Articoli, saggi, Generalità, varie -  Todeschini Nicola - 2013-09-04

MEDICI CONTRO AVVOCATI: QUANDO FAZIOSITÀ E APPROSSIMAZIONE ALIMENTANO IL CONTENZIOSO - Nicola TODESCHINI

Leggo con una certa riluttanza le note trasmesse da medlex a tutti i propri iscritti, solo medici ben inteso, e qui sotto riportate per comodità di lettura. Ho la sensazione che prova un genitore quando legge le umorali e sconvenienti confessioni adolescenziali del figlio al proprio diario; per queste ultime, invero, una giustificazione esiste, ed anche buoni motivi per il perdono, per le corbellerie che infarciscono il pezzo di medlex no, e non per l'attacco all'avvocatura, che mi interessa poco, ma per l'immagine scadente dei medici che offre all'opinione pubblica. Suona come l'urlo di dolore di un paziente che accusa tutto e tutti per una sfortunata vicenda sanitaria, vinto dalla rabbia e dal dolore, ed anche oltre quanto i fatti gli consentano, ma se per lui, spaventato ed ignorante le regole c'è una soluzione, per le corbellerie varrebbe la pena invocare il silenzio, ma troppo spesso tacere di fronte a tanta approssimazione è peggio che reagire.

Il tema centrale, lo ribadisco, non è l'attacco, scomposto, all'avvocatura, alla quale appartengono anche i fidi avvocati che combattono a fianco di Medlex e dell'Associazione Amami, e che parrebbero per ciò solo sciolti dall'accusa mossa d'essere un manipolo di sfaccendati mercenari; ciò che conta sottolineare è la mistificazione -forse cercata in modo scientifico- della realtà. Se è comprensibile che chi vive dei denari dei medici debba soddisfarne le aspettative, è però vero anche che rischia di perdere discepoli ed aiuti per sempre se qualcuno di detti abbonati, od associati, informandosi dovesse comprendere che le informazioni di questo genere appartengono alla fantascienza, peggio: alla faziosità di stampo pseudo sindacale, al tifo da stadio, e vi spiegherò, passo passo, perché.

Si duole, Medlex e quindi il dott. Maggiorotti al quale fa seguito l'anonimo dott. Mistero, che frotte di giovani avvocati, laureati da poco (forse intendevano scrivere: abilitati da poco, dato che, per quanto poco, dalla laurea trascorrano almeno tre o quattro anni per divenire avvocati) batterebbero a tappeto sale d'attesa, camere mortuarie, quasi avvinghiati alle salme in attesa che i parenti, pur di vedere restituite loro le spoglie del deceduto, sarebbero disponibili a foraggiare, contrattando, tra la veglia funebre e il funerale, lauti compensi in vista del risarcimento paventato. Ebbene, chi può escludere che qualche collega triste e poco corretto non abbia sbagliato? Nessuno, certo, ma lo scenario cinematografico, specchietto per le allodole, indulge su di una pratica della quale semmai possono essere accusate più alcune società d'infortunistica, sciolte da doveri deontologici, e vere rapaci della responsabilità civile, che sguinzagliano loro collaboratori, alcuni pure laureati in medicina, ma anche meccanici, croupier, lavapiatti, ingegneri, geometri, pensionati delle forze dell'ordine, amministratori di condominio, e quanti altri si accontentino di soddisfare interessi meramente economici che la libertà d'impresa, in questo Paese bislacco, giustifica senza opporre resistenza alcuna. Ricordo bene l'argomento anche perché alcuni anni or sono fui invitato insieme ad un noto e cortese esponente dei chirurghi italiani ad una trasmissione di sat 2000 che si occupava proprio dell'argomento (ed i cui video sono ancora visibili sul canale youtube che mi riguarda). Anche allora il fenomeno fu ricondotto a norma, senza indulgere a corbellerie, ma ricordandone le regole, e pure il rappresentante dei chirurghi, che secondo il pezzo di Medlex ed Amami avrebbe dovuto essere mio acerrimo nemico, si complimentò per la misura e la ragionevolezza delle tesi che colà furono utilizzate per raccontare il vero senza cercare di mietere consenso ad ogni costo.

