Articoli, saggi, Reo, vittima -  Redazione P&D - 2015-02-01

MARICICA E VANESSA; VITTIME, COLPEVOLI E PENE ... DUE PESI E DUE MISURE? FORSE SÌ, PER FORTUNA - Mario IANNUCCI

- Giustizia

- Maricica e Vanessa; vittime, colpevoli e pene... due pesi e due misure? Forse sì, per fortuna.

- Risposta di Mario Iannucci[1] ad Antonio Pennacchi


Antonio Pennacchi ha scritto, sul Corriere della Sera del 30 gennaio scorso, un articolo su due casi di omicidio "preterintenzionale", sostenendo che, per questioni razziali, la giustizia italiana avrebbe adottato due pesi e due misure. Ristretti Orizzonti ha ripreso questo articolo (http://www.ristretti.org/Le-Notizie-di-Ristretti/giustizia-maricica-e-vanessa-vittime-colpevoli-e-pene-due-pesi-e-due-misure).

1° caso. Un giovane uomo italiano, durante un litigio con una donna rumena nella stazione della metro Anagnina a Roma, la colpisce con un "pugno al volto o alla testa". La donna finisce a terra e l"uomo si allontana con calma, dopo avere raccattato alcuni oggetti caduti, sicuramente non immaginando di avere procurato alla donna delle lesioni gravissime e mortali, tanto è vero che, fermato a pochi passi di distanza, si trattiene poi accanto alla donna discutendo con gli astanti (c"è un video dove la scena è ripresa per intero: https://www.youtube.com/watch?v=RgKRRzuYfJw). Forse non lo pensano nemmeno le molte persone che, almeno nei tre minuti successivi all"aggressione, passano accanto alla donna che giace per terra, supina e immobile. Forse non lo pensa nemmeno l"unico uomo che si china su di lei, la tocca con una mano e poi si dirige senza correre verso la postazione dei Vigili che è lì a pochi passi. La donna entra in coma e muore dopo otto giorni. L"uomo è stato quindi condannato per omicidio preterintenzionale a otto anni di pena. Dopo quattro anni, come previsto dalla legge, è stato ammesso a godere, per la parte residua della pena che nel frattempo si è probabilmente ridotta in maniera cospicua per effetto della cosiddetta

2° caso. Due donne rumene (a me non importa niente che fossero o meno prostitute, così come non mi importa un fico secco che fossero rumene: i daci sono un popolo di rispettabilissime tradizioni culturali, ma non è la cultura o la professione che si giudica nei tribunali) litigano con una italiana, sempre "a Roma e sempre sulla metro, ma in un'altra stazione – Termini".  Durante il litigio una delle ragazze rumene, che ha in mano un ombrello, ne conficca la punta nell"occhio della ragazza italiana, che stramazza a terra e muore. La ragazza rumena fugge e viene arrestata due giorni dopo a molti chilometri di distanza. Ha dichiarato che non ha conficcato volontariamente quella punta di ombrello nel cranio della vittima. Difficile pensare che non si fosse però accorta subito di avere procurato lesioni gravissime alla vittima, potenzialmente mortali. Tuttavia fugge e non si preoccupa minimamente della sorte della vittima colpita "accidentalmente". Una imputazione per omicidio volontario ma una condanna a sedici anni (che è una pena doppia rispetto agli otto inflitti al giovane italiano, non quadrupla!), definitiva dopo la cassazione, per omicidio preterintenzionale: la donna rumena, mentre affondava la punta dell"ombrello nel cranio della donna italiana, non voleva poi farle così tanto male! Si sa, in Romania, tutti i giorni si cacciano gli ombrelli negli occhi degli altri al solo scopo di percuotere, mentre invece si tira un pugno a un altro quando si ha una precisa intenzione omicida!

Si capisce che fra il primo e il secondo caso la differenza è radicale. Non basta che i due reati siano stati compiuti entrambi a Roma, entrambi in una stazione della metro romana, entrambi -a ruoli invertiti- tra vittime e colpevoli di nazionalità diversa. Si capisce anche che, chiunque volesse ravvisare un fumus razziale nell"esame dei due casi, dovrebbe di sicuro rinvenirlo lì dove i giudici hanno inteso valutare con particolare clemenza, derubricando il reato da volontario a preterintenzionale, il caso della giovane omicida rumena. A me viene in mente che tale clemenza non l"abbiano avuta perché l"imputata era rumena (con una sorta di razzismo alla rovescia), ma forse perché era giovane e madre di due piccole bambine. Se è stato per questo, hanno fatto molto bene e, a giudicare dal grado di pentimento della giovane condannata, hanno visto giusto. Auguro fra l"altro alla giovane rumena, se davvero pentita, di uscire presto dal carcere (lo potrà fare tra non molti anni, con i benefici previsti dalla legge) e di non rimanere "schiacciata" dal peso del suo gesto.

