Articoli, saggi, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-04-24

Mandato di arresto europeo: art. 6 Tue - C-404 e C-659/15 - Carol Comand

L'esclusione della sussistenza di un rischio concreto che l'interessato sia sottoposto a trattamento che viola i diritti umani impone all'autorità giudiziaria di adottare la propria decisione sul mandato di arresto europeo.

Nell"art. 1 par. 3 della decisione quadro 2002/584/GAI, relativa al mandato di arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri, si stabilisce che l"obbligo di rispettare i diritti fondamentali e i fondamentali principi giuridici sanciti dall"art. 6 del trattato sull"Unione europea non possa essere modificato per effetto della medesima decisione.

La Corte di Giustizia, investita della questione del se, tale norma, possa essere interpretata nel senso che possa ritenersi illegittima una consegna ai fini dell"esercizio dell"azione penale ovvero ai fini esecutivi ove sussistano gravi indizi che le condizioni detentive cui il soggetto sarebbe sottoposto violino tali diritti e principi o, se il menzionato articolo, debba essere interpretato nel senso che, in detti casi, lo Stato di esecuzione possa o debba subordinare la propria decisione circa la legittimità di una consegna alla prestazione di garanzie sul rispetto delle condizioni di detenzione ha fornito una risposta precisa.

I procedimenti dai quali scaturivano i rinvii pregiudiziali si caratterizzavano per le rilevate carenze sistemiche nelle condizioni di detenzione nello stato membro emittente e, su tali questioni, erano già pervenute le conclusioni dell"Avvocato generale, il quale, peraltro, aveva escluso che quanto disposto dall"art. 1 par. 3 potesse costituire motivo di non esecuzione del mandato, fondato sul rischio di violazione dei diritti fondamentali.

Ricordata l"importanza della fiducia fra gli Stati membri, quale fondamento del mutuo riconoscimento nel diritto dell"Unione europea, per la creazione ed il mantenimento di uno spazio senza frontiere interne, la norma invocata, in particolare, dalla Corte per fornire risposta al quesito posto è l"art. 15 par. 2 della decisione quadro in cui si contempla la possibilità di richiedere informazioni allo Stato emittente, tenuto altresì conto dei termini di cui all"art. 17.

Nell"ipotesi, dunque, in cui le informazioni ricevute inducano ad escludere la sussistenza di un rischio concreto che l"interessato sia oggetto di un trattamento inumano e degradante, l"autorità giudiziaria dovrà adottare la propria decisione sul mandato di arresto europeo.

Ci si permette di riportare parte della pronuncia:

"Di conseguenza, per garantire il rispetto dell"articolo 4 della Carta nel singolo caso della persona oggetto del mandato d"arresto europeo, l"autorità giudiziaria di esecuzione, a fronte di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati comprovanti l"esistenza di siffatte carenze, è tenuta a verificare se, nelle circostanze della fattispecie, sussistano motivi gravi e comprovati di ritenere che, in seguito alla sua consegna allo Stato membro emittente, tale persona corra un rischio concreto di essere sottoposta nello Stato membro di cui trattasi a un trattamento inumano o degradante, ai sensi dell"articolo in parola.

A tal fine, a norma dell"articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro detta autorità deve chiedere all"autorità giudiziaria dello Stato membro emittente di fornire con urgenza qualsiasi informazione complementare necessaria per quanto riguarda le condizioni di detenzione previste nei confronti dell"interessato in tale Stato membro.

Tale richiesta può anche riguardare l"esistenza, nello Stato membro emittente, di eventuali procedimenti e meccanismi nazionali o internazionali di controllo delle condizioni di detenzione connessi, ad esempio, a visite negli istituti penitenziari, che consentano di valutare lo stato attuale delle condizioni di detenzione in predetti istituti.

A norma dell"articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro, l"autorità giudiziaria di esecuzione può fissare un termine ultimo per la ricezione delle informazioni complementari richieste all"autorità giudiziaria emittente. Tale termine deve essere adattato al caso di specie, al fine di lasciare a quest"ultima autorità il tempo necessario per raccogliere dette informazioni, se necessario ricorrendo a tal fine all"assistenza dell"autorità centrale o di una delle autorità centrali dello Stato membro emittente, a norma dell"articolo 7 della decisione quadro. In forza dell"articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro, detto termine deve tuttavia tener conto della necessità di rispettare i termini fissati dall"articolo 17 della medesima decisione quadro. L"autorità giudiziaria emittente è tenuta a fornire tali informazioni all"autorità giudiziaria di esecuzione.

Se, tenuto conto delle informazioni fornite in forza dell"articolo 15, paragrafo 2, della decisione quadro, nonché di qualunque altra informazione in possesso dell"autorità giudiziaria di esecuzione, l"autorità di cui trattasi accerta che sussiste, rispetto alla persona oggetto del mandato d"arresto europeo, un rischio concreto di trattamento inumano o degradante, quale indicato al punto 94 della presente sentenza, l"esecuzione del mandato in parola deve essere rinviata ma non può essere abbandonata (v., per analogia, sentenza Lanigan, C-237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 38).

