Legislazione e Giurisprudenza, Generalità, varie -  Valeria Cianciolo - 2016-06-09

Mancata nomina del curatore speciale al minore. Processo nullo – di Valeria Cianciolo

Breve nota a Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 1, 8 giugno 2016, n. 11782

Il curatore speciale è colui che compie, in nome e per conto altrui, un determinato atto giuridico.

Il curatore speciale, a differenza del genitore o del tutore, è nominato per rappresentare il minorenne nel compimento di un singolo atto o di una limitata serie di atti (curatore ad acta) o in un determinato processo (curatore ad processum).

Tale figura ha un compito ben diverso da quello del tutore, che rappresenta stabilmente il minore quando il genitore è assente oppure è impedito: il compito di rappresentanza del curatore speciale è, invece, limitato ad un solo affare e, limitatamente al caso di conflitto d"interessi, si svolge in presenza e per di più in contrasto con la pretesa dell"esercente la responsabilità genitoriale. Il conflitto d"interessi, infatti, consiste proprio nell"incompatibilità, anche solo potenziale, fra la posizione del genitore e quella del figlio minorenne.

La sentenza pronunciata dalla VI sezione Civile della Cassazione, parla di questo, della difesa tecnica del minore nel processo. Tema che la pratica dei processi nei quali sono coinvolti minori, non conosce affatto.

E" opportuno ricordare che il tema del curatore speciale è tornato di stretta attualità a partire dal luglio 2007, quando sono entrate in vigore le disposizioni processuali della legge n. 149/2001, la quale ha istituito la difesa tecnica del minore e di tutti i soggetti coinvolti nei procedimenti de potestate ed in quelli per la dichiarazione di adottabilità.

La nuova disciplina legislativa è espressione dei principi contenuti nelle convenzioni internazionali – segnatamente quella di New York (1989) e quella di Strasburgo (1996) – le quali sanciscono che il minore deve considerarsi un soggetto di diritto autonomo anche alla luce di quanto stabilito dall'art.111 della Costituzione , che disciplina il principio del c.d. giusto processo. In verità, eccetto che nell"art. 15, con cui è stato sostituito l"art. 16 della l. n. 184/83, la nuova disciplina non fa menzione del curatore speciale; tuttavia, prevedendo la necessità che il minore sia assistito da un difensore, implicitamente ha imposto la nomina di un curatore speciale ogni qualvolta sussista un conflitto di interessi tra minore ed il soggetto tenuto alla sua rappresentanza, alla luce dell"art. 78, cpv., cod. proc. civ.

Tutte le procedure del processo minorile civile e penale devono tendere a proteggere al meglio gli interessi del minore e devono permettere la sua partecipazione e la sua libera espressione.

Il processo minorile deve assicurare l" applicazione della regola del contraddittorio, affinchè tutte le parti interessate possano partecipare al processo e fare conoscere le proprie opinioni di fronte a un giudice terzo e imparziale (art.111 della Costituzione).

Il minore, nei procedimenti giudiziari penali che lo riguardano, ha diritto a essere ascoltato e assistito da un proprio avvocato, che abbia le adeguate competenze per tutelare il suo superiore interesse. Parimenti, nei procedimenti giudiziari civili che lo riguardano, ha diritto ad essere ascoltato, ad essere rappresentato dai propri genitori o da un legale rappresentante, e, in caso di conflitti d"interesse con questi ultimi, da un curatore speciale, nonché ha diritto di accedere ad una assistenza di natura psico-sociale e legale al fine di tutelare il suo superiore interesse.

Come ha ben sottolineato la Cassazione civile, sez. I, 14/07/2010, n. 16553: "La previsione di cui all"ultimo comma dell"art. 8 l. 184, che introduce l""assistenza legale" del minore fin dall"inizio del procedimento, ha notevolissima rilevanza, ed assai significativamente è stata inserita proprio nella disposizione che costituisce il nucleo fondamentale della normativa, con l"introduzione della nozione di abbandono. Essa acquista un"indubbia rilevanza generale, tale da incidere su natura e funzione dell"intera procedura: si realizza, fin dall"inizio il principio del contraddittorio, ed esso si estende pure alla posizione del minore; se si considera che viene pure esclusa l"officiosità della procedura (art. 9), muta profondamente il carattere della procedura stessa, che dovrebbe considerarsi contenziosa (le parti private contro il p.m.), seppur sui generis, fin dall"inizio (laddove, anteriormente alla riforma del 2001, solo il procedimento di opposizione al decreto di adottabilità presentava profili contenziosi). Tuttavia la previsione di un""assistenza legale" del minore, fin dall"inizio del procedimento, senza indicazione di modalità alcuna al riguardo (a differenza della posizione dei genitori o dei parenti), non significa affatto che debba nominarsi un difensore d"ufficio al minore stesso, all"atto della apertura del procedimento. Il minore è dunque parte a tutti gli effetti del procedimento, fin dall"inizio, ma, secondo le regole generali e in mancanza di una disposizione specifica, sta in giudizio 33 a mezzo del rappresentante, e questi sarà il rappresentante legale, ovvero, in mancanza o in caso di conflitto di interessi, un curatore speciale."

