Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Santuari Alceste - 2016-12-15

Ma i consorzi socio-assistenziali devono essere soppressi? – Corte conti Piemonte 134/16 – Alceste Santuari

Solo i consorzi di funzioni e non anche quelli di servizi sono soggetti all"obbligo di soppressione. Non è soltanto la Corte dei Conti a stabilire questo principio ma anche la legge di bilancio 2017.

Sia prima che dopo l"approvazione della l. di riforma del welfare (n. 328/2000), un numero rilevante di enti locali (rectius: comuni) aveva costituito consorzi per la gestione associata di servizi socio-assistenziali, sulla base del modello previsto dall"art. 31 del TUEL (d. lgs. n. 267/2000), ossia applicando le disposizioni, in quanto compatibili, delle aziende speciali. E ciò allo scopo di assicurare un"offerta "omogenea" ed integrata di servizi sul territorio, talvolta, coinvolgendo anche le ASL nella compagine consortile.

Nel corso dell"ultimo decennio, tuttavia, preme evidenziare che la "collocazione strategica" dei consorzi socio-assistenziali si è significativamente modificata ad opera, da un lato, delle normative che si sono succedute in ordine alle forme associative tra enti locali e, dall"altro, da alcune previsioni normative riguardanti il coordinamento della spesa pubblica. Di seguito, si propone una breve ricostruzione del quadro normativo, nel cui contesto devono essere ricomprese le deliberazioni della Corte dei Conti e la disposizione contenuta nella legge di Bilancio 2017 recentemente approvata.

L"art. 2, comma 28, l. n. 244/2007 ha disposto che ai fini della semplificazione della varietà e delle diversità delle forme associative comunali e del processo di riorganizzazione sovra comunale dei servizi, delle funzioni e delle strutture, ad ogni amministrazione comunale è consentita l"adesione ad una unica forma associativa per gestire il medesimo servizio per ciascuna di quelle previste dagli artt. 31, 32 e 33 del TUEL.

L"art. 1, comma 186, lett. e) della legge 23 dicembre 2009, n. 191 (legge finanziaria 2010), come modificato dal d.l. 25 gennaio 2010, n. 2, convertito, con modificazioni, dalla l. 26 marzo 2010, n. 42, dispone, al fine del coordinamento della finanza pubblica e per il contenimento della spesa pubblica, la soppressione dei consorzi di funzioni tra gli enti locali, ad eccezione dei bacini imbriferi montani.

Si consideri che, nell"ottica del contenimento dei costi della pubblica amministrazione e degli enti locali in genere, l"art. 14, comma 28, d.l. 31 maggio 2010, n. 78, convertito in l. 30 luglio 2010, n. 122 ha stabilito che "le funzioni fondamentali dei comuni, previste dall"art. 21, comma 3, della citata legge n. 42 del 2009, sono obbligatoriamente esercitate in forma associata, attraverso convenzione o unione, da parte dei comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti[…]". Tra le funzioni fondamentali stabilite nell"art. 21, comma 3 della l. n. 42/2009 rientrano altresì quelle afferenti il settore sociale (lett. f).

L"art. 9, commi 1 e 1 bis D.L. n. 95/2012, conv., con modificazioni, nella l. 7 agosto 2012, 135, aveva modificato l"obbligo di cui sopra, prevedendo la possibilità di sopprimere, di accorpare o, in ogni caso, di assicurare la riduzione dei relativi oneri finanziari in misura non inferiore al 20 per cento, enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica, che esercitino, anche in via strumentale, le funzioni fondamentali previste dall"art. 117, comma 2, lett. p) Cost. o le funzioni amministrative spettanti ai comuni ai sensi dell"art. 118 Cost. Tali disposizioni sono state abrogate ad opera dell"art. 1, comma 562, l. n. 147/2013.

Allo scopo di completare il quadro normativo di riferimento occorre rammentare che l"art. 1, comma 130 bis, della legge 7 aprile 2014, n. 56 ha disposto che "Non si applica ai consorzi socio-assistenziali quanto previsto dal comma 28 dell"articolo 2 della legge 24 dicembre 2007, n. 244, e abrogato, limitatamente ai consorzi socio-assistenziali, l"obbligo di soppressione dei consorzi di funzione, previsto dal citato art. 1, comma 186, della l. n. 191/2009".

Due distinte pronunce della Corte dei Conti (sezione regionale controllo per la Campania, Del./Par. n. 118/2010 e per il Piemonte Del. n. 101/2010) hanno ribadito che i consorzi tra enti locali costituiti per gestire in forma associata le funzioni di natura socio-assistenziale rientrano tra quegli enti per i quali è stabilita la soppressione. Con la deliberazione della Corte dei Conti, sez. reg. di controllo per il Piemonte 23.1.2013, n. 108PAR, "alla luce della normativa sopravvenuta può sostenersi che l"obbligo di soppressione dei consorzi di funzione, sancito dal ridetto art. 2 comma 186 L. n. 191/2009, non sia più operante con riferimento ai consorzi socio-assistenziali, senza più distinzione tra l"esercizio di funzioni ovvero di servizi."

Con la deliberazione n. 134 del 16 novembre 2016, n. 134, la sezione regionale di controllo per la Regione Piemonte della Corte dei Conti ha confermato l"orientamento maturato in ordine ai consorzi socio-assistenziali, affermando che ai consorzi di servizi non si applica l"obbligo di soppressione. Ciò che i giudici contabili rammentano è che non deve sussistere duplicazione di strutture per la gestione delle medesime attività.

Quest"ultima preoccupazione è stata "recepita" dall"art. 1, comma 456 della legge di Bilancio 2017 approvata in via definitiva il 7 dicembre 2016. Il comma citato, nel riconoscere la facoltà agli enti locali di costituire consorzi per la gestione dei servizi sociali, stabilisce che tale scelta deve comunque assicurare risparmi di spesa.

Ma quali possono essere gli effettivi ambiti di intervento dei consorzi sopra citati? Si può ipotizzare che tali forme aggregative possano trovare spazio in quei territori regionali (si ricordi che la competenza a definire gli assetti istituzionali di aggregazione tra gli enti locali) che non abbiano (ancora) attivato le unioni dei comuni quali "piattaforme" istituzionali attraverso cui gestire i servizi sociali. Inoltre, si può ritenere che i consorzi socio-assistenziali possano essere utilizzati laddove gli enti locali non partecipino già ad aziende aventi la forma consortile finalizzate alla gestione associata dei servizi in oggetto.

Assunto che le funzioni sociali devono essere assicurate dagli enti locali, in specie a favore delle persone più fragili, i servizi devono rientrare nell"ambito di una scelta strategica che sollecita il comune ad individuare la formula ritenuta più adeguata per attivare, organizzare e gestire uno specifico o più specifici servizi a favore della popolazione del territorio.



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