Legislazione e Giurisprudenza, Orientamento sessuale -  Redazione P&D - 2014-06-03

MATRIMONIO GAY: L'EUROPA SVEGLIA L'ITALIA - Silvia VITRO'

MATRIMONIO GAY: L"EUROPA SVEGLIA L"ITALIA

Commento alla decisione con la quale il Tribunale di Grosseto ha ordinato al Comune di trascrivere  nei registri di stato civile il matrimonio contratto all"estero da due cittadini italiani (ordinanza 09.04.2014)

Il matrimonio tra persone dello stesso sesso celebrato all"estero può essere trascritto nei Registri dello stato civile, secondo il Tribunale di Grosseto, poiché non è contrario all"ordine pubblico, è valido e produce effetti giuridici nel luogo in cui è stato pubblicato e perchè non sussiste, né nella legislazione interna né nelle norme di diritto internazionale privato, un riferimento alla diversità di sesso quale condizione necessaria per contrarre matrimonio. La trascrizione non ha natura costitutiva, ma solo certificativa e di pubblicità dell"atto già valido di per sé.

1) Il Tribunale di Grosseto con l"ordinanza del 9 aprile 2014 ha accolto il ricorso di una coppia omosessuale composta da un giornalista e un architetto i quali, dopo essersi uniti in matrimonio a New York nel 2012, avevano chiesto la trascrizione dell"atto nei registri dello stato civile del comune di residenza. L"Ufficiale aveva negato loro la trascrizione sostenendo che nel nostro ordinamento non è previsto il matrimonio tra soggetti dello stesso sesso poiché in contrasto con l'ordine pubblico.

I coniugi hanno presentato ricorso al Tribunale ai sensi dell"art. 95 del DPR 3/11/2000 n. 396 sull"Ordinamento dello stato civile, per opporsi al rifiuto dell'ufficiale dello stato civile di eseguire la trascrizione.

Il P.M., nel corso del giudizio, ha espresso parere sfavorevole in ordine all'accoglimento del ricorso, sul presupposto che l'ordinamento italiano non attribuisce effetti giuridici al matrimonio celebrato tra persone dello stesso sesso e che, pertanto, la trascrizione di unioni omosessuali non è possibile.

Il Tribunale di Grosseto ha ritenuto, invece, legittima la trascrizione degli atti di matrimonio celebrati all"estero, sostanzialmente osservando:

- che, tenuto conto della sentenza della Cassazione n. 4184 del 15/3/2012 e della sentenza 24 giugno 2010 della Corte Europea dei diritti dell"uomo (caso Shalk e Kopf contro Austria), non è più possibile ritenere che il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso celebrato all"estero sia inesistente per lo Stato Italiano e sia contrario all"ordine pubblico, per cui la trascrizione nei registri di stato civile italiani non viola né l"art. l'art. 18 del DPR n. 396 del 2000, secondo cui gli atti formati all'estero non possono essere trascritti se sono contrari all'ordine pubblico, né l"art. 65 della legge n. 218 del 1995, secondo cui "hanno effetto in Italia i provvedimenti stranieri relativi alla capacità delle persone nonché all'esistenza di rapporti di famiglia o di diritti della personalità quando essi sono stati pronunciati dall'autorità dello Stato la cui legge è richiamata dalle norme della presente legge o producano effetti all'ordinamento di quello Stato, anche se pronunciati da autorità di altro Stato, purché non siano contrari all'ordine pubblico e siano stati rispettati i diritti essenziali della difesa";

- che gli artt. da 84 a 88 c.c. non individuano, in relazione alle condizioni necessarie per contrarre matrimonio, alcuna limitazione connessa al sesso, per cui sono rispettati sia l'art. 27 della legge n. 218 del 1995 (secondo cui "la capacità matrimoniale e le altre condizioni per contrarre matrimonio sono regolate dalla legge nazionale di ciascun nubendo al momento del matrimonio"), sia l'art. 115 del codice civile (secondo cui il cittadino italiano è soggetto alle disposizioni contenute nella sezione I del capo III del titolo VI del libro primo anche quando contrae matrimonio in paese straniero secondo le forme ivi stabilite);

- che il matrimonio celebrato all'estero è valido, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo della celebrazione, per cui è rispettato l'art. 28 della legge n. 218 del 1995 (secondo cui "il matrimonio è valido, quanto alla forma, se è considerato tale dalla legge del luogo di celebrazione o dalla legge nazionale di almeno uno dei coniugi al momento della celebrazione o dalla legge dello Stato di comune residenza in tale momento");

- che il matrimonio in oggetto è produttivo di effetti giuridici nell'ordinamento dello Stato dove è stato celebrato e non è contrario all'ordine pubblico (con osservanza del disposto sopra riportato dell"art. 65 l. 218/1995).