Su google, racconta il pezzo, si trovano molti studi pronti ad attivarsi per far conseguire il risarcimento del danno. Smettiamola di essere ipocriti: un avvocato che si occupa di responsabilità civile, e in particolare di responsabilità medica, descrivendoil proprio lavoro in un sito web non fa nulla di diverso dal medico chirurgo estetico che offra la propria competenza raccontando, sul proprio sito web, come operi; e se lo fa in modo corretto, e misurato, non merita alcun biasimo. Che quindi su google affianco alla clinica ortopedica, al chirurgo estetico, all'esperto proctologo, dentista e ginecologo esistano pure gli avvocati esperti in condominio, malpractice, famiglia, può scocciare solo a chi vaga, desolato, nel deserto arido della polemica. Il redattore fa dell'ironia pure sul fatto che detti studi tutelerebbero solo gli interessi economici di chi, per esempio, abbia perso un proprio caro, e non altri. E quali altri un avvocato dovrebbe tutelare se non i diritti -non meri interessi, anche se vorreste fossero ad un tanto degradati!- ad essere risarcito?

Si duole pure il redattore per un inganno che il legislatore tende ai sanitari, e che suscita scandalo: "Basti pensare, tra l'altro, che il paziente può rivalersi nei confronti del medico in un arco temporale di 10 anni dal momento in cui prende coscienza di un eventuale danno subito da un trattamento medico". Dimentica che il termine di dieci anni per agire non è frutto di una regola ad hoc, ma è il termine di prescrizione dell'azione contrattuale stabilito, per tutte le suddette azioni, dal codice civile sin dalla sua approvazione. Diventerebbe quindi una sorta di ammortizzatore sociale la malpractice, per tutti gli avvocati che vagano per la strada mendicando un tozzo di pratica da istruire. Forse qualche cosa non quadra: secondo il redattore solo un'accusa su cento culminerebbe in una condanna, se ne deduce che uno su cento di questi mendicanti forensi otterrebbe un compenso, dato che secondo lo stesso redattore tutti utilizzerebbe il c.d. patto di quota lite; possibile quindi che i conti tornino? Se gli avvocati, come scrivono, a Roma sono presenti in un numero maggiore di quello registrato in tutta la Francia, e solo uno su cento arrotonda qualcosa con la malpractice (inclusi quelli che difendono i sanitari e che sono legati a Medlex ed Amami) magari senza avere uno studio, un telefono, utilizzando la carta carbone e un vecchio IBM con video a fosfori verdi, i conti non possono tornare.

Non parliamo poi, prosegue, delle associazioni che nascono come funghi e si prefiggono, evidentemente a torto,   la tutela del paziente e che "non fanno altro che insolfarli sulla scia dell"emotività". Il virgolettato, data la licenza linguistica, è d'obbligo, e probabilmente l'amanuense ne va così fiero da suggerirmi di non tradurre l'espressione che allude a molto di più di quanto il suo redattore non abbia voluto. Se fosse utile scendere al livello basso della polemica si potrebbero riempire pagine di casi che rappresentano una realtà di errori commessi nei nostri ospedali che farebbero vergognare chiunque, pure il prode difensore della categoria. E che dire, per proseguire, dell'associazioni che "insolfano" i medici raccontando loro una realtà che non esiste? Ma il mio scopo, a differenza di quello che il pezzo citato insegue, non è certo quello di screditare una categoria, ma anzi di indurla a riflettere, proprio a sua difesa, sull'opportunità di iniziative come quella allegata e chiedersi quindi se si sente ben rappresentata da chi "insolfa" i sanitari alla lotta senza quartiere. Un tanto non mi impedisce certo di rammaricarmi, come più sopra, del fatto che in questo paese chiunque possa, pure senza alcun titolo (perché, cari esponenti di Medlex ed Amami di questo non parlate mai?), né controllo, occuparsi di patrocinare una pretesa al risarcimento del danno sin sulle soglie del Tribunale solo per varcare le quali deve cedere il passo ad un professionista. E' come, caro dott. Maggiarotti, se fosse ammesso ad un croupier di curare un paziente sino al momento in cui diviene necessario un intervento in sala operatoria dovendosi, solo in quel caso, rivolgere ad un medico abilitato ad esercitare la professione. Se le analisi fossero meglio orientate si scoprirebbe che tale anomalia è al centro di molte delle derive che l'esercizio del diritto al risarcimento del danno sta soffrendo in questo paese.

