Legislazione e Giurisprudenza, Procedura penale -  Redazione P&D - 2013-07-23

MENO PRESUNZIONI E PIU' GIUDIZIO (FORSE), QUALCOSA E' CAMBIATO - Corte Cost. n. 213/2013

In ossequio al principio del minor sacrificio possibile, la Corte Costituzionale ha dichiarato l'illegittimità dell'art. 275, co. 3, secondo periodo, c.p.p., come modificato dal d.l. n. 11/09, nella parte in cui, nel prevedere che, quando sussistono gravi indizi di colpevolezza in ordine al delitto di cui all'art. 630 c.p., è applicata la custodia cautelare in carcere, salvo che siano acquisiti elementi dai quali risulti che non sussistono esigenze cautelari, non fa salva altresì l'ipotesi in cui siano acquisiti elementi specifici, in relazione al caso concreto, dai quali risulti che le esigenze cautelari possono essere soddisfatte con altre misure.

Alcuni commenti di dottrina hanno definito il recente intervento della Corte Costituzionale come demolitorio, in quanto non ragionevole, di quanto in esso stabilito in riferimento alla sussistenza di alcune presunzioni assolute, nel giudizio di adeguatezza per l'applicazione delle misure cautelari.

In particolare, non si è ritenuto ragionevole imporre che, "ad ogni indagato di sequestro di persona, in caso di esigenze cautelari, debba essere applicata la misura custodiale".

L'affermazione, per quanto possa valere un giudizio in proposito, mi trova parzialmente concorde in quanto emerge con evidenza, che sia in corso qualche cambiamento, quanto meno in termini di sopravvivenza, per le più diverse motivazioni, delle presunzioni (assolute) preventivamente stabilite dal legislatore, in apparente spregio alla possibile realtà dei fatti.

In un periodo di assestamento quantomeno in riferimento alle succitate scelte d'autorità, pare peraltro opportuno lasciare i relativi commenti alle di certo maggiormente efficaci "penne" degli esperti. Forse, come disse l'oramai Queen Alice: "It's exactly like a riddle with no answer!". (c.c.)

La sentenza è consultabile presso il sito della Corte Costituzionale



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