Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Redazione P&D - 2013-09-11

MANCATO PASSAGGIO DI RUOLO: DANNO ESISTENZIALE - Cons. St. 4009/2013

Cons. Stato, sez. VI, 30/7/2013, n. 4009, pres. Baccarini, rel. Castriota Scanderbeg, ha deciso l"appello proposto da una docente avverso la sentenza del TAR Lazio che aveva accolto in parte il ricorso di primo grado per il riconoscimento, a titolo risarcitorio, di una pretesa creditoria derivante dalla sua mancata assunzione nel ruolo dei docenti negli istituti di secondo grado. L'appellante in particolare lamentava l"erroneità della sentenza nella parte in cui aveva liquidato il danno esistenziale nella misura di euro tremila. In tale parte l"appello è stato respinto con la seguente motivazione:

"Giova premettere, in fatto, che l'odierna appellante non ha mai svolto attività lavorativa quale docente di istituti scolatici di secondo grado, proprio a causa dei provvedimenti ostativi adottati dalla Amministrazione scolastica, successivamente dichiarati illegittimi ed annullati dal giudice amministrativo, con sentenze passate in giudicato. Con tali decisioni (in particolare, Tar Lazio 29 novembre 1995, n. 1151 adottata sul ricorso avverso la esclusione dalla sessione riservata di esami per l'abilitazione negli istituti di istruzione di secondo grado e Tar Lazio, sezione di Latina, 27 gennaio 1998 n. 26 sul ricorso avverso il diniego di immissione nel ruolo dei docenti negli istituti di istruzione di secondo grado) è stato accertato, mercè l'annullamento degli atti che hanno illegittimamente denegato alla ricorrente il diritto di transitare nel ruolo dei docenti negli istituti di secondo grado, che tale pretesa risultava invece fondata, quantomeno a decorrere dall'anno scolastico 19921993

(…)  Venendo al secondo motivo d'appello, incentrato sulla non completa riparazione, da parte del Giudice di primo grado, del danno esistenziale subìto dalla ricorrente per effetto del mancato passaggio nel ruolo dei docenti degli istituti superiori nonché del mancato svolgimento in concreto del corrispondente rapporto di servizio, il Collegio ritiene che tale motivo di censura non possa trovare favorevole apprezzamento. Come si è anticipato, in relazione a tale voce di danno, i giudici di primo grado hanno liquidato la somma di euro tremila, ritenendola satisfattiva della pretesa a tal titolo avanzata dalla odierna appellante.

Anche questo Collegio è persuaso che la prof. Ra. non abbia ragione di rivendicare, in relazione al dedotto danno esistenziale, somme maggiori di quelle già riconosciute dai giudici di prime cure. È noto peraltro che, anche laddove si alleghi la lesione di diritti inviolabili della persona, la sussistenza di un danno non patrimoniale (asseritamente) risarcibile, ai sensi dell'articolo 2059 cod. civ., deve essere puntualmente dimostrata. Al riguardo, atteso che il danno non patrimoniale è configurabile quale "dannoconseguenza" derivante dall'effettiva lesione di specifici beni/valori oggetto di tutela (e non quale mero "dannoevento", in cui il ristoro consegue in modo automatico alla violazione), il danno in questione deve essere puntualmente allegato e dimostrato nella sua consistenza, se del caso - e sussistendone le condizioni legittimanti - attraverso il ricorso a presunzioni. Ed invero, laddove si accedesse all'opposta tesi del danno "in re ipsa", si finirebbe per snaturare la funzione stessa del risarcimento, il quale non conseguirebbe all'effettivo accertamento di un danno, ma si atteggerebbe alla stregua di vera e propria "pena privata per un comportamento illecito (in tal senso: Cass., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26972; id., sez. un., 11 novembre 2008, n. 26973). È stato quindi affermato che anche il danno non patrimoniale deve essere sempre allegato e provato, in quanto, come osservato anche in dottrina, l'onere della prova non dipende invero dalla relativa qualificazione in termini di "dannoconseguenza", tutti i danni extracontrattuali dovendo essere provati da chi ne pretende il risarcimento, e pertanto anche il danno non patrimoniale nei suoi vari aspetti, e la prova può essere data con ogni mezzo (in tal senso: Cass. civ., 5 ottobre 2009, n. 21223; id., 22 luglio 2009, n. 17101).

Venendo al caso di specie, la ricorrente non ha provato di aver subìto danni non patrimoniali di particolare significato per effetto degli illegittimi provvedimenti della Amministrazione scolastica (…) né risulta provata la deduzione dell'appellante circa lo stretto nesso causale tra i fatti all'origine del giudizio e la sua scelta relativa all'anticipato pensionamento. D'altra parte, ai fini della valutazione del danno alla vita di relazione (quale componente del rivendicato danno esistenziale), deve altresì considerarsi che la percezione sociale della rilevanza del profilo professionale connesso all'insegnamento nelle scuole secondarie di primo grado non è sostanzialmente dissimile da quella ricollegabile ad un incarico di insegnamento in istituti scolastici di secondo grado, trattandosi pur sempre di distinte declinazioni di un percorso professionale che viene visto e considerato, dall'esterno, come sostanzialmente unitario ed implicante, nell'un caso e nell'altro, il disimpegno di delicati compiti e funzioni. Tali considerazioni inducono a ritenere la piena congruità e adeguatezza della liquidazione del danno a tal titolo operata dal Giudice di primo grado, contenuta nella ragionevole misura di euro tremila".



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