Legislazione e Giurisprudenza, Separazione, divorzio -  Campagnoli Maria Cristina  - 2013-08-18

MARITO FEDIFRAGO: SI ALLADDEBITO, NO AL RISARCIMENTO - CASS. ORD. 6/6/2013 n. 14366 - Maria Cristina CAMPAGNOLI

Il fatto – Con sentenza ritualmente emessa, il Tribunale di Verona, pronunciava la separazione personale tra due coniugi, rigettando le domande di addebito reciprocamente formulate e condannando il marito al risarcimento del danno, in favore della moglie, per violazione degli obblighi coniugali. Ciò nonostante, in seguito ad impugnazione, la Corte d"Appello di Venezia, riformando la sentenza di primo grado, poneva l"addebito a carico del marito, revocando la corresponsione del quantum stabilito a titolo di risarcimento. Il contendere proseguiva, poi, innanzi il Supremo Consiglio.

Sull"addebitabiità della separazione per violazione del dovere di fedeltà – Dottrina e giurisprudenza hanno rilevato che l"ambito dei comportamenti sanzionabili con la pronuncia di addebito é notevolmente aumentato dopo la riforma del diritto di famiglia del 1975, giacché le infrazioni possono colpire una delle situazioni giuridiche garantite pariteticamente ai coniugi dalle norme del regime primario (artt. 143, 144 e 147 c.c.), nonché una delle situazioni giuridiche garantite dall"ordinamento alla persona umana in quanto tale. In particolare e, con riferimento alla violazione dell"obbligo di fedeltà, mentre in passato si riteneva che l"unica violazione dell"obbligo de quo fosse costituita dall"adulterio, dopo la richiamata novella del 1975 é andata ampliandosi la sfera delle condotte "infedeli" giacché la fedeltà viene – oggi – considerata un globale impegno che presuppone la comunione materiale e spirituale dei coniugi. Ne consegue, pertanto, che sono sanzionabili con addebito tutti quei comportamenti, sessuali e non, che comportino una lesione del reciproco dovere di devozione dei coniugi. La valutazione delle condotte de quibus non é, tuttavia, automatica ma é rimessa all"apprezzamento del giudice: in altre parole, il giudicante dovrà considerare in quale misura la violazione abbia inciso sulla vita familiare, tenendo conto delle modalità e della frequenza dei fatti, del tipo di ambiente in cui sono accaduti e della sensibilità morale dei soggetti interessati (Cass. Civ., Sez. Unite, n. 2494/1982). Conseguentemente, l"inosservanza dell"obbligo in esame deve – di regola – ritenersi sufficiente a giustificare l"addebito sempre che non si constati l"assenza di un nesso causale tra infedeltà e crisi coniugale mediante un accertamento rigoroso ed una valutazione complessiva del comportamento di entrambi i coniugi tale che ne risulti la persistenza di una crisi matrimoniale già irrimediabilmente in atto all"interno di un contesto di convivenza meramente formale.

La conseguente responsabilità civile – Alla situazione di cui sopra, può in parte soccorrere l"applicabilità della responsabilità civile in favore del coniuge che abbia subito la violazione affinchè non siano lasciate prive di tutela situazioni per la risarcibilità delle quali – se sofferte da persone non legate da vincolo coniugale – sorgerebbero, probabilmente, minori perplessità interpretative. In ogni caso, ai fini della risarcibilità non é sufficiente la mera violazione dovendo, invece, ricorrere la lesione di diritti costituzionalmente garantiti della persona. Conseguentemente, in un giudizio di bilanciamento, i due opposti interessi (sinteticamente: libertà di un coniuge e dignità dell"altro) non sono generalmente in conflitto, ma devono semplicemente essere vagliati al fine di stabilire se l"esercizio del diritto di libertà dell"uno sia stato attuato con arbitrio e abuso tali da violare il diritto, di pari rango costituzionale, dell"altro. E", dunque, alla luce di questo criterio che deve leggersi l"affermazione della risarcibilità dell"illecito endofamiliare che, quindi, non deve assumere una mera valenza sanzionatoria, bensì una funzione risarcitoria a fronte di comportamenti che non costituiscono mere violazioni dovendosi concretizzare in atteggiamenti – commissivi od omissivi – mantenuti consapevolmente e pervicacemente a danno di un congiunto. Ecco perché, nel caso di specie, il risarcimento é stato negato: infatti, pur essendo riconosciuti i tradimenti compiuti dal marito, non si ritenuto di poter evidenziare in quelle condotte "gravità e intensità".



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