Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Chiarini Giulia - 2015-10-12

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA E MOBBING: IL RAPPORTO TRA IL DIRETTORE MEDICO ED IL SOTTOPOSTO – Cass. Pen. 40320/2015 - Giulia CHIARINI

- Relazione tra l"art. 572 c.p. ed il  "mobbing"

- Descrizione del requisito della "para-familiarità"

- Applicabilità dell"art. 97 Cost. in caso di abuso d"ufficio

Il Giudice dell'Udienza Preliminare del Tribunale di Varese dichiarava, ai sensi dell'art. 425 c.p.p., il non luogo a procedere nei confronti dell"imputato per insussistenza dei fatti di abuso di ufficio e maltrattamenti nei confronti di familiari e conviventi.

I fatti contestati all"imputato erano quelli di cui agli artt. 81, comma 2, 323, 572 c.p. per avere, in qualità di direttore della Unità Operativa di Cardiochirurgia, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, nonché in violazione di norme di legge o di regolamento, posto in essere iniziative discriminatorie tendenti ad un demansionamento di fatto nei confronti di un suo sottoposto, dirigente medico specializzato in cardiochirurgia e ricercatore universitario, e per aver posto in essere condotte volte ad isolarlo e ad umiliarne la professionalità.

Nello specifico il sottoposto veniva progressivamente esautorato dall'attività di cardiochirurgia dall"imputato, ed in tal modo gli interventi da lui effettuati come primo operatore erano in costante diminuzione. Inoltre lo stesso veniva escluso dalla funzione di primo chirurgo reperibile a vantaggio di colleghi con minore anzianità di servizio.

Il sottoposto ricorre in Cassazione perché:

-  con riferimento all'art. 572 c.p., il G.U.P. escludeva la natura "para-familiare" del rapporto intercorrente tra lui e l"imputato;

- con riferimento all"art. 323 c.p., il G.U.P. non avrebbe considerato l'art. 97 Cost. come parametro di riferimento per il reato di abuso d'ufficio, non uniformandosi alla giurisprudenza maggioritaria.

La Cassazione ritiene fondato il ricorso.

In relazione  all"art. 572 c.p. la Suprema Corte premette che la fattispecie di maltrattamenti in famiglia, tradizionalmente concepita in un contesto familiare, è stata nel tempo estesa  anche a rapporti di tipo diverso: ai rapporti di educazione ed istruzione, cura, vigilanza e custodia nonché a rapporti professionali e di prestazione d'opera.

Ricordando la giurisprudenza della Sez. V, il Supremo Consesso afferma che la condotta di mobbing del datore di lavoro perpetrata in danno del lavoratore, "quale fenomeno connotato da una mirata reiterazione di plurimi atteggiamenti reiterati nel tempo convergenti nell'esprimere ostilità verso la vittima e preordinati a mortificare e a isolare il dipendente nell'ambiente di lavoro, aventi dunque carattere persecutorio e discriminatorio" si può sussumere nella fattispecie dei maltrattamenti commessi da soggetto investito di autorità in contesto lavorativo.

A tale scopo è necessario il tratto della "para-familiarità" infatti non è sufficiente la sussistenza di un generico rapporto di subordinazione/sovra-ordinazione, ma è indispensabile che il soggetto attivo che si trovi un una posizione di supremazia, connotata dall'esercizio di un potere direttivo o disciplinare faccia nascere una soggezione, anche solo psicologica, nel soggetto passivo, tale da far assimilare questo rapporto ad un rapporto di natura quasi "familiare". Il rapporto di natura para-familiare, infatti,  non può essere aprioristicamente escluso nel caso di rapporti di lavoro, come quello in esame, e solo perché intercorrente tra professionisti di elevata qualificazione.

Invero, anche in situazioni lavorative nelle quali sono protagonisti  professionisti di alto livello può esservi un rapporto di forte soggezione del sottoposto al suo superiore gerarchico, il quale, con i suoi provvedimenti organizzativi lo può demansionare.

Inoltre, l'insussistenza di un rapporto para-familiare non può essere desunta dal dato quantitativo  costituito dal numero dei soggetti operanti nell'organizzazione in cui siano commesse le condotte maltrattanti, dovendo essa, sempre, fondarsi sull'aspetto qualitativo, cioè sulla natura dei rapporti intercorrenti tra superiore e sottoposto.

Si potranno pertanto ravvisare gli estremi della para-familiarità allorché ci si trovi in presenza di una realtà interpersonale stretta e continuativa, piuttosto che in una di notevoli dimensioni, nell'ambito della quale i rapporti fra dirigenti e sottoposti tendono ad essere più superficiali e spersonalizzati.

Inoltre, specifica la Corte, la sussistenza del reato di cui all"art. 572 c.p.  non può essere esclusa  dal fatto che la vittima, dopo avere subito un sistematico e continuativo atteggiamento discriminatorio, abbia azionato tutti gli strumenti di reazione in suo potere per opporsi alla prevaricazione e denunciare i fatti affinché possano essere perseguiti.

In relazione al rapporto tra l"art. 97 Cost. nella sua parte precettiva, e l"art. 323 c.p. la Corte precisa che il primo può costituire parametro di riferimento per il reato di abuso d'ufficio. Infatti, nella fattispecie di cui all'art. 323 c.p., il requisito della violazione di norme di legge può essere integrato anche soltanto dall'inosservanza del principio costituzionale di imparzialità della P.A., per la parte in cui esprime il divieto di ingiustificate preferenze o di favoritismi che impone al pubblico ufficiale o all'incaricato di pubblico servizio una precisa regola di comportamento di immediata applicazione. Tale principio, già affermato per l'ipotesi di favoritismo, deve applicarsi, a maggior ragione, anche al caso di vessazione, emarginazione e discriminazione.

Per tutti i motivi esposti la sentenza impugnata viene annullata con rinvio al Tribunale con l"indicazione di procedere a nuova deliberazione sul punto facendo applicazione dei principi di diritto dalla Cassazioni espressi.



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