Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2016-03-07

MEDIAZIONE CIVILE: OBBLIGATORIETA SOLO PER LA DOMANDA PRINCIPALE NO PER RICOVENZIONALE – Trib. Palermo 27.02.2016 di Paolo F. CUZZOLA

Mediazione Civile e Commerciale

Condizione di Procedibilità

Domanda Principale

Esclusioni: Chiamata di Terzo, domanda riconvenzionale

"L'obbligo del tentativo di mediazione non si estende alla chiamata in causa del terzo: di conseguenza le domande rivolte nei confronti di soggetti diversi da quelli originari della lite non sono sottoposte ad alcuna condizione di procedibilità."

A tale conclusione è giunto il Tribunale di Palermo nell'ordinanza in esame del 27 Febbraio 2016.

Il procedimento aveva ad oggetto una causa vertente in materia di malpractice medica, ed una clinica che era stata chiamata in giudizio per risarcimento danni aveva provveduto a formulare nei suoi scritti difensivi una chiamata in garanzia di uno dei medici.

La Terza Sezione Civile del Tribunale Siciliano nella persona del Giudice Dr.ssa Nozzetti partendo dal presupposto che in materia vi è un contrasto giurisprudenziale, motiva la sua ordinanza, di segno diametralmente opposto all'orientamento costante, facendo riferimento al tenore letterale della norma che prevede che il tentativo di mediazione "non costituisce condizione di procedibilità del processo, bensì della singola domanda giudiziale. Pertanto ogni specifica domanda, a prescindere da chi presentata (la riconvenzionale, la chiamata contro terzi, ecc.) deve essere preceduta dal relativo tentativo di mediazione."

Purtuttavia il Giudice ritiene, come si legge nell'ordinanza, che: "le norme che prevedono condizioni di procedibilità costituiscono una deroga alla regola generale che è quella del libero esercizio dell'azione giudiziale e del diritto costituzionale alla difesa ex art. 24 della Costituzione; pertanto, esse non possono essere interpretate in via analogica o estensiva. Per cui, se è vero che la legge stabilisce che l'improcedibilità dell'azione giudiziaria, per mancata attivazione della mediazione, deve essere sollevata dal convenuto, non vi sono spazi per altre interpretazioni. Il convenuto, difatti, è solo colui che riceve la chiamata in causa dell'attore, non invece anche il "terzo" chiamato."

Ma vi è di più, posto che la Dr.ssa Nozzetti sostiene ancora nell'ordinanza che: "se si dovesse accedere all'idea di una seconda mediazione, si avrebbe un eccessivo allungamento dei tempi di durata della causa che contrasterebbe, da una parte, con l'intento deflativo della mediazione, dall'altra, con il "diritto alla ragionevole durata del processo"

Al termine del suo ragionamento logico-giuridico il magistrato siciliano afferma che: "se davvero la mediazione dovesse essere ritenuta obbligatoria anche in questi casi, si dovrebbe rimettere al mediatore l'intera controversia e non solo il rapporto tra il convenuto e il terzo chiamato, poiché solo in tal modo potrà essere definita la lite in via conciliativa. Senonché, così facendo, si costringerebbe l'attore a farsi nuovamente carico dei costi della mediazione, pur avendoli già sostenuti in occasione della domanda principale."

Per i motivi suesposti l'ordinanza si conclude con il seguente inciso: "deve intendersi ragionevolmente limitata all'iniziativa processuale che dà vita ad un processo e non si estende anche ai fenomeni di ampliamento dell'ambito oggettivo del giudizio già avviato



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