Qualora detta autorità decida un siffatto rinvio, lo Stato membro di esecuzione ne informa l"Eurojust, conformemente all"articolo 17, paragrafo 7, della decisone quadro, precisando i motivi del ritardo. Inoltre, in forza di tale disposizione, uno Stato membro che ha subito ritardi ripetuti nell"esecuzione di mandati d"arresto europei da parte di un altro Stato membro per motivi indicati al punto precedente, ne informa il Consiglio affinché sia valutata l"attuazione della decisione quadro a livello degli Stati membri.

Peraltro, conformemente all"articolo 6 della Carta, l"autorità giudiziaria di esecuzione può decidere di mantenere l"interessato in stato di detenzione soltanto a condizione che il procedimento di esecuzione del mandato d"arresto europeo sia stato condotto con sufficiente diligenza e, pertanto, che la durata della detenzione non risulti eccessiva (v., in tal senso, sentenza Lanigan, C-237/15 PPU, EU:C:2015:474, punti da 58 a 60). Per quanto riguarda le persone oggetto di un mandato d"arresto europeo ai fini dell"esercizio dell"azione penale, tale autorità deve tenere debitamente conto del principio della presunzione d"innocenza garantito dall"articolo 48 della Carta.

A tal riguardo, l"autorità giudiziaria di esecuzione deve rispettare il requisito della proporzionalità, previsto dall"articolo 52, paragrafo 1, della Carta, quanto alla limitazione di qualsiasi diritto o libertà riconosciuti da quest"ultima. Infatti, l"emissione di un mandato d"arresto europeo non può giustificare il protrarsi della detenzione dell"interessato senza alcun limite temporale.

In ogni caso, laddove l"autorità giudiziaria di esecuzione concluda, in esito all"esame menzionato ai punti 100 e 101 della presente sentenza, di essere tenuta a porre fine alla detenzione del ricercato, spetta allora alla medesima, in forza degli articoli 12 e 17, paragrafo 5, della decisione quadro, disporre, unitamente al rilascio provvisorio di tale persona, qualsiasi misura da essa ritenuta necessaria per evitare che quest"ultima si dia alla fuga e assicurarsi che permangano le condizioni materiali necessarie alla sua effettiva consegna fintantoché non venga adottata una decisione definitiva sull"esecuzione del mandato d"arresto europeo (v. sentenza Lanigan, C-237/15 PPU, EU:C:2015:474, punto 61).

Nell"ipotesi in cui le informazioni ricevute dall"autorità giudiziaria di esecuzione da parte dell"autorità giudiziaria emittente inducano ad escludere la sussistenza di un rischio concreto che l"interessato sia oggetto di un trattamento inumano o degradante nello Stato membro emittente, l"autorità giudiziaria di esecuzione deve adottare, entro i termini fissati dalla decisione quadro, la propria decisione sull"esecuzione del mandato d"arresto europeo, fatta salva la possibilità per l"interessato, una volta consegnato, di esperire nell"ordinamento giuridico dello Stato membro emittente i mezzi di ricorso che gli consentono di contestare, se del caso, la legalità delle sue condizioni detentive in un istituto penitenziario di tale Stato membro (v., in tal senso, sentenza F., C-168/13 PPU, EU:C:2013:358, punto 50).

Da tutte le considerazioni che precedono discende che occorre rispondere alle questioni poste dichiarando che gli articoli 1, paragrafo 3, 5 e 6, paragrafo 1, della decisione quadro devono essere interpretati nel senso che, in presenza di elementi oggettivi, attendibili, precisi e opportunamente aggiornati comprovanti la presenza di carenze vuoi sistemiche o generalizzate, vuoi che colpiscono determinati gruppi di persone, vuoi ancora che colpiscono determinati centri di detenzione per quanto riguarda le condizioni di detenzione nello Stato membro emittente, l"autorità giudiziaria di esecuzione deve verificare, in modo concreto e preciso, se sussistono motivi seri e comprovati di ritenere che la persona colpita da un mandato d"arresto europeo emesso ai fini dell"esercizio dell"azione penale o dell"esecuzione di una pena privativa della libertà, a causa delle condizioni di detenzione in tale Stato membro, corra un rischio concreto di trattamento inumano o degradante, ai sensi dell"articolo 4 della Carta, in caso di consegna al suddetto Stato membro. A tal fine, essa deve chiedere la trasmissione di informazioni complementari all"autorità giudiziaria emittente, la quale, dopo avere richiesto, ove necessario, l"assistenza dell"autorità centrale o di una delle autorità centrali dello Stato membro emittente ai sensi dell"articolo 7 della decisione quadro, deve trasmettere tali informazioni entro il termine fissato nella suddetta domanda. L"autorità giudiziaria di esecuzione deve rinviare la propria decisione sulla consegna dell"interessato fino all"ottenimento delle informazioni complementari che le consentano di escludere la sussistenza di siffatto rischio. Qualora la sussistenza di siffatto rischio non possa essere esclusa entro un termine ragionevole, tale autorità deve decidere se occorre porre fine alla procedura di consegna".



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