Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-09-15

MANCATA ASSUNZIONE: DANNO ESISTENZIALE NON IMPLICITO - Cass. 18207/14

Cassazione civile, sez. lav., 25/8/2014, n. 18207, pres. Macioce, est. Ghinoy, ha enunciato il principio secondo cui il danno esistenziale - da intendersi come ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità ne) mondo esterno - non può ritenersi implicito nella mancata assunzione.

In particolare questi i fatti di causa e lo svolgimento del processo. Il ricorrente conveniva in giudizio il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale esponendo di essere iscritto al collocamento obbligatorio con qualifica di impiegato in quanto orfano di invalido del lavoro; di essere stato avviato al lavoro presso la Cariplo s.p.a., che aveva rifiutato l'assunzione; di avere agito in giudizio contro la Cariplo, con ricorso ex art. 700 c.p.c., al Tribunale di Milano, ma di essere stata la sua domanda respinta avendo il Giudice ritenuto l'atto di avviamento viziato perché adottato d'ufficio e non a seguito di richiesta numerica, con conseguente insussistenza dell'obbligo di assunzione in capo all'impresa; di non essere più stato avviato al lavoro successivamente e di avere subito a causa di tale vicenda danni patrimoniali ed esistenziali.

Il Tribunale di Torino respingeva il ricorso, ma la Corte d'appello andava di contrario avviso e condannava il Ministero a corrispondere al ricorrente il risarcimento del danno, quantificato nell'importo di Euro 90.000,00, oltre interessi e rivalutazione dal di della sentenza.

Per la cassazione di tale sentenza il Ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali ha proposto ricorso, lamentando, con il quinto motivo, l"incongruità e insufficienza della motivazione, che non indica i parametri utilizzati per la quantificazione e non considera il concorso di colpa del danneggiato, in totale carenza di prova in ordine agli elementi costitutivi del danno esistenziale.

Il motivo è stato ritenuto fondato dalla S.C. per le seguenti ragioni:

"La Corte di merito ha premesso che il danno lamentato dall'appellante era consistito nella perdita della prima occasione di lavoro successiva all'illegittimo avviamento, avveratasi il 3/5/2002, ma a lui non offerta. Ha quindi ritenuto di procedere alla liquidazione del danno in via equitativa, tenendo presente che il danno subito dall'appellante presentava natura patrimoniale, concretizzata dalla perdita di una concreta chance di assunzione come lavoratore subordinato a tempo indeterminato con qualifica impiegatizia, e natura non patrimoniale, come danno esistenziale per il complessivo peggioramento della qualità della vita sul piano delle relazioni umane nel contesto familiare, ed ha riconosciuto la somma di Euro 90,000,00 a titolo equitativo ed in misura forfettaria.

4.2. In tal modo, la Corte non si è attenuta agli insegnamenti consolidati e condivisi di questa Corte in materia di risarcimento del danno.

In primo luogo, deve premettersi che la domanda di liquidazione dei danni in via equitativa, proposta ai sensi dell'art. 1226 c.c., attiene alla quantificazione dei danni che non possano essere provati nel loro preciso ammontare, e costituisce decisione secondo diritto, in quanto sollecita l'applicazione di una norma di legge (per l'appunto l'art. 1226 c.c.), che una tale quantificazione prevede (Sez. 3, Sentenza n. 21103 del 2013, Cass. Civ. Sez. 2, 18 novembre 2002 n. 16202). L'esercizio di tale potere da un lato è subordinato alla condizione che risulti obiettivamente impossibile, o particolarmente difficile per la parte interessata provare il danno nel suo preciso ammontare, come desumibile dalle citate norme sostanziali; dall'altro non ricomprende anche l'accertamento del pregiudizio della cui liquidazione si tratta, presupponendo già assolto l'onere della parte di dimostrare sia la sussistenza, sia l'entità materiale del danno; nè esonera la parte stessa dal fornire gli elementi probatori e i dati di fatto dei quali possa ragionevolmente disporre, affinchè l'apprezzamento equitativo sia per quanto possibile ricondotto alla sua funzione di colmare solo le lacune insuperabili nella determinazione dell'equivalente pecuniario del danno stesso (così Cass. Civ. Sez. 2, 7 giugno 2007 n. 13288; Cass. Civ. Sez. 3, 30 aprile 2010 n. 10607, fra le tante).

Nel compiere tale valutazione, la Corte non ha invece reso contezza degli elementi dai quali sarebbe emerso il "complessivo peggioramento della qualità della vita sul piano delle relazioni umane e del contesto familiare" nel quale ha ritenuto concretizzato il danno esistenziale. Tale danno infatti, da intendere come ogni pregiudizio, di natura non meramente emotiva ed interiore, ma oggettivamente accertabile, provocato sul fare areddittuale del soggetto, che alteri le sue abitudini e gli assetti relazionali propri, inducendolo a scelte di vita diverse quanto all'espressione e realizzazione della sua personalità ne) mondo esterno, non poteva ritenersi implicito nella mancanza di lavoro conseguente all'illegittimo avviamento, considerato che esso va dimostrato in giudizio con tutti i mezzi consentiti dall'ordinamento, assumendo precipuo rilievo la prova per presunzioni, tratta però da precisi elementi di fatto, (tra cui a titolo esemplificativo il trascorso personale e professionale, la frustrazione di precisate e ragionevoli aspettative, gli effetti negativi dispiegati nelle abitudini di vita) (Sez. L, Sentenza n. 29832 dei 19/12/2008, conf. Sez. L, Sentenza n. 9238 del 21/04/2011, Sez. 3, Sentenza n. 25575 del 30/11/2011, Cass. Sez. 6-L, Ordinanza n. 7963 del 18/05/2012). Elementi di fatto che nel caso non sono menzionati e specificati".



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