Articoli, saggi, Generalità, varie -  Gasparre Annalisa - 2014-03-25

MALASANITA' E/O MALAGIUSTIZIA: CHI HA DETTO CHE NON ESISTE LA RESPONSABILITA' DEL VETERINARIO? - Annalisa GASPARRE

Un'insufficienza renale cronica preterminale: la condanna a morte della cagnolina sembrava già scritta.

Il suo compagno umano visita ben tre veterinari, i primi due si fermano a questa diagnosi, consigliando una terapia di sostegno mentre il terzo, pur confermando la diagnosi, va oltre. Non ritenendo l'animale in punto di morte, collega i problemi renali a un'infezione dell'utero e consiglia di asportarlo. Il compagno umano non capisce, torna dai primi medici veterinari e chiede spiegazioni. I dottori dicono che non risultano infezioni ma l'umano si fa convincere dal terzo veterinario che sembra sicuro della sua diagnosi e dell'esito fausto. L'umano si fa coraggio perchè se esiste una possibilità di prolungare la vita della cagnolina, lui vuole concedergliela.

Ma sarebbe stato meglio non fare niente. Due giorni dopo l'intervento - effettuato in anestesia - la cagnolina muore.

L'umano si sente in colpa perchè lui voleva solo dare ancora un'ultima possibilità e si è risolto nel consentire l'intervento, in quanto si è affidato e fidato del professionista.

Ma sarebbe stato meglio non fare niente.

L'autopsia, peraltro, rileverà che l'utero non fu neppure asportato per intero, pratica consigliata in casi di infezione.

L'umano si rivolge all'Ordine dei medici veterinari, organismo di autocontrollo che, sostanzialmente, censura la malpractice del veterinario operante ma non commina alcuna sanzione. Anzi, archivia il caso.

L'umano è incredulo. Si sente beffato. Eppure anche un professore universitario nominato dall'Ordine (oltre a due luminari) scriveva una relazione tecnica da cui si evincevano gli errori professionali in cui era incorso il veterinario.

Nessuna censura per il veterinario, ma inizia un procedimento penale che vede imputato (e condannato) di diffamazione l'umano che, dopo la morte della cagnolina, si era recato dal veterinario per contestarne la professionalità.

Malasanità e malagiustizia. Il giudice afferma che il dolore non scrimina, non giustifica la frase rivolta al veterinario.

Malagiustizia per la malasanità. Si è invocata una legge sulla responsabilità dei medici veterinari.

Si è invocata un'equiparazione per i casi di malasanità umana che, si assume, essere invece disciplinata.

Malagiustizia. La legge per la responsabilità professionale esiste già. L'unica differenza tra animali e umani è nella quantificazione del danno che, per gli animali, è sottratta all'operare della prassi e delle 'tabelle'.

L'unica differenza tra animali e umani è trovare un professionista che, specie sulla scorta di dati oggettivi - quali l'autopsia e i pareri di specialisti - , consigli la via del risarcimento del danno, invece di quella all'ordine di appartenenza (che, peraltro, giudica con canoni e obiettivi diversi).

L'unica differenza è lo scarto di informazione (...) sugli arresti giurisprudenziali in tema di responsabilità medica (non importa quale) per contratto o contatto...



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