Legislazione e Giurisprudenza, Danno esistenziale -  Russo Paolo - 2014-07-25

MANCATO RICONOSCIMENTO E ABBANDONO DEI FIGLI: E DANNO ESISTENZIALE – Cass. 16657/2014 - Paolo RUSSO

Cassazione Civile, sez. I, 22 luglio 2014, n. 16657, Pres. Luccioli, Rel. Lamorgese Un padre che non riconosce ed abbandona i propri figli, violando il proprio dovere di assistenza morale e materiale, merita la condanna al risarcimento del danno esistenziale.

Nella fattispecie, i giudici di merito avevano ritenuto l"uomo responsabile della violazione degli obblighi nascenti dal rapporto di filiazione, per avere privato i figli dell'affettività paterna, per avere dimostrato totale insensibilità nei loro confronti, come dimostrato dal rifiuto di corrispondere i mezzi di sussistenza e negato loro ogni aiuto, non solo economico, con conseguente violazione di diritti di primaria rilevanza costituzionale.

Il padre aveva pertanto presentato ricorso in Cassazione, censurando l'accoglimento della domanda di risarcimento in favore dei figli, trattandosi, ad avviso del ricorrente, di un danno esistenziale che la corte avrebbe valutato in re ipsa, in difetto di prova e senza considerare che i figli non avevano subito alcuna apprezzabile patologia o alterazione psicologica né mostrato disturbi comportamentali a causa della lontananza del padre.

La Suprema Corte ha però rigettato le doglianze di quest"ultimo, rammentando anzitutto la particolare tipologia danno non patrimoniale in questione, di tipo esistenziale, consistente nella integrale perdita del rapporto parentale che ogni figlio ha diritto di realizzare con il proprio genitore e che deve essere risarcita per il fatto in sé della lesione, e chiarendo che, in ogni caso, la prova dei lamentati pregiudizi può essere (come è stata nella specie) offerta "sulla base anche di soli elementi presuntivi".

Gli ermellini hanno infine ulteriormente stabilito che la violazione dei doveri di mantenimento, istruzione ed educazione dei genitori verso la prole, a causa del disinteresse mostrato nei confronti dei figli per lunghi anni, ben può integrare gli estremi dell'illecito civile, cagionando la lesione di diritti costituzionalmente protetti, e dar luogo ad un'autonoma azione dei medesimi figli volta al risarcimento dei danni non patrimoniali ai sensi dell'art. 2059 c.c..

Trattasi infatti, si legge in sentenza, "di un comportamento rilevatore di responsabilità genitoriale, consistito appunto nell"avere deprivato i figli della figura paterna, che costituisce un fondamentale punto di riferimento soprattutto nella fase della crescita, e idoneo ad integrare un fatto generatore di responsabilità aquiliana".



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