Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2014-03-21

MANCATA NOMINA: DANNO BIOLOGICO, MORALE ED ESISTENZIALE - Tar Milano 6.3.2014

T.A.R. Milano sez. I, 6/3/2014, n. 604, pres. Mariuzzo, est. Lombardi, accogliendo il ricorso per il risarcimento dei danni causati dalla mancata nomina del ricorrente alla funzione apicale dell'unità convenzionata di chirurgia d'urgenza, ha in primo luogo in linea generale osservato che:

"Quanto al danno non patrimoniale, risultano astrattamente risarcibili, nel caso di specie, e nei termini descrittivi individuati da ultimo dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 22585, depositata il 3 ottobre 2013, le voci afferenti al danno biologico, inteso come compromissione psicofisica medicalmente accertabile, al danno morale cd. "soggettivo", inteso come sofferenza interiore e turbamento dello stato d'animo, e al danno "dinamico-relazionale", quale conseguenza autonoma della lesione medicalmente accertabile".

Ha quindi riconosciuto il danno biologico ed ha poi rilevato che la somma a tale titolo liquidata "deve poi essere aumentata del 50% con riferimento al danno morale e "dinamico-relazionale" subiti. Queste due voci di danno, afferenti, come già sopra specificato, alla omnicomprensiva categoria del danno non patrimoniale, possono essere riconosciute e liquidate congiuntamente, secondo una valutazione di tipo equitativo, e in modo tale da non duplicare le poste risarcitorie, sulla base delle allegazioni e della documentazione fornite dalla difesa dell'originario ricorrente. Risulta, infatti, accertato che il fatto illecito commesso dall'amministrazione abbia vulnerato in modo grave alcuni diritti della persona direttamente tutelati dalla Costituzione, quali quelli connessi all'esplicazione della propria personalità nell'ambito sociale e lavorativo di riferimento. È pienamente provato, al riguardo, che l'illegittima condotta tenuta dall'amministrazione si sia protratta per un decennio (con relativa gravità della lesione recata) e abbia inciso in modo rilevante sulle giustificate aspettative attitudinali e personali del prof. -OMISSIS-. Ciò ha comportato, in via presuntiva, sia una sofferenza psichica interiore, con relativo turbamento dello stato d'animo, sia un'incapacità a relazionarsi compiutamente con l'ambiente lavorativo circostante, in virtù dell'oggettiva situazione di soggetto manifestamente non gradito alla sua amministrazione, o comunque non ritenuto qualificato al punto tale da potere assumere l'incarico apicale più confacente alle proprie competenze (…)

Per completezza di esposizione, va sottolineato che, in punto di quantificazione del cd. danno professionale, dal collegio ricondotto alla categoria del danno esistenziale di tipo "dinamico-relazionale", le conclusioni raggiunte dalla difesa del prof. -OMISSIS- in sede di ricorso appaiono basate su un presupposto erroneo. Non viene in rilievo, a tale riguardo, una condotta che ha portato ad una dequalificazione professionale dell'originario ricorrente, ma un comportamento vessatorio che ne ha frustrato aspettative ulteriori rispetto agli importanti approdi di qualificazione professionale già raggiunti. Il prof. -OMISSIS- era, invero, all'epoca dell'istanza da cui è scaturito il comportamento illegittimo dell'amministrazione, titolare di cattedra ordinaria presso il suo datore di lavoro e assegnatario di funzioni primariali di chirurgia generale. Ne deriva che la lesione subita è stata conseguenza, seppure autonoma, della patologia psichica insorta a seguito dell'ingiustizia subita, e non un danno diretto da demansionamento, non avendo l'interessato mai svolto mansioni inferiori od ontologicamente diverse da quelle per le quali era qualificato. La lesione da risarcire si riconnette cioè, in questo caso, ad un mancato completamento della propria sfera attitudinale, con risvolti sfocianti più sulla sfera relazionale che sulla sfera lavorativa in senso stretto, e non deve pertanto essere parametrata ad elementi retributivi, ma alla percentuale d'invalidità individuata in sede di esame del danno biologico".



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