Changing Society, Generalità, varie -  Redazione P&D - 2014-02-23

L'ULTIMO ABBRACCIO - Giuseppe FEDELI

L'ultimo abbraccio

Immaginiamo la storia di Haichiko girata al contrario, il padrone che promette al cane una fedeltà che va oltre il tempo.

Una storia che Charles Dickens avrebbe voluto scrivere, una storia da libro Cuore. Morale della favola: l'amore vince su tutto, l'amore non muore.

In un anonimo vicolo di una cittadina frastagliata di luci e sfavillanti vetrine, adorna di festoni che occhieggiano nelle brume che si fanno via via più fitte, l'albero di Natale che troneggia al centro della piazza, un povero cristo s'arrangia per durare il mestiere di vivere. Aspro, impietoso, ma inderogabile, anche in condizioni miserrime. All'addiaccio, coperto da quattro stracci e da quattro cartoni che fanno da pareti a un'impossibile dimora, egli, a parte l'obolo che sparuti passanti gli versano con sussiegosa sufficienza nella scodella, ha come unica consolazione di lassù  le stelle e quaggiù un cagnolino, che scalda le sue notti buie e senza palpiti, coccolandolo e dondolandosi nel suo scarno seno. L'amico a quattro zampe non lo abbandona un attimo, gli giura fedeltà eterna "nella buona e nella cattiva sorte". Paccottiglia buonista che ben si accorda al clima delle festività, a questa farsa pagana e malata di nichilismo, storia strappalacrime uso "Piccola fiammiferaia", notizia da mettere in prima pagina per pungolare la coscienza di tanti perbenisti? Forse. Ma al fondo e nella sostanza  storia di vita, fatta di respiri e carezze, disinganni e accensioni d'immenso.

Appoggiato a un angolo un uomo senza nome, il muro scrostato ed effigiato di scritte oscene e grottesche: come grottesca e assurda è la vita, specie se "campata" in condizioni di estrema indigenza. Ma la dignità ha la meglio su ogni pseudosentimento, sul pietismo dei parvenues, si aderge sconfinata sotto questo freddo cielo che luccica di tanti puntini tremanti alla sferza di gennaio.

No, non andrò mai al riparo in quella casupola che accoglie fratelli di ogni razza, perché al mio amico è vietato alloggiarvi: dura lex, sed lex. E per lui mi sacrificherò giorno e notte, perché mi bastano i suoi baci e il calore che irradia alle mie membra ossute e infreddolite il suo dolce fiato.

E' difficile, quasi impossibile in storie come questa non essere tentati dalla retorica, perché è la vicenda stessa che si presta a un tale genere di narrazione.

Ma questa tragicommedia che è la vita non è mai retorica, anche quando un cane al servizio costante del padrone lascia questo mondo e il padrone non se ne vuol separare, a costo di morire : quando cade la speranza, anche i sogni muoiono.

Prendiamo piuttosto esempio da sentimenti che oggi nessuno -o quasi- sa più nominare, riconoscere, o getta nella spazzatura perché non "taggati", perché fuori della vita "vera", che è quella virtuale dei social network: ché se non ci sei dentro, non esisti, sei un reperto giurassico. E un sentatetto e il fido  amico non hanno diritto di cittadinanza nella "rete", se non come notiziola "mordi e fuggi", che non appena la leggi già te ne sei scordato.

Oggi che ogni nanosecondo si comunica per non comunicare, che si mettono in piazza-via web- le proprie gloriose res gestae perché si ha paura di mettere a nudo il proprio sé, di confrontarsi con l'altro, interfacciandosi con un congegno elettronico dall'intelligenza artificiale e dall'anima fatta di bites, oltre al quale c'è il niente, storie come queste vengono al più considerate come pastorellerie -e a tale "giudizio" è propizio il periodo, nel quale, come i panettoni dello sdolcinato spot,  "tutti si è più buoni"...-, quando non accadimento da scansare perché offensivo nei confronti dei bempensanti, costretti giocoforza a "guardare" oltre la cornice dei bridges, delle crapule e delle settimane a Chamonix. Salvo poi tutto affogare – noblesse oblige...-in una coppa di Champagne d'annata, in orgiastici baccanali e polluzioni tantriche, o in beauty farm che promettono il dono dell'eterna giovinezza.

Adesso sei solo. Per compagne ti sono rimaste le stelle, le fredde stelle, lassù, che ammiccano nel buio.

Giuseppe Fedeli

P.S.


È successo i primi giorni del nuovo anno a Senigallia, quando un clochard albanese, ma da molti anni residente in città, non si è voluto separare dal suo cane  morto da tre giorni. Gli hanno dovuto togliere dalle braccia il corpo esanime del suo cane, quello che lo scaldava, sia nel cuore che nelle sue lunghe notti d'inverno, nelle quali rifiutava orgoglioso, proprio perché l'animale non poteva entrare, di ripararsi nei locali della Caritas.



Autore

immagine A3M

Visite, contatti P&D

Nel mese di agosto 2020 Persona & Danno ha registrato oltre 241.000 visite.

Articoli correlati