Il razzismo non riesco a tollerarlo. Ma nemmeno l"ipocrisia di chi distorce la realtà per dimostrare a tutti i costi di essere, contro una giustizia presunta razzista, un puro difensore dell"imparzialità, dell"integrazione, della obiettività "democratica".


Giustizia: Maricica e Vanessa; vittime, colpevoli e pene... due pesi e due misure

di Antonio Pennacchi*

 

Corriere della Sera, 30 gennaio 2015

 

Pochi anni fa - era l'8 ottobre del 2010 - nella stazione della metro Anagnina a Roma vengono a diverbio, per questioni di fila, un ragazzo italiano di vent'anni e una donna romena di trentadue, di professione infermiera, sposata e con un figlio. Pare che poi - andandosene - il ragazzo le abbia detto: "Ma non te lo insegnano al Paese tuo a stare in fila?".

Lei allora gli corre dietro fin fuori la stazione, inveendo e sputandogli addosso. Lui si volta, le sferra un pugno - non so se al volto o in testa - lei cade e resta a terra. Lui se ne va. Lo insegue però e lo blocca un militare di passaggio della Capitaneria di porto, che lo consegna ai vigili quando arrivano. Lei è sempre a terra. Chiamano il 118. Otto giorni di coma e muore. Si chiamava Maricica Hahaianu.

È dell'altro giorno la notizia invece (26.1.2015) che il ragazzo condannato in appello nel 2012 a otto anni - per omicidio preterintenzionale e concessione delle attenuanti - è stato scarcerato, per essere affidato ai servizi sociali. Dopo complessivi quattro anni di carcere e arresti domiciliari, torna quindi in libertà, pure se relativa: "Potrà uscire di casa per andare al lavoro e in palestra, purché rientri nella sua abitazione entro le otto di sera". Stop.

Solo tre anni prima però - 26 aprile 2007 - era accaduta un'altra tragedia dai contorni assai simili. Sempre a Roma e sempre sulla metro, ma in un'altra stazione - Termini - vengono a diverbio due ragazze romene e una italiana. Le romene - rispettivamente di 17 e 21 anni - secondo la polizia sono prostitute. L'italiana di 23 anni è invece anche lei - come la Maricica Hahaianu dell'Anagnina - infermiera laureata.

Non è chiaro se il litigio sia cominciato sul treno - sedute a fianco, ci sarebbe già stato un alterco - ma è all'uscita a Termini, in mezzo alla calca, che il conflitto deflagra: "Che te spigni, str...", dice la ragazza italiana alla romena più grande. E la rincorre, la schiaffeggia, le si avventa addosso. La romena aveva un ombrello in mano. Pioveva, forse, quel giorno. E nel tentativo di divincolarsi, dice lei - o nella foga d'una maldestra e nella convulsa velocità di queste cose - l'ombrello diventa un'arma. La sua punta trafora l'orbita oculare, penetra e recide un'arteria. La ragazza italiana cade. Le due romene scappano. La ragazza muore.

Le romene verranno arrestate due giorni dopo nelle Marche. A Tolentino. La vittima si chiamava Vanessa Russo. Alla sua assassina - Donina Matei, 21 anni all'epoca dei fatti, due figli piccoli in Romania - la Cassazione ha confermato nel gennaio 2010 la condanna emessa dalla Corte d'assise d'appello a 16 anni, per omicidio preterintenzionale aggravato dai futili motivi. Sta ancora in carcere. A Sollicciano, credo. È pentita e non cerca giustificazioni: "Senza sapere nemmeno io come e perché, una ragazza della mia età è morta a causa mia. Non lo volevo questo, non era mia intenzione. Ma è successo e devo pagare, tra queste mura, con un rimorso che non mi abbandonerà mai".

Lo dice in un racconto - La ragazza con l'ombrello - premiato da un concorso letterario e pubblicato nel 2011 dalla piccola biblioteca Oscar Mondadori nella raccolta: Volete sapere chi sono io? Racconti dal carcere, a cura di Antonella Bolelli Ferrera. Non si aspetta niente Donina. Consapevole che è giusto che chi sbaglia paghi, aspetta solo che passino questi altri otto anni per poter tornare dai suoi figli e andare pure, dice lei: "A pregare sulla tomba di Vanessa".

Io adesso però - ferma restando la pietas per tutte le vittime e i loro familiari - vorrei sapere perché, se domani per caso ammazzo un romeno, prendo di sicuro molti meno anni di quanti ne prenderebbe lui se ammazzasse me. Meno d'un quarto, quasi. Ma che è, giustizia, questa? O è razzista pure la giustizia in Italia? Sempre che la differenza non la faccia - sulla metro - l'ammazzare a Termini piuttosto che all'Anagnina.

 

*Scrittore, autore di "Canale Mussolini", premio Strega 2010



[1] Psichiatra Psicoanalista, Specialista della Casa Circondariale di Sollicciano ([email protected] )



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