Legislazione e Giurisprudenza, Matrimonio, famiglia di fatto -  Fabbricatore Alfonso - 2015-09-30

MATRIMONIO CONCORDATARIO NULLO: LA CASSAZIONE RIBADISCE IL LIMITE DEI TRE ANNI DI CONVIVENZA - Cass. 18695/15 - di A.F.

Cassazione, sez. I Civile, 22 settembre 2015, n. 18695
Pres. Forte – Rel. Campanile.

La Cassazione affronta ancora il tema della nullità del matrimonio concordatario e, con la sentenza in commento, conferma l"orientamento sviluppatosi con le Sezioni Unite del luglio 2014 (Cas.. Sez. Un. 17 luglio 2014. N. 16379 e 16380), secondo cui la stabile convivenza tra i coniugi rappresenti il carattere essenziale del "matrimonio-rapporto" e se tale convivenza si protrae per più di tre anni, non può aversi nullità del vincolo.

La questione trae spunto da una sentenza della corte di appello di Firenze relativa al riconoscimento della sentenza emessa nel 2011 dal Tribunale Ecclesiastico Regionale Flaminio, con la quale era stata dichiarata la nullità, per esclusione dell'elemento dell'indissolubilità del vincolo da parte dell'uomo, del matrimonio concordatario contratto da due coniugi nel 1985. La Corte territoriale, a fronte della eccezione proposta dalla convenuta circa la necessità di tutela del principio di ordine pubblico dell'affidamento incolpevole, ha osservato che nel caso di specie risultasse provato in maniera adeguata, sulla base delle deposizioni acquisite nell'ambito del giudizio ecclesiastico e delle dichiarazioni rese dalla stessa donna, le convinzioni del coniuge, persona non credente, circa il rifiuto del matrimonio inteso come sacramento caratterizzato dal vincolo di indissolubilità.

È  utile analizzare il dispositivo della sentenza, in base al quale il "matrimonio-rapporto", al quale va ricondotta la situazione giuridica "convivenza fra i coniugi" o "come coniugi", trova un solido fondamento "nella Costituzione, nelle Carte Europee dei diritti e nella legislazione italiana", in maniera tale da costituire la rappresentazione "di molteplici aspetti e dimensioni dello svolgimento della vita matrimoniale, che si traducono, sul piano rilevante per il diritto, in diritti, doveri, responsabilità".

In tale quadro la convivenza fra i coniugi costituisce elemento essenziale, che lo connota "in maniera determinante"; anche alla luce di significativi interventi della Corte costituzionale, della Corte EDU e della Corte di giustizia UE, il complesso dei diritti, dei doveri, delle aspettative correlati, in maniera autonoma, al rapporto matrimoniale rappresentano una situazione giuridica che, "in quanto regolata da disposizioni costituzionali, convenzionali ed ordinarie, è perciò tutelata da norme di ordine pubblico italiano, secondo il disposto di cui all'art. 797 cod. proc. civ., comma 1, n. 7".

Le Sezioni unite hanno altresì specificato i caratteri che deve assumere, per i fini che qui interessano, la convivenza coniugale, sotto il profilo della riconoscibilità dall'esterno, attraverso fatti e comportamenti che vi corrispondano in modo non equivoco, nonché della stabilità, individuando, sulla base di specifici riferimenti normativi (artt. 6, commi 1 e 4 della l. n. 184 del 1983) una durata minima di tre anni.      
È stato poi rilevato che il suddetto limite di ordine pubblico opera in presenza di qualsiasi vizio genetico posto a fondamento della decisione ecclesiastica di nullità e che la convivenza triennale "come coniugi", quale situazione giuridica di ordine pubblico ostativa alla delibazione della sentenza canonica di nullità del matrimonio, essendo caratterizzata da una complessità fattuale strettamente connessa all'esercizio di diritti, adempimento di doveri e assunzione di responsabilità di natura personalissima, è oggetto di un'eccezione in senso stretto, non rilevabile d'ufficio, né opponibile dal coniuge, per la prima volta, nel giudizio di legittimità.
Si è quindi ulteriormente precisato, distinguendo opportunamente le ipotesi, che detto limite non può operare in presenza di domanda di delibazione presentata congiuntamente dalla parti e che, nel caso di domanda proposta da uno solo dei coniugi, "l'altro - che intenda opporsi alla domanda, eccependo il limite d'ordine pubblico costituito dalla "convivenza coniugale".. - ha l'onere, a pena di decadenza, ai sensi dell'art. 167 c.p.c., commi 1 e 2, (si veda l'art. 343 cod. proc. civ., comma 1): 1) di sollevare tale eccezione nella comparsa di risposta; 2) di allegare i fatti specifici e gli specifici comportamenti dei coniugi, successivi alla celebrazione del matrimonio, sui quali l'eccezione medesima si fonda, anche mediante la puntuale indicazione di atti del processo canonico e di pertinenti elementi che già emergano dalla sentenza delibanda; 3) di dedurre i mezzi di prova, anche presuntiva, idonei a dimostrare la sussistenza di detta "convivenza coniugale", restando ovviamente salvi i diritti di prova della controparte ed i poteri di controllo del giudice della delibazione quanto alla rilevanza ed alla ammissibilità dei mezzi di prova.



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