Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Gasparre Annalisa - 2017-02-21

MAE: il bisogno di un interprete smentisce il radicamento in Italia – Cass. pen. 26577/16 – Annalisa Gasparre

Un cittadino rumeno è stato condannato in patria a scontare venti mesi di reclusione. L"Italia è stata richiesta di eseguire il mandato di arresto europeo. I giudici hanno ritenuto corretto il ritorno in patria dell"uomo, al fine di scontare la condanna inflitta.

L"asserito radicamento in Italia, infatti, non trovava terreno fertile giacché durante il procedimento lo straniero si era dovuto fare assistere da un interprete. La circostanza, unita all"assenza di una formale residenza, alla mancanza di un lavoro e alla genericità del richiamo ad una presunta relazione affettiva con una connazionale titolare del contratto d"affitto dell"abitazione, genericità estesa anche alla indimostrata presenza di altri familiari sul suolo italico, depongono in senso negativo, quanto alla stabile e costante permanenza nel territorio italiano.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 23 - 24 giugno 2016, n. 26577 - Presidente Rotundo – Relatore Mogini

Ritenuto in fatto

1.  R.A. ricorre personalmente avverso la sentenza in epigrafe, con la quale la Corte di appello di Torino ha, per quanto di interesse, dichiarato esistere le condizioni per l'accoglimento della richiesta di consegna formulata dall'autorità giudiziaria rumena sulla base del mandato d'arresto europeo n. 362/15 emesso il 12.11.2015 dalla Corte Judecatoria di Radauti in esecuzione della sentenza di condanna n. 326 del 20.10.2015 pronunciata nei confronti del ricorrente per i reati di rifiuto di sottoporsi al controllo alcolimetrico, guida in stato di ebbrezza, disturbo alla quiete pubblica, porto di coltello, guida con patente annullata e due distinti episodi di percosse - con esclusione del reato di guida senza patente, non più previsto come reato dalla legge italiana, e della relativa pena di mesi due di reclusione - e con riferimento quindi alla complessiva pena di anni uno e mesi otto di reclusione inflitta per i restanti reati.

2. II ricorrente censura la sentenza impugnata lamentando:

A) Violazione degli artt. 7, 17 e 18 L. 69/2005, per avere la Corte territoriale proceduto a disporre la consegna dell'interessato escludendo la porzione di pena relativa a condotta (la guida senza patente) non più prevista come reato dalla legislazione italiana, laddove avrebbe dovuto invece limitarsi a prendere atto che la sentenza posta a fondamento del m.a.e. riguardava tra gli altri un fatto depenalizzato, conseguentemente rifiutando tout court la consegna per tutti i reati per i quali era intervenuta condanna.

B) Violazione dell'art. 18, lett. r) L. 69/2005, per non avere la Corte territoriale considerato che dall'istanza di attenuazione della misura coercitiva della custodia in carcere presentata il 17.3.2016 risultavano plurimi indici dell'effettiva dimora del ricorrente sul territorio italiano.

Considerato in diritto

1. II ricorso è infondato.

A) Infondato è in particolare il primo motivo di ricorso. L'accertamento della sussistenza della condizione della doppia punibilità va infatti condotto - alla stregua del tenore letterale dell'art. 7, comma 1, L. 69/2005 - con riferimento ad ogni singolo fatto cui si riferisce il mandato di arresto europeo. L'autorità giudiziaria italiana è pertanto legittimata ad escludere la consegna, come è avvenuto nel caso di specie, solo per uno dei fatti cui si riferisce la sentenza di condanna pronunciata nello Stato di emissione laddove tale fatto non sia previsto come reato dalla legge nazionale, eliminando, in applicazione del generale principio di specialità di cui all'art. 26 L. 69/2005, la relativa pena.

B) Quanto al secondo motivo di ricorso, il Collegio osserva preliminarmente che dinanzi alla Corte territoriale il ricorrente non ha mai formulato richiesta di scontare la pena in Italia ai sensi dell'art. 18, lett. r) L. 69/2005.

Questa Corte si è invero più volte espressa per indicare i parametri necessari per affermare la stabilità della presenza di una persona nel territorio dello Stato al fine dell'applicazione delle norme sul mandato d'arresto europeo. In particolare è stato al riguardo chiarito che la nozione di "residenza" valorizzabile agli effetti dell'applicazione dei regimi di consegna previsti dalla legge n. 69/2005 presuppone l'esistenza di un reale radicamento, non estemporaneo ma consolidato, dello straniero nello Stato (Sez 6, n. 20553/2010) e la conclusiva evidenza che l'interessato abbia istituito nel territorio dello Stato, con continuità temporale e sufficiente stabilità di legami con il territorio stesso, la sede principale, anche se non esclusiva, dei suoi interessi affettivi, lavorativi, professionali, economici o culturali, (Sez 6, n. 12665/2008; n. 17643/2008).

Alla stregua di quanto precede, deve ritenersi l'insussistenza di quei requisiti - con particolare riferimento al fatto che non risulta indicata dal ricorrente la durata della sua effettiva permanenza del ricorrente sul territorio nazionale, sicché tale permanenza non può ritenersi in alcun modo sufficientemente apprezzabile ai fini dello stabile radicamento. Anzi, tale radicamento appare contraddetto dall'assenza di una formale residenza in Italia e dalla mancanza di un lavoro, non rilevando per sé la labiale affermazione di una relazione affettiva con una connazionale titolare del contratto d'affitto dell'abitazione in cui egli si trova sottoposto agli arresti domiciliari, né la, pure indimostrata, affermazione della presenza in Italia della moglie separata, della figlia minore e delle sorelle del ricorrente. La necessità che il ricorrente fosse nel presente procedimento assistito da un'interprete le suindicate conclusioni.

Al rigetto del ricorso consegue, in applicazione dell'articolo 616 cod. proc. pen., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali, confermandosi la consegna unicamente in riferimento alla pena di ani uno e mesi otto di reclusione.
Manda alla cancelleria per gli adempimenti di cui all'art. 22, comma 5, I. n. 69 del 2005.



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