Legislazione e Giurisprudenza, Beni, diritti reali -  Mazzon Riccardo - 2016-11-12

Luci e vedute: l'obbligo di rispettare le distanze e la presenza di muri divisori - Riccardo Mazzon

La distanza per l"apertura di vedute deve essere rispettata quale che sia la costruzione costruenda sul fondo del vicino, anche, ad esempio, assolutamente priva di utilità economica.

La distanza di cui all' art. 905 c.c. per l'apertura di vedute dirette deve essere rispettata anche qualora sul fondo interessato da queste ultime, in attuazione del piano regolatore generale, possa essere realizzata solo una costruzione priva di qualsiasi utilità economica: infatti, l'art. 905 c.c. salvaguarda i fondi delle indiscrezioni dipendenti dall'apertura di vedute negli edifici vicini ed impone un divieto di carattere assoluto, da rispettarsi anche quando la veduta è limitata dalla presenza di un muro cieco del fabbricato vicino: esso, infatti, prescinde dal danno in concreto derivante dalla sua violazione e viene meno solo quando tra i fondi vi sia una strada pubblica.

Quanto all"obbligo di rispettare le distanze e la presenza, in loco, di muri divisori, si segnalano le seguenti pronunce:

"l'obbligo di rispettare le distanze per l'apertura di vedute sul fondo vicino non viene meno se la presenza di muri divisori o altre barriere impediscono in concreto l'affaccio sul medesimo" (Cass. 30.3.01, n. 4712, GCM, 2001, 633);

"poiché il contenuto del diritto di servitù si concreta in un peso imposto su un fondo, quello servente, per l'utilità - che può consistere anche nella maggiore comodità o amenità - di altro fondo, quello dominante, l'insorgenza di una situazione di fatto idonea ad integrare il contenuto di una servitù non può essere accertata soppesando, per poi eliderli, l'aggravio subito dal fondo servente con il vantaggio arrecato allo stesso fondo dal verificarsi di detta situazione, e, quindi, assumendo come rilevanti, contro il disposto dell'art. 1027 c.c., l'aggravio ed il vantaggio riferiti al solo fondo servente, anziché rispettivamente al fondo servente ed a quello dominante. Ne consegue che, in una situazione di esistenza di due fondi degradanti, in cui la possibilità reciproca di vedere nel fondo altrui era favorita dalla conformazione dei luoghi e dall'esistenza di una recinzione metallica lungo il confine, erroneamente il giudice di merito esclude l'insorgenza di una situazione di fatto corrispondente al contenuto di una servitù di veduta, argomentando che la realizzazione su una parte del confine tra i due fondi, previa costruzione di un muro su tutto il confine, di un terrapieno idoneo a svolgere la funzione di terrazzamento, con assicurazione della facoltà di inspicere e prospicere sul fondo altrui, pur concretandosi in un aggravamento del precedente stato di quest'ultimo, era controbilanciata dal venir meno (a causa del muro) della veduta originaria su di esso lungo la rimanente parte del confine, dovendo, viceversa, la relativa indagine tendere ad accertare se il suddetto terrazzamento aggravi la posizione di quel fondo con il suo assoggettamento ad una servitù di veduta e l'attribuzione all'altro fondo della contrapposta utilità, consistente nell'essere divenuta possibile una vista comoda e stabile sul preteso fondo servente, nel mentre l'originaria situazione dei luoghi e la reciproca possibilità di vedere dall'uno all'altro fondo escludevano la configurabilità di una servitù. (Nella specie la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito, vincolando il giudice del rinvio all'applicazione dell'enunciato principio di diritto)" (Cass. 24.7.99, n. 8018, GCM, 1999, 1707).

Per un approfondimento si veda, amplius, il volume "I rapporti di vicinato e le distanze legali: tutela e risarcimento" - Riccardo Mazzon - CEDAM 2013, in Collana SapereDiritto.



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