civiltà che possono impartire solo i migliori di noi.

Però al tempo stesso il libro non è un trattato e nemmeno un saggio ma un grande, vivissimo romanzo che dovrebbe essere letto nelle scuole.

Ogni tanto è bello respirare un pò di aria fresca...

Ciao e grazie di tutto

Pierumberto Starace



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