Ma ad una altro scandalo ci apre le porte il pezzo in commento: "In effetti c"è da dire che il meccanismo è perverso: se il paziente che in ospedale è stato curato e assistito da più medici, come avviene sempre, decide che ha avuto gravi conseguenze, per il cosiddetto "patto in quota lite" non anticipa denaro, ma divide il rimborso con l"avvocato che lo ha seguito. Nella peggiore delle ipotesi il giudice rigetterà la richiesta avanzata dal paziente mentre il professionista accusato – a quel punto ingiustamente - dovrà pagare il penalista a cui si è affidato. E non è tutto: nel frattempo il medico ha dovuto allertare l"assicurazione col rischio di vedersi disdettare la polizza oppure nella migliore delle ipotesi, vedersi applicare un cospicuo aumento sul già costoso premio. Insomma, se ci fosse una legge che disciplina l"atto medico, i paletti sarebbero sicuramente più alti."

Secondo l'autore di tali note esisterebbe quindi un meccanismo "perverso" secondo il quale un paziente deciderebbe, in autonomia e dopo un pranzo troppo abbondante, di aver subito gravi conseguenze da un intervento chirurgico e finirebbe sempre per stabilire con un avvocato-aguzzino, grazie al patto di quota lite, di affrontare il giudizio che finirebbe, bontà sua, spesso con un nulla di fatto e senza che il paziente temerario debba subire alcuna conseguenza. Non è così. Seppur ci sia stata in passato, ma non solo a danno del medico, ma di tutti i protagonisti di una qualsiasi vertenza giudiziaria, una certa abitudine a compensare le spese (ciascuna parte sostiene le proprie) anche quando una domanda veniva respinta, oggi non è più così e la condanna alle spese avversarie non è per nulla assorbita dal c.d. patto di quota lite. Se quindi il paziente perde una causa civile per il risarcimento del danno ne paga le spese nella maggior parte dei casi. Il meccanismo perverso, inoltre, riguarda tutti, e non solo i medici. Dimentica inoltre il redattore, che per ogni accusa di malprassi avanzata non esiste solo un avido paziente che, rimasto senza una gamba per un errore medico ha anche l'arroganza di chiedere il risarcimento (del resto è ovvio, se lo "insolfano"), ma esistono sempre almeno due medici, uno di parte, ed un nominato dal Giudice, che danno ragione al paziente sottolineando un errore. Se di guerra si deve parlare, quindi, sembra  una guerra tra medici, più che tra medici ed avvocati. Ma si sa che quando si intende "insolfare" la massa è d'uopo individuare un nemico, poco importa se è quello giusto. E ancora, perchè mai, a fronte di un'innocenza che sarebbe affermata nel 99% dei casi le compagnie dovrebbero aumentare il premio ?

Viene invocata addirittura una legge che disciplini l'atto medico, eh si perché nel nostro paese esiste un vuoto normativo, non esistono regole che riguardino l'atto medico e, di norma, Tribunali, Corti d'Appello, Corte di Cassazione, per decidere simili barbare controversie utilizzano il vecchio metodo del dado: chi fa il numero più alto (a volte il più basso, perché questi mattacchioni di giudici nel vuoto normativo sguazzano con dovizia di spirito) vince. Delle richieste dei sanitari al governo ho scritto più volte, in questa stessa rivista, e non mi meraviglio più ormai della mancanza di articolazione -per usare un eufemismo- che dette richieste denunciano. Ma a chi non ha orecchie per sentire è inutile, anche urlando, citare l'art. 1176 , 2236, 1218, 1228, 2043, 2049 cc. E' probabile che essendo norme ritenute sfavorevoli per i redattori del pezzo siano ultronee. Si comprende che è proprio così poco oltre, quando si legge che sarebbero desiderati "paletti più alti", un po' come quando, al pascolo, per evitare che il bestiame fugga si ricorre all'installazione di uno steccato più robusto. Insomma, al di là delle battute, ciò che serve, secondo i redattori del pezzo, sono regole più favorevoli, poco importa se quelle attuali dimostrano di non conoscerle continuando a confondere azione penale con azione civile; ne servono altre, magari di quelle che consentano ai medici di decidere quando il loro errore debba dar luogo al risarcimento. E' certo che, su tali basi, ogni discussione non può che divenire materia di noiose dispute da osteria.