2) Il Tribunale di Grosseto risulta essere giunto alla innovativa interpretazione sopra esposta a seguito dell"evoluzione della normativa sovranazionale.

In particolare:

- l'art.9 della Carta europea dei diritti fondamentali (ormai in vigore dal 1° dicembre del 2009  in quanto recepita dal Trattato di Lisbona, modificativo del Trattato sull'Unione europea e del Trattato che istituisce la Comunità europea) ha individuato in capo ad ogni di persona "il diritto di sposarsi e di costituire una famiglia", senza alcuna limitazione alle sole coppie di diverso genere (propriamente, l"art. 9 citato prevede: "Il diritto di sposarsi e il diritto di costituire una famiglia sono garantiti secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l'esercizio");

- tale norma contiene un'espressione diversa da quella contenuta nell'art. 12 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo delle libertà fondamentali (per cui: "A partire dall"età minima per contrarre matrimonio, l"uomo e la donna hanno il diritto di sposarsi e di fondare una famiglia secondo le leggi nazionali che regolano l"esercizio di tale diritto"), così che non è più richiesto come requisito necessario per invocare la garanzia della norma  la diversità di sesso dei soggetti del rapporto";

- la Corte europea dei diritti dell'uomo ha richiamato di recente proprio l'art. 9 della Carta dell'Unione Europea per modificare la propria interpretazione dello stesso art. 12 della CEDU, annunciando che "la Corte non considererà più che il diritto di sposarsi ai sensi dell'art. 12 debba essere necessariamente limitato al matrimonio tra persone di sesso opposto" (sentenza Schalk und Kopf v. Austria, il 24 giugno 2010);

- considerando le Linee Guida emanate dalla Commissione Europea, COM (2009)313 per una migliore trasposizione della direttiva 2004/38/CE, si osserva che il paragrafo 2.1. (Familiari e altri beneficiari), 2.1.1. (Coniugi e partners) sottolinea che "ai fini dell'applicazione della direttiva devono essere riconosciuti, in linea di principio, tutti i matrimoni contratti validamente in qualsiasi parte del mondo"; dall'esame delle Linee guida non si rileva alcuna eccezione con riguardo al genere dei coniugi, mentre le uniche eccezioni (con conseguente assenza di tutela da parte del diritto internazionale o comunitario) sono costituite dai matrimoni forzati e dai matrimoni poligami;

- la Commissione Europea, in chiusura della parte relativa ai "coniugi" ed al "matrimonio", ha sottolineato che "la direttiva deve essere applicata in conformità del principio di non discriminazione, sancito in particolare dall'articolo 2 della Carta dell'Unione europea" (che dispone che "è vietata qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l'origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l'appartenenza a una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l'età o l'orientamento sessuale");

Sulla scia della indicata evoluzione della normativa e della giurisprudenza comunitaria, i Tribunali italiani hanno iniziato a tutelare il diritto alla vita familiare anche relativamente alle coppie omosessuali nell"ambito della disciplina dell"immigrazione.

Più specificamente, l"art. 2, lett. b), punto 1 del d.lgs. 30/2007 (legge di attuazione della Direttiva CE 2004/38/Ce sulla circolazione e il soggiorno dei cittadini comunitari e dei loro familiari nel territorio dei vari Stati Membri)  individua, tra i familiari che possono accompagnare il cittadino comunitario, il coniuge, e l"interpretazione corrente di tale norma fino ad un paio di anni fa ha sempre contemplato l"esclusione del rilascio della carta di soggiorno al partner straniero del cittadino comunitario soggiornante in Italia, che sia dello stesso sesso di tale cittadino comunitario e sia a lui legato da una unione registrata (equiparata al matrimonio nelle legislazioni di altri Stati dell"UE).

Tuttavia, il Tribunale di Reggio Emilia, con sentenza del 13/2/2012, pur rilevando che la ratio originaria della Direttiva 2004/38/CE era in senso contrario all"interpretazione estensiva del termine "coniuge" (come rilevato dal Tribunale di R.E. stesso, dai lavori preparatori della Direttiva emerge: "per quanto concerne il matrimonio, il Consiglio era restio a optare per una definizione del termine "coniuge" facente specificatamente riferimento a coniugi dello stesso sesso), ha accolto il ricorso presentato da un cittadino uruguayano- che aveva contratto matrimonio con un cittadino italiano a Palma di Maiorca- contro il rifiuto, da parte della Questura, di rilascio della carta di soggiorno, ritenendo che il termine "coniuge", indicato al punto 1 della lett. b) dell"art. 2 citato, andasse interpretato non secondo la normativa dello Stato membro ospitante, ma secondo la normativa europea, e che esso potesse essere riferito a qualunque tipo di matrimonio civile celebrato in uno dei Paesi dell"UE.

