Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2015-05-04

LUCI E VEDUTE: CORTILE CONDOMINIALE E TRASFORMAZIONE DI PORTA IN FINESTRA - Riccardo MAZZON

le luce e le vedute (tertium non datur)

recente casistica giurisprudenziale in argomento

principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato: non si può ottenere la regolarizzazione di luci se si chiede di sentir dichiarare l'illegittimità di alcune vedute

Si confrontino, in argomento, le seguenti pronuncia in argomento, riguardanti, in particolare, la possibilità di aprire luci o vedute su cortile condominiale,

"in tema di condominio, ai sensi dell'art. 1102 comma 1 c.c., ciascun condomino è libero di servirsi della cosa comune, anche per fine esclusivamente proprio, traendo ogni possibile utilità, purché non alteri la destinazione della cosa comune e consenta un uso paritetico agli altri condomini - cfr. amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto -. L'apertura di finestre ovvero la trasformazione di luce in veduta su un cortile comune rientra nei poteri spettanti ai condomini ai sensi dell'art. 1102 c.c. tenuto conto che i cortili comuni, assolvendo alla precipua finalità di dare aria e luce agli immobili circostanti, ben sono fruibili a tale scopo dai condomini, cui spetta anche la facoltà di praticare aperture che consentano di ricevere aria e luce dal cortile comune o di affacciarsi sullo stesso, senza incontrare le limitazioni prescritte, in tema di luci e vedute, a tutela dei proprietari dei fondi confinanti di proprietà esclusiva" Cassazione civile, sez. II, 09/06/2010, n. 13874 Cond. V. C.z.m. c. Avv. Correale c. B. e altro c. Avv. Gabetta Guida al diritto 2010, 28, 57 Arch. Locazioni 2010, 5, 480 Giust. civ. Mass. 2010, 6, 882 Riv. giur. edilizia 2010, 5, 1494 (nota DE TILLA) Giust. civ. 2011, 1, 166 Diritto & Giustizia 2010 (nota GALLUCCI )

la trasformazione di porta in finestra,

"in tema di servitù, la trasformazione in porta di una finestra, la quale è destinata alla veduta verso l'immobile altrui, dà luogo al mutamento da servitù di veduta a servitù di passaggio, posto che la funzione precipua della porta è, appunto, il transito da un luogo all'altro. (Fattispecie relativa alla trasformazione di una finestra prospiciente un lastrico solare in porta-finestra)" Cassazione civile, sez. II, 04/05/2010, n. 10746 Garibaldi c. Garibaldi Giust. civ. Mass. 2010, 5, 672

il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato - violato dal giudice di merito qualora, adito allo scopo di sentir dichiarare l'illegittimità di alcune vedute aperte, in una costruzione eretta in sopraelevazione, ne abbia imposto la regolarizzazione, invece, come "luci":

"in tema di luci e vedute, viola il principio di corrispondenza tra il chiesto e il pronunciato il giudice di merito che, adito allo scopo di sentir dichiarare l'illegittimità di alcune vedute aperte in una costruzione eretta in sopraelevazione, ne abbia imposto la regolarizzazione invece come «luci». Diversi sono infatti, i presupposti per l'una e l'altra disciplina, riguardando l'art. 905 c.c. le aperture che consentono di inspicere e di prospicere, cioè di vedere ed affacciarsi verso il fondo del vicino, ed invece gli art. 901 e 902 c.c. il diritto di praticare aperture in direzione di quello per attingere luce ed aria; così come diversi sono i rimedi, poiché l'inosservanza delle distanze dettate dall'art. 905 c.c. può essere eliminata soltanto dall'arretramento o chiusura delle vedute, mentre le prescrizioni sulle luci possono farsi rispettare attraverso la loro semplice regolarizzazione" Cassazione civile, sez. II, 02/02/2009, n. 2558 Bortone c. Croce Giust. civ. Mass. 2009, 2, 159 -,

la possibilità di usucapire servitù d'affaccio - nella fattispecie oggetto della pronuncia che segue, è stato negato che, per il solo fatto dell'utilizzo del plurale nelle missive indirizzate al proprietario confinante, nelle quali ci si obbligava ad eliminare affacci e luci abusive, il mittente avesse manifestato anche la volontà della propria consorte di dismettere le predette servitù illegittime in favore dell'immobile di proprietà esclusiva di quella:

"in tema di usucapione, quando l'interruzione del termine necessario ad usucapire derivi, ai sensi dell'art. 1165 c.c., dal riconoscimento del diritto del proprietario della cosa su cui il possesso è esercitato, siffatto riconoscimento, per essere operante a tali fini, deve provenire direttamente dal soggetto che lo manifesta o da soggetto abilitato ad agire in nome e per conto di quest'ultimo" Cassazione civile, sez. II, 26/03/2008, n. 7847 Di Lauro c. Cons. agr. Prov. Taranto in liquid. Coatta Giust. civ. Mass. 2008, 3, 461 -.



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