Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Giovanni Sollazzo - 2016-07-29

Mandato di arresto europeo: la persona richiesta madre di prole come motivo di rifiuto - Cass. pen. n. 31877/16 - Carol Comand

Il motivo di rifiuto alla consegna si riferisce espressamente ed esclusivamente alla madre di prole di età inferiore ai tre anni con lei convivente.

La Corte di Cassazione ha ribadito che il motivo di rifiuto della consegna nel caso in cui persona richiesta sia una donna incinta o madre di prole con lei convivente e di età inferiore ai tre anni si riferisce all"ipotesi ivi espressamente contemplata e che la norma citata non comprende il diverso caso in cui il soggetto richiesto sia una madre di ragazza quattordicenne.

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA PENALE

Fatto RITENUTO IN FATTO 1. -omissis- ricorre per mezzo del proprio difensore avverso la sentenza in epigrafe, con la quale la Corte di appello di Roma ha dichiarato la sussistenza delle condizioni per l'accoglimento della richiesta di consegna avanzata dall'autorità giudiziaria spagnola sulla base del mandato d'arresto europeo processuale emesso il 9.2.2016 dalla Corte di Istruzione -omissis- per i reati di abbandono e sottrazione di minore e inosservanza di provvedimenti del giudice, commessi in Spagna dal (OMISSIS).
2. La ricorrente censura la sentenza impugnata lamentando con unico motivo di ricorso vizi di motivazione in ordine all'opportunità di esecuzione del MAE pur in presenza di una figlia minore che si trova in Italia con la madre, attuale ricorrente, da circa due anni. Inoltre, il Tribunale per i Minorenni di Roma ha sospeso, nel preminente interesse della citata minore - temporaneamente affidata agli assistenti sociali operanti nella casa-famiglia presso la quale è stata collocata - la responsabilità genitoriale di entrambi i genitori con provvedimento del (OMISSIS), reso nell'ambito del procedimento a tutt'oggi pendente per la trattazione dell'istanza di rimpatrio proposta ai sensi della Convenzione dell'Aia del 25 ottobre 1980 sugli aspetti civili della sottrazione internazionale di minori.
Sarebbe dunque assolutamente inopportuna l'esecuzione del MAE, in considerazione dell'interesse della minore a non essere allontanata forzosamente dalla madre - nei confronti della quale sono state revocate tutte le misure cautelari finalizzate alla consegna e alla quale è stato concesso un permesso di visita trisettimanale - e a non subire un ulteriore evento traumatico per il suo sviluppo psichico ed emotivo. In tal senso, il preminente interesse della minore, attualmente quattordicenne, dovrebbe rendere applicabile in via estensiva il motivo di rifiuto della consegna previsto dalla L. n. 69 del 2005, art. 18, lett. s) per la madre di prole inferiore a tre anni con lei convivente.

Diritto CONSIDERATO IN DIRITTO 1. Il ricorso è infondato.
Il motivo di rifiuto della consegna previsto alla L. n. 69 del 2005, art. 18, lett. s) non previsto come tale dalla Decisione Quadro 2002/584/GAI del 13.6.2002 - si riferisce espressamente ed esclusivamente alla madre di prole di età inferiore ai tre anni con lei convivente. Il caso di specie, riguardante madre di ragazza quattordicenne, non rientra dunque all'evidenza nel campo di applicazione della norma testè citata.
Il Collegio osserva inoltre che la ricorrente ha allegato - peraltro solo labilmente - un suo radicamento in Italia al solo fine di giustificare la richiesta di applicazione del suddetto motivo di rifiuto (art. 18, lett. s). Ove pure esistente, quel radicamento non potrebbe in ogni caso giustificare il rifiuto della consegna ai sensi della L. n. 69 del 2005, art. 18, lett. r) quale risulta a seguito della sentenza della Corte cost. n. 227 del 2010, che si riferisce unicamente a mandato di arresto europeo esecutivo, quello in esame essendo, al contrario, processuale.
Al rigetto del ricorso consegue, ai sensi dell'art. 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. La Cancelleria provvederà agli adempimenti di cui alla L. n. 69 del 2005, art. 22, comma 5.



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