Il Tribunale di Reggio Emilia, infatti, ha osservato che la situazione normativa e giurisprudenziale europea si è modificata rispetto all"epoca di emanazione della Direttiva 2004/38/CE (oggi il matrimonio tra persone dello stesso genere è ammesso in parecchi paesi dell"Unione; la Carta Europea dei diritti fondamentali è in vigore dall"1/12/2009 e il suo art. 9 non limita più il matrimonio a coppie dello stesso genere; vi è stata la svolta ermeneutica della Corte Europea dei diritti dell"uomo circa l"interpretazione dell"art. 12 della CEDU).

Questa interpretazione innovativa del Tribunale di Reggio Emilia era stata preceduta da una significativa pronuncia della Cassazione penale (decisione 1328 del 19/1/2011), la quale, interpretando il disposto di cui al n. 1 della lettera b del d.lgs. n. 30 del 2007, aveva affermato che, in relazione ad un matrimonio tra persone dello stesso sesso contratto di Spagna, la sentenza impugnata "aveva disconosciuto il diritto di libera circolazione e soggiorno dell'U. nel territorio dello Stato italiano in sostanza qualificando lo stesso come partner di una situazione non riconoscibile in Italia, mancando però di verificare se, sulla base della legislazione interna dello Stato membro, l'unione in parola fosse qualificabile - o equiparabile - a rapporto di coniugio, quale era stato prospettato, con relativa documentazione, dall'imputato".

La su descritta interpretazione elaborata dal Tribunale di Reggio Emilia è stata ripresa dal Tribunale di Pescara, che, con l"ordinanza del 15/1/2013, ha affermato:  "atteso che, chiaramente, e non si vede come possa essere diversamente, la qualità di coniuge del richiedente il permesso di soggiorno attiene ad uno status come riconosciuto dallo Stato comunitario ove la coppia ha contratto matrimonio, e su cui lo Stato comunitario, destinato ad accogliere la coppia ed in particolare il coniuge (anche extracomunitario) che intenda ivi soggiornare e permanere con l"altro coniuge comunitario, non può opporsi o introdurre impedimenti che non siano quelli previsti dal D.Lgs. 30/07 e cioè le riportate ragioni di ordine pubblico e di pubblica sicurezza, ragioni estranee al caso in esame…

atteso che il matrimonio tra persone dello stesso sesso ha trovato, ai sensi del disposto dell"art. 12 CEDU, ampio e pieno riconoscimento giuridico nella giurisprudenza della Corte Europea dei Diritti dell"Uomo con la nota decisione del 22.11.2010 Schalk e Kopf c. Austria, mentre nell"ambito del precedente art. 8 CEDU che garantisce la "Vita familiare" la Corte richiede il rispetto "……delle relazioni sentimentali e sessuali tra persone dello stesso sesso", per cui, anche laddove, nella riconosciuta discrezionalità in materia rimessa agli Stati membri dell"Unione Europea, il matrimonio tra persone dello stesso sesso non sia ammesso in uno di detti Stati, in ogni caso costituirebbe violazione della su menzionata disposizione sovranazionale nonché del successivo art. 14 (sul divieto di discriminazione anche di sesso), la mancanza nei confronti delle coppie omosessuali di una tutela ed un riconoscimento adeguato all"interno di quello Stato".

Le suddette decisioni, anche se emesse nell"ambito della disciplina del diritto dell"immigrazione e aventi, pertanto, ad oggetto non l"accertamento dello status del ricorrente, bensì l"accertamento del diritto di costui ad ottenere un titolo di soggiorno a norma della normativa di derivazione comunitaria, dimostrano che l"evoluzione, a livello comunitario e internazionale, del concetto di matrimonio ha cominciato ad influire anche sulla giurisprudenza nazionale.

Si osserva, infatti, che, oltre alle interpretazioni della Corte Europea dei diritti dell"uomo, sopra riportate, l"apertura normativa internazionale nei confronti delle unioni omosessuali emerge dai seguenti dati:

- In Europa, il matrimonio same-sex è stato riconosciuto in dieci Stati (Islanda, Gran Bretagna ad esclusione dell"Irlanda del Nord, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Danimarca, Svezia e Norvegia). Negli Stati Uniti, oltre allo stato di New York in cui il same-sex marriage è stato legalizzato con il Marriage Equality Act del 24 giugno 2011, sedici stati già lo riconoscono, e risultano pendenti più di trenta procedimenti giudiziari volti ad ottenere il riconoscimento del diritto di contrarre matrimoni omosessuali. E" infine ammesso in Brasile, Argentina, Uruguay, Sudafrica, Canada e Nuova Zelanda.

