Legislazione e Giurisprudenza, Adozione, affido etero-familiare -  Mazzotta Valeria - 2015-03-31

MADRE IMMATURA E INFANTILE: VIA LIBERA ALL'ADOZIONE - Cass. 6137/2015- Valeria MAZZOTTA

Dichiarazione dello stato d'adottabilità

Inutile  predisporre un progetto di sostegno da parte dei Servizi  alla madre immatura e infantile

Via libera quindi all'adozione del minore

La madre immatura e infantile non può appellarsi all"aiuto dei servizi sociali per far cessare lo stato di abbandono, qualora il giudice ritenga che l"intervento di sostegno con grande probabilità avrebbe esito negativo. E" quanto sostiene, con nuovo orientamento, la Corte di cassazione con la sentenza 6137/15, respingendo l"impugnazione dello stato di adottabilità da parte della madre naturale pronunciato dalla Corte d"Appello.

Secondo i Giudici, date le circostanze concrete rilevate dal CTU, ossia una madre immatura, infantile, instabile dal punto di vista affettivo e con una personalità fragile, il progetto di sostegno sarebbe fallito con grande probabilità. Inutile quindi attivarlo.

Benchè sia vero che vige il principio generale dettato dall"articolo 1 della legge 4 maggio 1983, n. 184 (nel testo novellato dalla legge 28 marzo 2001, n. 149) secondo cui il minore ha il diritto di crescere nell"ambito della propria famiglia d"origine perché considerata come l"ambiente più idoneo al suo armonico sviluppo psicofisico, e tale prioritaria finalità deve essere garantita attraverso la predisposizione di interventi diretti a rimuovere situazioni di difficoltà e di disagio familiare, l"oggettiva situazione riscontrata nel caso di specie, vale a dire l"immaturità della madre, è elemento sufficiente a ritenere superato il principio generale sopra citato, più volte ribadito anche a livello della giurisprudenza della CEDU.

Nell"assumere tale decisione la Corte ricorda anche che compito del servizio sociale non è solo quello di rilevare le insufficienze in atto del nucleo familiare ma soprattutto di concorrere con interventi di sostegno a rimuoverle, ove possibile.

La sentenza pare quindi contraddittoria: da un lato viene rilevata una situazione di inidoneità incolpevole da parte della madre a svolgere il proprio ruolo. Dall"altro si ribadisce che il giudice prima di giungere alla dichiarazione dello stato di adottabilità deve verificare se sia utile fornire un intervento di sostegno a favore dei genitori (art.1, comma 2, l. 184/1983) poiché lo stato d"adottabilità può essere dichiarato solo in caso di abbandono definitivo. Inoltre, il diritto prioritario del minore a crescere nella propria famiglia d"origine deve essere garantito anche da interventi di sostegno diretti a rimuovere le difficoltà e la situazione di disagio famigliare. Quindi il servizio sociale deve non solo rilevare ma anche rimuovere le difficoltà.

Ciò nonostante, sulla base di un giudizio prognostico di inutilità dell"intervento di sostegno, viene negata alla madre la possibilità di recuperare le proprie carenze, e al minore, quindi, l"ultima possibilità di crescere nell"ambito della propria famiglia d"origine.

Ma spetta davvero al Giudice compiere valutazioni prognostiche così precludendo il diritto alla genitorialità ? O piuttosto, un ultimo tentativo di recupero delle capacità genitoriali valeva la pena di compierlo ?



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