Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-08-06

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA E CESSAZIONE DELLA CONVIVENZA - Cass. Pen. 33882/14 - F.M. BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (sez. VI Penale, sentenza 8 luglio – 31 luglio 2014, n. 33882) relativa al tema dei maltrattamenti in famiglia e la loro consumazione nonostante la cessazione della convivenza.

Il fatto, in breve: la Corte d'Appello di Cagliari, Sezione Distaccata di Sassari, riformando il provvedimento del GUP del locale Tribunale in data 12/01/2011, rideterminava la pena inflitta in primo grado nei confronti di C.G.M. nella misura di otto mesi di reclusione atteso che veniva ritenuto assorbito il reato di violenza privata (art. 610 cod. pen.) in quello di maltrattamenti in famiglia (art. 572 cod. pen.), D.T.

Contro la sentenza ha proposto ricorso l'imputato, deducendo da un lato l'assenza del carattere di abitualità nelle condotte contestate e dall'altro la cessazione del rapporto di convivenza fin dal 2006.

I giudici di Piazza Cavour considera ricorso risulta manifestamente infondato e, di conseguenza, inammissibile.
Il delitto di maltrattamenti in famiglia in danno dei coniuge, infatti, assorbe i reati di ingiuria, molestia ed atti persecutori anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza, rimanendo integri i doveri di rispetto reciproco, di assistenza morale e materiale e di solidarietà che nascono dal rapporto coniugale (Cass. Sez. 6, sent. n. 7369 del 13/11/2012, M., Rv. 254026; Sez. 6, sent. n. 26571 del 27/06/2008, V., Rv. 241253; Sez. 6, n. 49109 del 22/09/2003, Micheli, Rv. 227719).

Ed ancora, la cessazione del rapporto di convivenza non influisce sulla configurabilità del reato in esame, la cui consumazione può aver luogo anche nei confronti di persona non convivente con l'imputato quando essa sia unita all'agente da vincoli nascenti dal coniugio o dalla filiazione (Sez. 6, sent. n. 1857 del 12/10/1989, Cancellieri, Rv. 183283; Sez. 6, sent. n. 11463 del 29/04/1980, Musmarra, Rv. 146480), rilevando per tale ultimo profilo i perduranti obblighi di cooperazione nel mantenimento, nell'educazione, nell'istruzione e nell'assistenza morale dei figlio minore naturale (art. 315 bis cod. civ.) derivanti dalla comune potestà genitoriale, il cui esercizio congiunto (art. 317 bis e 316 comma 2 cod. civ.) implica di necessità il rispetto reciproco tra i genitori.
Alla dichiarazione d'inammissibilità del ricorso consegue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della cassa delle ammende che si stima equo determinare nella misura di 1.000,00 (mille) Euro.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di € 1.000,00 in favore della cassa delle ammende.



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