Apprendiamo inoltre che l'Italia è l'unico paese in cui "esiste il penale per il medico che sbaglia" (ah ma allora il medico sbaglia? Sempre una volta su cento, ben inteso!), e la colpa ovviamente è tutta di quei burloni -di mantello forense dotati- che riescono a far approvare al legislatore norme a svantaggio dei medici ed a vantaggio degli avvocati stessi e dei loro clienti ! Insomma se c'è qualcuno, qui, di "insolfato" è proprio il redattore del pezzo, ovvero il latore delle osservazioni, perché le regole, in materia di malpractice non hanno avuta alcuna recente modifica se non, grazie al dott. Balduzzi, con il recente suo decreto che ha depenalizzato la colpa penale lieve del medico! Ma quale lobby degli avvocati, se sono allo studio tabelle di risarcimento del danno che abbasseranno, ancor di più le somme erogate a chi sarà vittima di macrodanni da responsabilità medica, se le lobby delle assicurazioni da anni piegano le regole sul risarcimento promettendo sconti, come nell'r.c. Auto in cambio di risparmi e puntualmente ottenendo i benefici richiesti ma non abbassando mai i premi. Ma di quale realtà parliamo? Riflettano, i redattori del pezzo e tutti coloro che abbiano malauguratamente creduto di trarne vantaggi, sul ruolo delle compagnie di assicurazione che alimentano il contenzioso in misura enorme per la loro inettitudine a trattare i sinistri in via stragiudiziale ed obbligando propri i sanitari ad essere loro malgrado coinvolti in lunghi e dispendiosi contenziosi e lo fanno, badate bene, molto spesso per poter piangere sul denaro versato e ricorrere a continui aumenti dei premi che poi proprio strutture e medici sono costretti a pagare. Non una causa, da me patrocinata, e finita con la condanna a risarcimenti anche importanti è costata complessivamente meno di quanto, nelle trattative, sia stato richiesto. Non una, di queste, è stata caratterizzata, nella fase stragiudiziale, dall'ammissione di responsabilità pur se, all'esito della consulenza tecnica d'ufficio, le responsabilità siano state accertate e su tale accertamento il consulente medico legale di parte non abbia sollevato obiezioni!

Per concludere: le esagerazioni, maliziose, esistono, i cattivi comportamenti altrettanto, ma trasversali a qualsiasi ruolo, a qualsiasi professione; pur difendendo (per scelta: perchè le regole non sono un elastico che si deve poter tendere a seconda degli appetiti professionali) solo i pazienti danneggiati, non ho mai sparato sulla categoria dei medici, perché trovo che tale esercizio, al contrario rinnovato ad ogni piè sospinto dai redattori il pezzo in esame, appartenga ad una cultura bieca, improduttiva, di borgata, alla quale non intendo aderire né ora né mai.




Il pezzo in commento:

Avvocati contro medici. Sanità: ammortizzatore professionale

Sono laureati da poco, agguerriti, divisi in squadre. Giovani avvocati che si distribuiscono il territorio a caccia di un cliente, in genere il parente più stretto di una vittima di malasanità, in grado di assicurare un buon guadagno. Li trovi nelle corsie degli ospedali, al di fuori delle camere mortuarie, avvertiti magari da un "interno" che ha seguito la triste vicenda dell"ammalato conclusasi con il decesso. Ma basta anche fare una ricerca su Google e come d"incanto si aprono paginate intere di studi pronti a difendere e a tutelare gli interessi – economici, sia chiaro – di coloro che hanno perso un caro dopo una degenza ospedaliera. Poi dopo un iter più o meno lungo tutto si sgonfia: solo un medico su cento subisce una condanna, nove denunce su dieci vengono archiviate.