E veniamo alla sentenza.

Il TM territorialmente competente dichiarava con sentenza lo stato di adottabilità di un minore.

Gli zii del minore proponevano reclamo contro la decisione del TM.

La Corte distrettuale disponeva CTU che  dichiarava idonei gli zii di prendersi cura del nipotino. Veniva pertanto, revocata la dichiarazione di adottabilità, dichiarata la decadenza della madre dalla responsabilità genitoriale e disposto l"affidamento del minore in favore del Comune di residenza.

Il Comune proponeva ricorso per Cassazione.

I giudici di legittimità, disattendendo la pronuncia resa in grado di appello, hanno affermato la necessità della nomina di un curatore speciale. Detto conflitto d"interessi è ravvisabile in re ipsa nel rapporto con i genitori, portatori di un interesse personale ad un esito della lite che può essere diverso da quello vantaggioso per il minore mentre nel caso in cui a quest"ultimo sia stato nominato un tutore il conflitto deve essere specificatamente dedotto e provato in relazione a circostanze concrete, in mancanza delle quali il tutore non solo è contraddittore necessario, ma ha una legittimazione autonoma e non condizionata, che può liberamente esercitare in relazione alla valutazione degli interessi del minore.

In sostanza, il Comune, tutore provvisorio del minore, non ha provveduto alla nomina di alcun legale e il Tribunale per minorenni non ha disposto la nomina di un difensore di ufficio né di un curatore speciale.

Ne deriva la lesione del diritto di difesa del minore che non è stato assistito e non ha potuto esercitare alcun contraddittorio su tutti gli atti processuali che hanno costituito il presupposto per le decisioni dei giudici di merito.

Ciò ha come conseguenza la nullità del procedimento per l"accertamento dello stato di adottabilità svoltosi senza l"assistenza del legale del minore.

Avv. Valeria Cianciolo

Corte di Cassazione, sez. VI Civile - 1, sentenza 18 gennaio – 8 giugno 2016, n. 11782
Presidente Dogliotti – Relatore Bisogni

Fatto e diritto

Rilevato che:

