Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Gasparre Annalisa - 2014-07-31

MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA: LA RELAZIONE DEVE ESSERE ATTUALE - Cass. pen. 31123/2014 - Annalisa GASPARRE

Il caso scrutinato dalla Cassazione riguarda un padre imputato di maltrattamenti in famiglia nei confronti delle figlie (che avevano lasciato la casa ancora prima del padre) e della moglie.

Secondo le risultanze la convivenza nel nucleo familiare era degenerata quando l'uomo aveva acquistato una casa e si era allontanato sempre più spesso dalla famiglia, salvo, quando tornava, maltrattare le figlie e la moglie, infliggendo loro percosse e minacce e danneggiando oggetti domestici.

Le figlie dell'imputato avevano avuto con il padre sporadici contatti, per lo più telefonici, in cui il padre le insultava e minacciava, tanto a indurre uno stato di preoccupazione e prostrazione che le aveva, infine, convinte a denunciare i fatti.

Il punto di diritto discusso davanti alla Cassazione è relativo all'affermazione che la Corte territoriale fa in ordine al requisito del reato contestato. Secondo i giudici il reato è configurabile anche quando la convivenza familiare sia cessata, se le condotte sono idonee a provocare un penoso regime di vita.

La Cassazione invece puntualizza che così non è.

Sebbene sia ius receptum che la separazione tra i coniugi non esclude la configurabilità del delitto di maltrattamento, nei casi in cui coesistano ulteriori elementi costitutivi (e ciò perchè 'interruzione della convivenza non interrompe l'immanenza dei doveri di rispetto e solidarietà fondati sul vincolo familiare), tale principio non è pertinente al caso di specie. Precisa la Cassazione che non ogni condotta vessatoria in danno di un parente può essere qualificata quale maltrattamento ex art. 572 c.p., mentre si conferma che le situazioni familiari o parafamiliari costituiscono un ambito all'interno del quale sono possibili rapporti di subordinazione psicologica (o di vera e propria vessazione) che trovano fondamento nel vincolo generato dalla relazione familiare, vincolo che costituisce l'occasione della condotta prevaricatrice e l'oggetto dell'abuso. Si è altresì affermato che è lo stabile legame affettivo ed umano il bene da proteggere contro fenomeni di sopraffazione, tant'è che l'orientamento consolidato ha esteso alle comunità non fondate sul matrimonio la tutela offerta dall'art. 572 c.p., a significare che è la stabilità del rapporto che conta, al di là delle forme del vincolo 'familiare'.

Nel caso in cui vi sia una separazione tra i coniugi, la giurisprudenza ha precisato che il reato è configurabile se e quando l'attività si valga proprio o comunque incida sui vincoli - rimasti intatti a seguito del provvedimento giudiziario - che mantengono la parte offesa in posizione psicologica subordinata.

In conclusione, secondo la Cassazione i giudici territoriali hanno male applicato la norma perchè non hanno indagato in ordine alla qualità della "relazione familiare" residuata dopo il risalente scioglimento del nucleo familiare e dopo il  lungo periodo di interruzione dei rapporti tra padre e figlie. La Suprema Corte ha, pertanto, ribadito che è "necessaria l'attualità di una relazione familiare intesa come vincolo affettivo e produttivo di doveri di solidarietà ed assistenza e che, sul piano soggettivo, l'agente deve volere la produzione del regime di vita segnato dalla vessazione nella sua specifica qualità di patologica relazione familiare".



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