Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Redazione P&D - 2016-02-12

M.A.E.: RIFIUTO, MOTIVAZIONE DEL PROVVEDIMENTO CAUTELARE - Cass. pen. 3951/16 - Carol COMAND

Mandato d'arresto europeo

procedimento innanzi alla Corte di appello, casi di rifiuto

il vaglio circa la mancanza di motivazione del provvedimento cautelare sulla base del quale il mandato è emesso non implica l'accertamento della sussisenza dei presupposti per l'applicazione della misura cautelare.

Il mandato di arresto europeo si fonda sul principio del mutuo riconoscimento delle decisioni penali, in accordo con i principi supremi dell'ordinamento costituzionale in tema di diritti fondamentali, di libertà e di giusto processo e nel rispetto dei diritti fondamentali.

In particolare, il M.A.E. è regolato dalla l. 22 aprile 2005, n. 69, la quale, fra l'altro, dispone che il contenuto dell'euromandato debba contemplare l'indicazione dell'esistenza del provvedimento cautelare, oltre ad altre specifiche informazioni ed allegazioni.

Per quanto rileva in questa sede, inoltre, durante il procedimento decisivo, dinnanzi alla corte d'appello, quest'ultima, oltre alla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza, per la pronuncia della sentenza con cui dispone la consegna, deve valutare l'insussistenza di uno dei casi ostativi contemplati dalla legge medesima, fra i quali, - art. 18 lett. t) - la mancanza di motivazione del provvedimento cautelare in base al quale è stato emesso il mandato.

Nella pronuncia che si riporta, in particolare, si è ravvisato che il provvedimento della Corte di appello, contrario alla consegna, fosse viziato, in quanto, le norme che trovavano applicazione nel caso di specie non avrebbero autorizzato una verifica a tal punto penetrante circa la concreta sussistenza dei presupposti per l'emissione del provvedimento cautelare da parte dell'autorità emittente.

Cassazione penale, sez. VI, 27/01/2016, (ud. 27/01/2016, dep.29/01/2016), n. 3951

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

-omissis-

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

PROCURATORE GENERALE PRESSO CORTE D'APPELLO DI -ommissis-;

nei confronti di: -omissis-;

avverso  la  sentenza  n. 34/2015 CORTE DI APPELLO  DI  TRIESTE,  del 07/12/2015;

sentita  la  relazione fatta dal Consigliere dott. Dott.  R. M.;

Sentite  le  conclusioni  del  P.G. Dott.  C.  P.,  che  ha concluso per il rigetto del ricorso;

Udito  l'Avv. -omissis- in sostituzione dell'Avv. -omissis-,che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

RITENUTO IN FATTO 1. Con sentenza del 7/12/2015 la Corte di appello di  -omissis- rigettava la richiesta di consegna di L.M., formulata dall'A.G. della Slovenia con mandato di arresto europeo del 15/9/2015, finalizzato all'esecuzione di ordinanza applicativa della custodia cautelare emessa dal Tribunale distrettuale di -omissis-.
La Corte in particolare dava atto dei reati, uniti dal vincolo della continuazione, risalenti al periodo compreso tra il maggio e il settembre 2002, di cui il L. doveva rispondere dinanzi al Tribunale sloveno, e osservava che la misura cautelare sulla cui base era stato emesso il M.A.E., era stata applicata nel presupposto del pericolo di fuga, desunto dalla condizione di irreperibilità, quando in realtà tale pericolo si sarebbe dovuto considerare inesistente, giacchè il -omissis- era stato agevolmente rintracciato, successivamente si era presentato in udienza, pur in assenza di misure cautelari, e da ultimo aveva anche eletto domicilio.
2. Presentava ricorso il Procuratore Generale presso la Corte di appello di -omissis-.
2.1. Con il primo motivo denunciava vizio di motivazione ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), per errato apprezzamento dell'atto da cui era stata desunta l'insussistenza della condizione di irreperibilità.
Dal verbale di arresto era emerso che l'estradando non era reperibile alla sua apparente residenza e che erano stati effettuati accertamenti ai fini del suo rintraccio.
2.2. Con il secondo motivo deduceva vizio di motivazione ex art. 606 c.p.p., comma 1, lett. e), in relazione all'errato apprezzamento delle dichiarazioni rese in udienza dal -omissis-.
La Corte si era basata sulle dichiarazioni del -omissis-, acriticamente recepite, senza il minimo riscontro e in contrasto con le risultanze delle ricerche eseguite dall'A.G. slovena anche tramite quella italiana e tramite Eurojust, il tutto dopo che il -omissis- aveva dichiarato all'A.G. sloveva il proprio domicilio in Italia ed era stato avvertito dell'onere di comunicare ogni modifica nonchè delle conseguenze in caso di inottemperanza.
2.3. Con il terzo motivo denunciava violazione di legge in relazione alla L. n. 69 del 2005, art. 16, comma 1 e al 2 e 6 considerando della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio europeo del 13 giugno 2002.
Nel caso in cui avesse ritenuto insufficiente la documentazione e le informazioni trasmesse dallo Stato di emissione, la Corte territoriale avrebbe potuto chiedere informazioni integrative, non essendo tenuta ipso facto a negare la consegna. Del resto semplici accertamenti anagrafici avrebbero consentito di rilevare che il -omissis- era risultato irreperibile e cancellato per tale motivo sia dal Comune di -omissis- sia da quello di -omissis-.
2.4. Con il quarto motivo deduceva violazione di legge in relazione all'8 considerando della decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio europeo del 13 giugno 2002 e alla L. n. 69 del 2005, art. 18, comma 1, lett. t).
La Corte aveva esorbitato dai poteri attribuitile in ordine al controllo sufficiente spettante all'A.G. di esecuzione.
L'unico utile riferimento era costituito dalla L. n. 69 del 2005, art. 18, comma 1, lett. t), essendo stato peraltro chiarito dalla Corte di cassazione, con riguardo alla materia dei gravi indizi, che la motivazione del mandato di arresto non può essere parametrata alla nozione ricavabile dalla tradizione giuridica italiana, occorrendo che l'A.G. di emissione dia ragione del mandato di arresto.
Nella specie la motivazione del provvedimento sloveno era più che esaustiva.

