Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-05-11

MANCATA ASSEGNAZIONE DI SEDE: DANNO ESISTENZIALE - CGA 136/14

Cons. giust. amm. Sicilia, sez. giurisd., 14/3/2014, n. 136, pres. De Lipsis, est. Buricelli, ha riconosciuto il danno esistenziale derivato dalla mancata riassegnazione della sede di lavoro, da cui la dipendente, all'epoca direttore della casa circondariale, era stata allontanata a seguito di un avviso di garanzia in relazione a un procedimento penale. Dopo l"assoluzione "perché il fatto non sussiste", l'Amministrazione non aveva dato corso - per non meglio specificate "esigenze di servizio" - alla richiesta della dipendente di essere riassegnata alla sede dalla quale era stata spostata.

Il Tar ha annullato il diniego di trasferimento mentre ha ritenuto non accoglibile la domanda di risarcimento del danno. La dipendente ha appellato la sentenza nella parte in cui è stata rigettata la domanda risarcitoria. Il C.G.A. ritiene l'appello in parte fondato. Quanto al danno non patrimoniale, il CGA così motiva:

"Sul lamentato danno alla immagine, correlato - più che a un illegittimo "trasferimento punitivo", come sostiene l'appellante, che determina in Euro 15.000 la richiesta - all'illegittimo diniego di rientro alla direzione della CC di *, v'è da dire che manca l'allegazione di elementi specifici dai quali desumere, anche in via presuntiva, l'esistenza di un pregiudizio. Invero, la pretesa risarcitoria prospettata in termini di danno all' immagine e alla reputazione esige infatti un'allegazione di dati specifici da cui desumere la lesione della reputazione personale e non può essere ritenuta sussistente "in re ipsa" nel comportamento contrario a norme dell'autore della condotta pregiudizievole. Pertanto, anche questa voce di danno si presenta formulata in maniera assiomatica ed assertiva.

Quanto infine alla risarcibilità del danno esistenziale il Collegio ritiene di poter utilizzare nella specie la prova per presunzioni e i parametri equitativi di cui agli articoli 2729, 1226 e 2056 cod. civ., non essendo possibile determinare nemmeno in via sommaria l'entità del danno, e ritiene inoltre di poter rinviare, anche ai sensi degli articoli 60, 74 e 88, comma 2/d) del c.p.a. a Cons. St., n. 5266/09, in tema di danno esistenziale (cfr. anche Cass., n. 26972/2008). Ciò posto, si ritiene che esistano i presupposti per riconoscere un danno esistenziale risarcibile. In particolare, nel caso in esame è configurabile, secondo criteri presuntivi, non un semplice disagio ma una offesa seria, da cui derivano conseguenze significative nella sfera personale della funzionaria, ed è ravvisabile una lesione di diritti primari della persona tale da ripercuotersi, oltre la soglia della tollerabilità, sulla qualità della vita e sulla sfera esistenziale, in termini di compromissione della autostima, del benessere e della sfera relazionale.

Il Collegio ritiene perciò che possa riconoscersi a favore dell'appellante, a titolo di danno esistenziale, una somma parametrata al 10 % del trattamento economico lordo complessivo percepito dalla dipendente a decorrere dal luglio del 2005 e fino all'avvenuto collocamento a riposo (momento del collocamento a riposo che, peraltro, non risulta individuabile dagli atti di causa). Il danno così determinato va diminuito del 20 % tenuto conto della elevata probabilità, ma non della ragionevole certezza, della attribuzione all'appellante del bene della vita richiesto (rientro quale direttore alla CC di * in seguito alla assoluzione in sede penale). In ogni caso il risarcimento da accordare non potrà superare la misura di Euro 15.000. In base a quanto dispone l'art. 34, comma 4, c. p. a., si dispone quindi che il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria proponga all'appellante, entro 120 giorni dalla pubblicazione della presente sentenza, ovvero dalla notificazione della stessa, se anteriormente eseguita, il pagamento di una somma di denaro commisurata ai criteri di quantificazione suindicati, con la precisazione che se le parti non giungeranno a un accordo, ovvero non adempiranno agli obblighi derivanti dall'accordo concluso, con il ricorso previsto dall'art. 112 c. p. a. potrà essere chiesta la determinazione della somma dovuta".



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