3) Anche al di fuori della disciplina dell"immigrazione, la giurisprudenza italiana ha mostrato sempre maggiore considerazione delle unioni omosessuali, riconoscendone sia l"esistenza, per il diritto italiano, sia la non contrarietà all"ordine pubblico.

In tal senso si veda:

- La sentenza n. 138/2010 della Corte Costituzionale, la quale, pur riservando al Parlamento, nell'esercizio della sua piena discrezionalità, l"individuazione delle forme di garanzia e di riconoscimento per le unioni suddette, ha osservato:

."Ferme le considerazioni che precedono, si deve dunque stabilire se il parametro costituzionale evocato dai rimettenti imponga di pervenire ad una declaratoria d'illegittimità della normativa censurata (con eventuale applicazione dell'art. 27, ultima parte, della legge 11 marzo 1953, n. 87 - Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), estendendo alle unioni omosessuali la disciplina del matrimonio civile, in guisa da colmare il vuoto conseguente al fatto che il legislatore non si è posto il problema del matrimonio omosessuale.

L'art. 2 Cost. dispone che la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Orbene, per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l'unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone - nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge - il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri";

- La sentenza n. 4184/2012, con la quale la Cassazione civile è perlomeno arrivata ad osservare che:

"L'intrascrivibilità del matrimonio fra omosessuali contratto all'estero non dipende dalla sua contrarietà all'ordine pubblico e nemmeno più dalla sua inesistenza…..

I componenti della coppia omosessuale, conviventi in stabile relazione di fatto, se - secondo la legislazione italiana - non possono far valere né il diritto a contrarre matrimonio né il diritto alla trascrizione del matrimonio contratto all'estero, tuttavia - a prescindere dall'intervento del legislatore in materia -, quali titolari del diritto alla "vita familiare" e nell'esercizio del diritto inviolabile di vivere liberamente una condizione di coppia e del diritto alla tutela giurisdizionale di specifiche situazioni, segnatamente alla tutela di altri diritti fondamentali, possono adire i giudici comuni per far valere, in presenza appunto di "specifiche situazioni", il diritto ad un trattamento omogeneo a quello assicurato dalla legge alla coppia coniugata e, in tale sede, eventualmente sollevare le conferenti eccezioni di illegittimità costituzionale delle disposizioni delle leggi vigenti, applicabili nelle singole fattispecie, in quanto ovvero nella parte in cui non assicurino detto trattamento, per assunta violazione delle pertinenti norme costituzionali e/o del principio di ragionevolezza…

Le persone dello stesso sesso conviventi in stabile relazione di fatto sono titolari del diritto alla "vita familiare" ex art. 8 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo…

Il matrimonio civile tra persone dello stesso sesso, celebrato all'estero, non è inesistente per l'ordinamento italiano, ma soltanto inidoneo a produrre effetti giuridici; anche ai sensi dell'art. 12 della convenzione europea dei diritti dell'uomo, come evolutivamente interpretato dalla Corte di Strasburgo (sentenza del 24 giugno 2010, "Schalk e Kopf c. Austria"), la diversità di sesso dei nubendi non costituisce presupposto "naturalistico" di "esistenza" del matrimonio".

4) Il Tribunale di Grosseto, pertanto, tenendo conto dell"evoluzione della normativa e giurisprudenza comunitarie e del fatto che la citata sentenza della Corte di Cassazione (m. 4184/2012) contiene anche se non esplicitamente, un giudizio sulla non contrarietà all"ordine pubblico del matrimonio omosessuale, ha reinterpretato le norme del codice civile e della l. 218/1995 alla luce dei principi (comunitari e anche costituzionali) di tutela di quel particolare tipo di formazione sociale che è l"unione omosessuale, non ravvisando espressi ostacoli legislativi alla trascrizione nei registri dello stato civile italiani del matrimonio omosessuale celebrato validamente all"estero.

Sulla spinta, dunque, della normativa e giurisprudenza comunitarie la decisione qui commentata si è posta sulla strada del riconoscimento dei diritti civili alle coppie gay.

Strada che dovrebbe essere a senso unico.

Per cui non pare né logico, né possibile tornare indietro.

per il testo integrale del provvedimento: http://www.personaedanno.it/index.php?option=com_content&view=article&id=45077&catid=112

SILVIA VITRO"

Giudice presso la I sezione civile del Tribunale di Torino



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