Legislazione e Giurisprudenza, Persona, famiglia -  Gasparre Annalisa - 2015-07-05

MALTRATTAMENTI VERSO MINORI: INSEGNANTE AI DOMICILIARI - Cass.pen. 27099/15 - A.G.

- maltrattamenti verso minori

- non è semplice (!) abuso dei mezzi di correzione

- insegnante ai domiciliari

Decisive sono state le videoriprese e i resoconti dei bambini. L'imputata, insegnante dei minori, maltrattava i bambini posti sotto la sua sorveglianza e tutela e per questo è stata disposta a suo carico la misura cautelare degli arresti domiciliari.

I video, secondo i giudici, confermavano i racconti dei bambini che avevano descritto aggressioni fisiche, uso di appellativi spregiativi, sottrazione di merende, uso di argomenti che intimorivano i minori. Per i giudici sussiste il requisito dell'abitualità previsto per il reato di maltrattamenti e non la più lieve ipotesi di abuso dei mezzi di correzione, perchè quella in esame era una situazione connotata da comportamenti sistematici della maestra.

Corte di Cassazione, sez. Vi Penale, sentenza 26 maggio – 26 giugno 2015, n. 27099 Presidente Milo – Relatore Petruzzellis

Ritenuto in fatto

1. II Tribunale di Napoli, con ordinanza del 04/02/2015, ha respinto il riesame proposto nell'interesse di D.M.A. avverso la misura degli arresti domiciliari disposta nei suoi confronti dal Gip dei Tribunale di Napoli Nord con provvedimento del 20 gennaio 2015 con riguardo alle imputazioni di cui all'art. 572 cod. pen. consumate in danno degli allievi della classe seconda elementare a lei affidati quale docente.

2. La difesa ha proposto ricorso con il quale eccepisce violazione di cui all'art. 606 comma 2 lett. b) ed e) cod.proc.pen. in relazione all'omessa qualificazione giuridica dei fatti contestati ai sensi dell'art. 572 cod.pen. in luogo in luogo che in forza dell'art. 571 cod.pen.

Si ritiene mancante la presenza del connotato tipico dell'abitualità, posto che il controllo dell'attività dell'odierna ricorrente era intervenuto grazie a captazioni visive realizzate nell'arco temporale di otto giorni che avevano consentito di rilevare i comportamenti qualificati quale maltrattamento solo in due dei giorni controllati; peraltro, dato il rapporto limitato temporalmente della ricorrente con i suoi alunni, iniziato nel settembre dei 2014 e protrattosi per i soli giorni di attività scolastica, si ritiene impossibile il prodursi della sistematicità dei comportamenti tipica della disposizione incriminatrice.

A conferma di tale carente caratterizzazione si richiamano le dichiarazioni dei genitori, i quali hanno escluso di aver rilevato segni dell'aggressione sul corpo dei loro figli, mentre dal filmato in atti non risulta il turbamento degli alunni. Milita nel senso della finalità educativa dei comportamenti quanto si ricava dalla visione dei filmati, dai quali è dato trarre l'intervento solo ai danni dei due alunni che non si attengono alle regole di comportamento nell'ambito della scolaresca e si lamenta che, a fronte di tale argomentazione, il Tribunale si sia limitato ad una mera evocazione di un precedente giurisprudenziale dettato in una situazione di fatto del tutto differente, ed ha così offerto un'argomentazione non pertinente.

Considerato in diritto

1. II ricorso è infondato.

2. L'analisi del provvedimento impugnato esclude che possa considerarsi mancante l'elemento indiziario riguardante l'abitualità del reato, che caratterizza la fattispecie contestata, in quanto plurimi elementi indicano la costanza dei comportamenti vessatori, riferiti a seguito di osservazione diretta delle piccole vittime, che avevano ricostruito l'accaduto con i propri genitori, identificabile in aggressioni fisiche, uso di appellativi spregiativi, condotte di sottrazione di merende consegnati ai minori dai genitori, uso di argomenti che intimorivano i minori, mentre gli accertamenti filmati, disposti successivamente, costituiscono solo una parte degli elementi raccolti nell'indagine, ed a queste risultanze non possono circoscriversi le condotte contestate all'interessata, sicché in fatto non è fondata la sollecitazione alla diversa qualificazione degli episodi nell'abuso dei mezzi di correzione.

Deve poi ricordarsi in diritto che la fattispecie di cui all'art. 571 cod. pen. di cui si invoca l'applicazione è del tutto antitetica rispetto alla ripetitività e sistematicità delle condotte aggressive (Sez. 6, n. 45467 del 23/11/2010 , P.G. in proc. C. e altri, Rv. 249216 e nello stesso senso Sez. 6, Sentenza n. 53425 del 22/10/2014 , imp. B. Rv. 262336), potendosi in via astratta ritenere che singole e specifiche attività di ingiuriose o di contrasto della vivacità dei minori possano considerarsi correlate, sul piano reattivo, alle necessità educative, non comportamenti sistematici quali quelli di cui si è dato specificamente conto nel provvedimento, che vengono di fatto ignorati nel ricorso.

3. II rigetto del ricorso impone la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali, in applicazione dell'art. 616 cod. proc. pen.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali.



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