1. Il Tribunale per i minorenni di Milano, con sentenza n. 18/2014 ha dichiarato lo stato di adottabilità di T.J. , nato il (omissis) da T.F. e da padre rimasto non identificato. Ha rilevato lo stato di grave deficit cognitivo della madre e la sua comprovata incapacità e mancanza di volontà rispetto al compito genitoriale. Il T.M., pur rilevando che T.N. , zia del minore, e il suo coniuge, C.M., sia del minore, e il suo coniuge, C.M. , avevano manifestato la disponibilità ad occuparsi del piccolo J. , dimostrando reale attaccamento e affetto nei suoi confronti, non li ha ritenuti idonei a supplire alla mancanza dell"unica figura genitoriale per una serie di fattori che ne limitano la disponibilità di tempo e che non consentono di esprimere un giudizio positivo sulla corretta assunzione di tale ruolo di supplenza della figura materna.
2. T.N. e C.M. hanno proposto reclamo contro la decisione del Tribunale minorile eccependo la nullità del procedimento di primo grado per violazione degli artt. 11 e 12 della legge n. 184/1983 e contestando nel merito la sussistenza dello stato di abbandono del minore.
3. La Corte di appello di Milano ha disposto C.T.U. che ha valutato positivamente la capacità della famiglia T. - C. di prendersi cura di J. . Sulle conclusioni conformi del Procuratore Generale, la Corte distrettuale ha revocato la dichiarazione di adottabilità, ha dichiarato la decadenza della madre dalla responsabilità genitoriale e ha disposto l"affidamento del minore al Comune di Cantù per il suo collocamento presso l"abitazione degli zii T.N. e C.M. da attuarsi entro un mese dalla sentenza, previa presa in carico del minore e degli zii per la ripresa dei rapporti e la strutturazione di un progetto di supporto domiciliare e psicologico descritto in motivazione. Ha affidato al Comune il compito di regolamentare gli incontri con la madre.
4. Contro la decisione ricorre per cassazione il Comune di Cantù dopo aver ottenuto dalla Corte di appello di Milano provvedimento del 4/27 giugno 2015 di sospensione dell"esecuzione, ex art. 373 c.p.c., della sentenza impugnata. Il Comune ricorrente si affida a tre motivi di impugnazione.
5. Non svolgono difese i coniugi T. C. .
6. Con il primo motivo di ricorso si deduce nullità della sentenza e del procedimento ex art. 360 n. 4 c.p.c. per violazione e falsa applicazione degli artt. 8, comma 4, e 10 della legge n. 184/1983 e dell"art. 336, comma 4, c.c.; mancato rispetto del principio del contraddittorio e del correlato diritto di difesa.
7. Con il secondo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 8 e seguenti della legge n. 184/1983, come modificati dalla legge n. 149 del 2001, in relazione alla sussistenza dello stato di abbandono del minore; vizio motivazionale relativo a tale aspetto (ai sensi dell"art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5).
8. Con il terzo motivo di ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli artt. 320, comma 1, 343 e 357 c.c., in ordine all"assenza di nomina di un rappresentante legale del minore e vizio motivazionale relativo a tale aspetto (ai sensi dell"art. 360 c.p.c., comma 1 n. 3).
Ritenuto che:
9. Il primo motivo di ricorso è fondato. Come già affermato da questa Corte (Cass. civ., sezione n. 3804 del 17 febbraio 2010), in tema di adozione, ai sensi degli artt. 8, ultimo comma, e 10, secondo comma, della legge 4 maggio 1983, n. 184, come novellati dalla legge 28 marzo 2001, n. 149, il procedimento volto all"accertamento dello stato di adottabilità deve svolgersi fin dalla sua apertura con l"assistenza legale del minore, il quale è parte a tutti gli effetti del procedimento, e, in mancanza di una disposizione specifica, sta in giudizio a mezzo di un rappresentante, secondo le regole generali, e quindi a mezzo del rappresentante legale, ovvero, in caso di conflitto d"interessi, di un curatore speciale, soggetti cui compete la nomina del difensore tecnico. La nomina di un curatore speciale è necessaria qualora non sia stato nominato un tutore o questi non esista ancora al momento dell"apertura del procedimento, ovvero, come si diceva, nel caso in cui sussista d"interessi, anche solo potenziale, tra il minore ed il suo rappresentante legale. Tale conflitto è ravvisabile in re ipsa nel rapporto con i genitori, portatori di un interesse personale ad un esito della lite che può essere diverso da quello vantaggioso per il minore, mentre nel caso in cui a quest"ultimo sia stato nominato un tutore il conflitto dev"essere specificamente dedotto e provato in relazione a circostanze concrete, in mancanza delle quali il tutore non solo è contraddittore necessario, ma ha una legittimazione autonoma e non condizionata, che può liberamente esercitare in relazione alla valutazione degli interessi del minore.
10. Dal coordinamento delle disposizioni di cui all"art. 8 comma 4 e 10 comma 2 della legge n. 184/1983 e successive modificazioni emerge non solo la volontà del legislatore di considerare necessaria la partecipazione al procedimento del minore e dei genitori, ovvero in mancanza, degli altri parenti entro il quarto grado che abbiano con il minore rapporti significativi, ma anche quella di garantire loro una assistenza legale finalizzata all"esplicazione di una effettiva difesa nel processo. Se l"art. 10 prevede che all"atto dell"apertura del procedimento genitori del minore siano avvertiti e invitati a nominare un difensore, nonché informati della nomina di un difensore di ufficio nel caso non vi provvedano, non può logicamente ritenersi che una tutela inferiore possa essere accordata alla partecipazione del minore al procedimento di cui è la parte principale, in ragione della mancata previsione di un tale invito al tutore già nominato o nominato contestualmente all"apertura del procedimento. Pur potendosi considerare implicito un tale avviso nella nomina del tutore, legata all"apertura del procedimento, non può non ritenersi infatti una conseguenza logica del diritto all"assistenza legale del minore, che la mancata nomina di un difensore da parte del tutore, che non abbia la qualità per stare in giudizio personalmente (cfr. Cass. civ., sezione I, n. 15363 del 22 luglio 2015), comporta necessariamente la nomina di un difensore d"ufficio ovvero la nomina di un curatore speciale che, se non abilitato a stare in giudizio personalmente, dovrà provvedere alla nomina.
11. Nella specie il Comune di Cantù, tutore provvisorio del minore, non ha provveduto alla nomina di un difensore tecnico e il Tribunale per i minorenni non ha disposto la nomina di un difensore di ufficio né di un curatore speciale. Ne è derivata la lesione del diritto di difesa del minore che non è stato assistito e non ha potuto esercitare alcun contraddittorio su tutti gli atti processuali che hanno costituito il presupposto per le decisioni dei giudici di merito. Ciò ha come conseguenza la nullità del procedimento per l"accertamento dello stato di adottabilità svoltosi senza l"assistenza legale del minore.
12. L"accoglimento del ricorso comporta la cassazione della sentenza della Corte di appello e la rimessione della causa al primo giudice che deciderà anche sulle spese relative al giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza della Corte di appello di Milano e, accertata la nullità del procedimento di adottabilità, rimette le parti davanti al Tribunale per i minorenni anche per le spese del giudizio. Dispone che in caso di diffusione del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi a norma dell"art. 52 del decreto legislativo n. 196/2003.



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