Eppure le pratiche di malasanità sono in lento ma costante aumento, (del 31,5% dal 2005 al 2010) perché la vita si è allungata e quindi ci si rassegna meno alla morte. Basti pensare, tra l'altro, che il paziente può rivalersi nei confronti del medico in un arco temporale di 10 anni dal momento in cui prende coscienza di un eventuale danno subito da un trattamento medico. E poi, come dicevamo, il resto lo fanno queste batterie di avvocati che utilizzano il comparto come una sorta di ammortizzatore professionale, visto che ormai l"offerta (di prestazioni legali) supera di gran lunga la domanda.

Una materia delicata, dunque, che fa sbottare di rabbia Maurizio Maggiorotti, ginecologo, ma anche presidente di Amami (Associazione medici accusati di malpractice ingiustamente) che dal 2003 chiede di creare l"Osservatorio del Contenzioso dell"Errore Medico "Perché solo partendo da una diagnosi corretta si potrà fare terapia", afferma il medico. E Maggiorotti rilancia sui numeri degli iscritti all"Ordine degli avvocati: "A Roma abbiamo lo stesso numero di avvocati della Francia, è evidente che dovranno pur lavorare.

E poi nascono come funghi associazioni a tutela dei cittadini che alla fine non fanno altro che insolfarli sulla scia dell"emotività". E se il paziente perde? Non rischia nulla, se una richiesta appare infondata non ci rimette niente. Invece, sostiene un chirurgo che vuole mantenere l"anonimato perché coinvolto in una vicenda giudiziaria, anche il cittadino che avvia un procedimento deve poi essere penalizzato se si scopre che la denuncia non ha basi scientifiche

In effetti c"è da dire che il meccanismo è perverso: se il paziente che in ospedale è stato curato e assistito da più medici, come avviene sempre, decide che ha avuto gravi conseguenze, per il cosiddetto "patto in quota lite" non anticipa denaro, ma divide il rimborso con l"avvocato che lo ha seguito. Nella peggiore delle ipotesi il giudice rigetterà la richiesta avanzata dal paziente mentre il professionista accusato – a quel punto ingiustamente - dovrà pagare il penalista a cui si è affidato. E non è tutto: nel frattempo il medico ha dovuto allertare l"assicurazione col rischio di vedersi disdettare la polizza oppure nella migliore delle ipotesi, vedersi applicare un cospicuo aumento sul già costoso premio. Insomma, se ci fosse una legge che disciplina l"atto medico, i paletti sarebbero sicuramente più alti. "La comparazione della gestione del contenzioso medico-legale e della disciplina della responsabilità medica – afferma l"avvocato Vania Cirese, specializzata nella difesa di medici - può costituire la valida premessa per tracciare linee guida più moderne e appropriate, prevedendo la responsabilità penale solo al superamento di una certa soglia di gravità della condotta errata".

L"Italia, giova ricordarlo, è l"unico Paese dove esiste il penale per il medico che sbaglia e ciò ovviamente si trasforma in un"aberrazione per il professionista che lavora sotto una spada di Damocle, tanto da spingerlo ad avviare inutili e costose analisi per evitare contenziosi. Se si è arrivati a questo una delle cause deriva sicuramente dalla lobby degli avvocati che in Parlamento ha fatto approvare leggi a favore della categoria e dei propri assistiti (e questo non vale solo per la medicina). Una prima proposta per uscire da questo circolo vizioso arriva dai chirurghi del Cic (Collegio italiano dei chirurghi), che chiede di partecipare al tavolo tecnico che entro l"agosto 2014 dovrà dare una risposta esaustiva a medici e cittadini sul rischio clinico.

I chirurghi su questo sono chiari: occorre garantire la sicurezza delle cure, ridefinire i diversi profili di responsabilità penale e civile e affrontare la questione delle assicurazioni e dell'obbligo assicurativo sono i tre punti-cardine dell'iniziativa del Cic. In particolare la categoria medica, tra le più esposte alle vertenze, ritiene prioritario prevenire il rischio connesso alle attività medico-sanitarie, investire in una 'cultura della sicurezza', costruire una 'mappatura dei rischi' ma anche contrastare gli ingiusti fenomeni tesi alla frode e alla speculazione. Silvio Campione

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