Legislazione e Giurisprudenza, Conciliazione -  Cuzzola Paolo Fortunato - 2015-06-25

MEDIAZIONE E GRATUTIO PATROCINIO: IL LEGALE HA DIRITTO AL COMPENSO PROFESSIONALE - Ord. Trib. Firenze del 13 Gennaio 2015 - di Paolo F. Cuzzola

Con ordinanza del 13.1.2015 il Tribunale di Firenze ha riconosciuto il diritto della parte ad essere ammessa al patrocinio a spese dello Stato anche per l"assistenza nel procedimento di mediazione civile. Così, quando all"esito della mediazione obbligatoria si risolve la lite mediante l"accordo, l"avvocato che ha assistito la parte ha diritto al proprio compenso professionale.

Nel caso di specie, l"avvocato istante chiedeva la liquidazione dei compensi inerenti l"attività professionale svolta e conclusasi nel procedimento di mediazione ante causam. Attività appunto compiuta a favore di una parte ammessa al gratuito patrocinio a spese dello Stato.

La questione su cui si pronuncia il Giudice di Firenze è la seguente: nel caso di una controversia in materia di usucapione definita in sede di mediazione, il compenso professionale dell"avvocato che ha assistito la parte, anche solo nella fase di conciliazione in mediazione, può essere posto a carico dello Stato?

Si tratta di una pronuncia di grande rilievo, in primis perché risolve in via interpretativa una lacuna oggi esistente nella vigente legislazione (la questione non è espressamente disciplinata dalle norme del D.lgs 28/2010), ed inoltre per l"ampiezza e lo spessore delle argomentazioni esposte dal giudicante nella parte motiva. Il percorso ermeneutico seguito nell"ordinanza parte dal riferimento ad una importante pronuncia della Cassazione, secondo cui: l"attività professionale di natura stragiudiziale che l"avvocato si trovi a svolgere nell"interesse del proprio assistito, non è ammessa, di regola, al patrocinio a spese dello Stato, in quanto si esplica al di fuori del processo per cui il relativo compenso si pone a carico del cliente. Tuttavia, se tale attività viene esplicata in vista di una successiva azione giudiziaria, essa è ricompresa nell"azione stessa ai fini della liquidazione a carico dello Stato ed il professionista non può chiederne il compenso al cliente ammesso al patrocinio gratuito, incorrendo in una responsabilità professionale.

D"altra parte, ancora più incisivo è il riferimento che il giudice fa, muovendo dagli artt. 24, co. 2 e 3 Cost, agli artt. 74 e 75 D.p.r. 115/2002. Il primo prevede l"istituzione del gratuito patrocinio per il non abbiente con riguardo ad ogni forma di giudizio, e il secondo, invece, sancisce che l"ammissione al patrocinio è valida per ogni grado e per ogni fase del processo e per tutte le eventuali procedure, derivate ed accidentali, comunque connesse, e che ivi si debba includere «la fase della mediazione obbligatoria pre-processuale anche quando la mediazione, per il suo esito positivo, non sia seguita dal processo».

Si evince, dunque, una stretta connessione tra processo e fase mediativa; connessione determinata dalla stessa condizione di procedibilità (sia essa preventiva ex lege, sia successiva iussu iudicis) nonchè "funzionale alla fase processuale anche se poi questa in concreto non abbia luogo».

In tale prospettiva l'accordo raggiunto in esito alla mediazione esalta, dunque, tale sua funzione rendendo inutile il processo e assicurando il raggiungimento di un interesse generale (Corte costituzionale, sentenza 276/2000).



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