Diritto CONSIDERATO IN DIRITTO 1. La Corte territoriale -senza fornire alcuna indicazione della cornice normativa, nella quale ha inserito il proprio ragionamento- ha fondato il rigetto della richiesta di consegna sul rilievo dell'insussistenza della condizione di irreperibilità cui l'A.G. della Slovenia aveva correlato il pericolo di fuga del -omissis-, posto a fondamento della ordinanza applicativa della custodia cautelare ai sensi dell'art. 201, comma 1, n. 1 del c.p. sloveno, ordinanza sulla cui base era stato poi emesso il mandato di arresto europeo di tipo processuale.
Ma in tal modo la Corte è incorsa nella violazione di legge segnalata dal ricorrente nel quarto, assorbente, motivo.
2. Ed invero, fermi tutti gli altri presupposti delineati dalla legge 69 del 2005 in esecuzione della Decisione Quadro 2002/584/GAI del Consiglio europeo del 13 giugno 2002, con riferimento alla motivazione del provvedimento sulla cui base viene emesso un M.A.E., la L. n. 69 del 2005, art. 1, comma 3, stabilisce che l'Italia darà esecuzione al mandato d'arresto europeo "alle condizioni e con le modalità stabilite dalla presente legge, sempre che il provvedimento cautelare in base al quale il mandato è stato emesso sia stato sottoscritto da un giudice, sia motivato, ovvero che la sentenza da eseguire sia irrevocabile".
D'altro canto la L. n. 69 del 2005, art. 6, nel definire i requisiti del mandato di arresto richiede l'indicazione dell'esistenza di una sentenza esecutiva, di un provvedimento cautelare o di qualsiasi decisione giudiziaria esecutiva e prevede inoltre che il mandato sia accompagnato da una relazione sui fatti addebitati con l'indicazione delle fonti di prova, del tempo e del luogo di commissione dei fatti stessi e della loro qualificazione giuridica.
L'art. 17, comma 4, stabilisce che in assenza di cause ostative la corte di appello pronuncia sentenza con cui dispone la consegna della persona ricercata se sussistono gravi indizi di colpevolezza ovvero se esiste una sentenza irrevocabile di condanna.
Ed ancora tra le cause di rifiuto l'art. 18, comma 1, lett. t), prevede l'emissione di provvedimento cautelare mancante di motivazione.
Tali norme, da leggersi anche alla luce di quanto indicato nell'8 considerando del preambolo della Decisione Quadro, che si limita a prevedere un "controllo sufficiente", non autorizzano una lettura implicante una verifica penetrante della concreta sussistenza dei presupposti alla cui stregua l'A.G. di emissione avrebbe potuto adottare un provvedimento cautelare.
Al contrario è stato rilevato che "il requisito della motivazione del provvedimento cautelare in base al quale il mandato d'arresto europeo è stato emesso, cui è subordinato l'accoglimento della domanda di consegna, non può essere parametrato alla nozione ricavabile dalla tradizione giuridica italiana, che richiede l'esposizione logico-argomentativa del significato e delle implicazioni del materiale probatorio, ma è sufficiente che l'autorità giudiziaria emittente abbia dato "ragione" del provvedimento adottato; il che può realizzarsi anche attraverso la puntuale allegazione delle evidenze fattuali a carico della persona di cui si chiede la consegna" (Cass. Sez. U. n. 4614 del 30/1/2007, Ramoci, rv. 235349).
In particolare "l'autorità giudiziaria italiana, ai fini della riconoscibilità del presupposto dei gravi indizi di colpevolezza, deve limitarsi a verificare che il mandato sia, per il suo contenuto intrinseco o per gli elementi raccolti in sede investigativa, fondato su un compendio indiziario che l'autorità giudiziaria emittente abbia ritenuto seriamente evocativo di un fatto-reato commesso dalla persona di cui si chiede la consegna" (Cass. Sez. U. 4614, Ramoci, cit.).
