Articoli, saggi, Matrimonio, famiglia di fatto -  Mazzotta Valeria - 2014-02-16

MAMMISMO: SE IL CORDONE OMBELICALE RESTA IL MATRIMONIO E' NULLO - Valeria MAZZOTTA

L"eccesso di sentimento protettivo della madre nei confronti del figlio (soprattutto se maschio, ndr) e il conseguente condizionamento della volontà di quest"ultimo: il mammismo. Ovvero una delle dipendenze patologiche che può rendere un nullo il matrimonio.

Ad affermarlo è monsignor Paolo Rigon, vicario giudiziale del Tribunale ecclesiastico ligure nella sua relazione in occasione dell'inaugurazione dell'Anno giudiziario, che indica il mammismo tra i fattori che condizionano la libera manifestazione del consenso, indispensabile affinchè il matrimonio cattolico possa essere considerato valido. A sostenerlo è stato anche il cardinale Angelo Bagnasco, moderatore del tribunale in quanto arcivescovo di Genova e presidente della Cei.

Si tratta di un neologismo molto efficace, rivolto a coloro che, anche dopo le nozze, faticano a tagliare il cordone ombelicale con la propria madre.

La manifestazione del consenso, afferma monsignor Paolo Rigon, non è libera quando esiste una "dipendenza patologica dai propri genitori, per cui ogni scelta, ogni mossa deve necessariamente ricevere l'approvazione del genitore". In pratica, il genitore diventa il coniuge vero, mentre la persona sposata è il sostituto. Ci si sposa non per amore autentico, ma per ricercare il consenso del genitore, sicchè la volontà non può che considerarsi viziata.

Mammismo quindi, e non l"essere mammome, ossia non poter far a meno della madre. Ciò che può inficiare la validità delle nozze è la vera e propria dipendenza dall"opinione materna, la costante ricerca del consenso, l"agire per soddisfare il genitore, a prescindere da ciò che veramente si desidera.

Ma l"eccessivo condizionamento del figlio maschio da parte della madre è anche un fattore che viene spesso invocato quale causa della separazione coniugale; sovente infatti la moglie lamenta quanto il marito sia vittima della ricerca del consenso materno e quanto l"opinione della suocera finisca con l"incidere sulle libere scelte, fino, appunto, a corrodere l"unione coniugale.  Lo ha affermato anche la Cassazione nel 2011 con la sentenza n. 4550, ravvisando nell"eccessiva invadenza della suocera un valido motivo per separarsi dal marito.

La questione riguarda le dinamiche familiari, allorquando non si realizza quel distacco dalla famiglia d"origine che dovrebbe avvenire nel passaggio dall"adolescenza all"età adulta. Nella società attuale l"iperpossessività di alcuni genitori sposta in avanti il momento in cui il ragazzo acquista – o dovrebbe acquisire il senso di responsabilità che contraddistinguere l"età adulta. Il matrimonio richiede consapevolezza degli oneri che si vanno assumendo: l"essere marito e moglie implica responsabilità. La vita a due è un cammino costellato di gioie ma anche di sacrifici, di felicità ma anche di dolori. Se all"origine della scelta di condividere la propria vita con l"altro non c"è una volontà piena e matura, difficilmente la coppia potrà sopravvivere alle inevitabili difficoltà che il  matrimonio – e la vita – presentano.



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