Legislazione e Giurisprudenza, Filiazione, potestà, tutela -  Tonutti Stefania - 2015-02-03

MATERNITA' SURROGATA: IL NATO RIMANE AI GENITORI ACQUIRENTI - CEDU, 27 genn. 2015, n. 25358/12 - S. TONUTTI

Corte europea dei diritti dell'Uomo, Sez. II, 27 gennaio 2015, n. 25358/12

Maternità surrogata: prevale comunque l'interesse superiore del  minore

Il bambino nato da maternità surrogata non può essere allontanto dalla famiglia "adottiva", in quanto prevale il suo interesse superiore, indipendentemente dalla relazione genitoriale o genetica

La vicenda: i signori X e Y, dopo invani tentativi di fecondazione in vitro, decidevano di siglare un accordo di maternità surrogata gestazionale in Russia con una clinica specializzata (dove tale pratica è legale). A cose fatte, nasceva a Mosca un bambino, il 27 febbraio 2011.

Marito e moglie venivano registrati come genitori del piccolo.

Nell'aprile 2011 il Consolato italiano a Mosca consegnava i documenti alla coppia permettendo quindi al bambino di partire per l'Italia.

Arrivati a destinazione, il marito chiedeva al Comune di residenza di registrare la nascita del figlio:  nel frattempo il Consolato Italiano moscovita informava il tribunale per i minorenni, il Ministero degli Affari Esteri e il Comune, che il documento di nascita del bambino era falso.

Il 5 maggio 2011 i coniugi venivano accusati di "false dichiarazioni nello stato civile" e di violazione della normativa italiana in tema di adozione (in quanto nel 2006 non era stata loro concessa un'adozione per un bambino così piccolo).

Nella stessa data il Tribunale per i Minorenni dichiarava il bambino un minore abbandonato ed apriva la procedura di adottabilità.

Il Tribunale, accertato, in seguito ad un test del DNA, che l'uomo non era il padre biologico, e che la condotta dei coniugi era stata contraria alla legge, nel mese di aprile 2013 concedeva al bambino una nuova identità (dichiarandolo come nato da genitori ignoti) , il 20 ottobre 2013 sanciva il suo stato di adottabilità , disponeva il collocamento del medesimo presso una coppia da scegliersi tra quelle in lista per  l'adozione nazionale e sospendeva i coniugi dall'esercizio della potestà,

Il minore veniva affidato ad una coppia di genitori adottivi.

Ai coniugi si contestava di aver falsificato un certificato di nascita, che non conteneva dati rispondenti al vero, non essendovi nessuna relazione biologica fra loro ed il bambino. Essi invece dichiaravano di essere in buona fede e di ignorare il fatto che il liquido seminale del signor X non era stato utilizzato dalla clinica per effettuare la fecondazione.

La coppia, nel frattempo, decideva quindi di ricorrere alla Corte Europea per i Diritti dell'Uomo (ricorso n. 25358/12): invocavano l'articolo 8 (Diritto al Rispetto della vita privata e familiare) e ne denunciavano  la violazione per essere stati privati del bambino e per il rifiuto, da parte delle autorità italiane, di riconoscere un rapporto di parentela costituitosi legalmente all'estero.

Cosa decide la Corte di Strasburgo:  ha dato ragione ai ricorrenti.

Per quanto riguarda la registrazione del certificato di nascita in Italia ha in realtà respinto la loro denuncia, sostenendo che era impossibile ottenerla in quanto i essi non avevano presentato il ricorso in sede di legittimità.

Per quanto riguarda la denuncia di essere stati privati del bambino, la Corte dichiara che il ricorso è  ricevibile e che l'art. 8 è applicabile: nonostante la coppia avesse trascorso pochi mesi soltanto con il piccolo, si trattava comunque di un periodo importante e significativo e le misure adottate dai Giudici Italiani costituivano interferenze ed ingerenze nella loro vita privata e familiare.

Non bisogna dimenticare che ogni volta che viene in questione una situazione in cui è coinvolto un minore, deve prevalere l'interesse superiore di quest'ultimo perciò, nonostante le autorità italiane avessero agito  per porre fine ad una situazione illegittima, «tuttavia il riferimento all'ordine pubblico, non può essere inteso come ragione giustificativa per qualsiasi la misura, atteso che lo Stato ha l'obbligo di prendere in considerazione l'interesse superiore del minore, indipendentemente dalla relazione genitoriale, genetica o altro.»

La Corte ribadisce che l'allontanamento di un bambino dall'ambiente familiare è una misura estrema, che potrebbe essere giustificata solo in caso di immediato pericolo per il bambino (e riporta l'esempio del noto caso Wagner e J.M.W.L. c. Lussemburgo, deciso il 28 giugno 2007 -ricorso n. 76240/01-,  in cui le autorità lussemburghesi non avevano riconosciuto il rapporto genitore-figlio, nato in altro paese, per il fatto che ciò era contrario all'ordine pubblico, ma per questo non avevano allontanato il minore, la cui vita familiare era rimasta intoccata)

In definitiva, quindi, la Corte ha condannato l'Italia a versare ai ricorrenti la somma di 20.000 € per danno morale, oltre alla somma di 10.000 euro per costi e spese.

Una sentenza (nazionale) con un finale medesimo riguarda un caso quasi analogo ma di rilevanza penale: il Tribunale di Trieste (Trib Trieste, Ufficio del Giudice per l'udienza Preliminare, sentenza 6 giugno – 4 ottobre 2013) ha assolto una coppia di cittadini italiani che erano stati imputati per il reato di alterazione di stato (art. 567, 2 comma, c.p.) dopo essere rientrati in territorio italiano con due gemelli partoriti in seguito ad una surrogazione di maternità avvenuta in Ucraina.

Un altro precedente, sempre nazionale, con un finale però opposto, è la sentenza della Corte di Cassazione n. 24001 / 2014, già commentata in personaedanno.it

Precedenti giurisprudenziali:

Corte e.d.u. Wagner e J.M.W.L. c. Lussemburgo, 28 giugno 2007

Corte e.d.u. Mennesson c. Francia, 26 giugno 2014



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