D'altro canto, per quanto qui maggiormente interessa, è stato sottolineato che "non rileva, ai fini dell'accoglimento della domanda di consegna, la mancanza di motivazione, in relazione alle esigenze cautelari, del provvedimento cautelare, oggetto del mandato di arresto europeo, emesso dall'autorità giudiziaria estera" (Cass. Sez. 6^, n. 22223 del 9/6/2010, Liberati, rv. 247820).
A ben guardare dunque la Corte di appello nel valutare i presupposti della consegna deve solo operare una ricognizione in ordine alla valutazione operata dall'A.G. di emissione circa la sussistenza del quadro indiziario, non occorrendo analoga verifica con riferimento al profilo delle esigenze cautelari.
Ed in ogni caso si potrebbe al più richiedere che quell'aspetto, in quanto necessario in base all'ordinamento dello Stato di emissione, sia stato comunque preso in considerazione.
Giammai la Corte di appello potrebbe rifiutare la consegna, in particolare ai sensi della L. n. 69 del 2005, art. 18, comma 1, lett. t), alla luce di una pregnante valutazione critica di tipo contenutistico delle esigenze di cautela ravvisate dall'A.G. di emissione.
3. Nel caso di specie, come esattamente rilevato dal ricorrente, l'ordinanza del Tribunale distrettuale di -omissis- del 5/8/2015 lungamente si diffonde non solo sul quadro indiziario riguardante i contestati reati di cui agli artt. 250 e 253 c.p., fra l'altro relativi a contraffazione e uso di assegni, con correlato profitto di Euro 47.500,00, ma anche sul ravvisato pericolo di fuga, di cui all'art. 201, comma 1, n. 1 c.p. sloveno, rilevandosi ai paragrafi 6, 7 e 8 come gli elementi raccolti facessero ritenere che il -omissis- si stesse nascondendo e che fosse dunque sussistente il pericolo di fuga, a fronte del mancato rintraccio del predetto nei luoghi da lui a suo tempo dichiarati, in assenza di successive dichiarazioni di modifica del domicilio -nonostante l'avviso rivoltogli circa l'onere su di lui gravante e le possibili conseguenze dell'inottemperanza, a fronte dei tentativi di notifica effettuati anche a mezzo di Eurojust, nonchè a fronte dell'assenza di legami con la Slovenia e del pericolo di inflizione di una pena elevata.
Tale pericolo di fuga viene poi correlato all'esigenza di rendere possibile lo svolgimento del processo penale a carico del -omissis-.
Il provvedimento prende dunque posizione su tutti i presupposti fondativi, compresi quelli riguardanti il profilo cautelare, dai quali peraltro, come già rilevato, ai fini della ravvisabilità di un provvedimento motivato e dunque ai fini della consegna si sarebbero potuto prescindere.
4. E' dunque evidente l'errore contenuto nella sentenza impugnata, che ha fondato il rifiuto di consegna sulla base di una non condivisa valutazione del pericolo di fuga, valutazione che alla Corte territoriale non spettava.
Poichè su tali basi è del tutto mancata una verifica dei presupposti che legittimano la consegna, si impone l'annullamento della sentenza con rinvio affinchè quella verifica sia compiuta alla luce degli enunciati principi.

PQM

P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di -omissis-.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui alla L. n. 69 del 2005, art. 22, comma 5.
Così deciso in Roma, il 27 gennaio 2016.
Depositato in Cancelleria il 29 gennaio 2016



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