Legislazione e Giurisprudenza, Danni non patrimoniali, disciplina -  Cardani Valentina - 2014-10-22

MICROPERMANENTI: LA PAROLA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA UE- Corte Giust. UE, 23/01/2014, C-371/12 – V. CARDANI

Questioni aperte e chiuse?

Nonostante i dubbi più volte sollevati anche in questa stessa rivista, pochi giorni fa la Corte Costituzionale, con sentenza 235/2014 si è pronunciata (e questa volta nel merito) circa la compatibilità del regime di liquidazione del danno non patrimoniale da lesioni cd. "micro permanenti" derivanti da sinistro stradale ex art. 139 CdA con i diritti tutelati nella Costituzione italiana, in primis, con il principio di uguaglianza.

Il legislatore, peraltro, incurante delle numerose voci che hanno negli ultimi anni sollevato dubbi in proposito, ben prima della sopra citata pronuncia e cioè nel 2012 con la legge Balduzzi aveva deciso di estendere il regime risarcitorio di cui all"art. 139 CdA anche all"ipotesi della responsabilità per errore medico.

Ridotta ai minimi termini, la questione dibattuta è la seguente: è ragionevole una previsione legislativa che preveda dei limiti al risarcimento del danno alla persona in talune ipotesi specificamente individuate?

Perché se mi dovesse capitare, ad esempio, di cadere su una lastra di ghiaccio, posso aspirare ad un risarcimento integrale, tanto del danno biologico quanto dell"eventuale pregiudizio morale ed esistenziale subito mentre se, non per mia colpa, dovessi rimanere coinvolto in un sinistro stradale, a parità di lesioni posso aspirare soltanto ad un ristoro contenuto nei limiti stabiliti dall'art. 139 Cda?

In sintesi, la risposta della Corte Costituzionale

Dice la Corte Costituzionale con buona pace di certa dottrina: atteso che i sinistri con microlesioni sono statisticamente più frequenti, allora conviene contenere i risarcimenti al fine di garantire la sostenibilità e la tenuta economica del sistema. Inoltre, la tutela risarcitoria, nel caso di specie, ha carattere di maggior "sicurezza" rispetto all"eventualità di danni scaturiti in contesti diversi.

Il vaglio di costituzionalità della norma, alla luce del principio di uguaglianza e del diritto alla salute è superato dal bilanciamento con altri interessi costituzionalmente protetti: il valore dell"iniziativa economica privata ed il dovere di solidarietà ex art. 2 Cost..

Il punto di vista della Corte di Giustizia UE

Prima peró che al vaglio della Consulta, questo stesso anno la questione qui oggetto di discussione è stata sottoposta anche alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea che si è pronunciata lo scorso 23/01/2014 con la sentenza in commento.

Sin d'ora occorre premettere che questo ulteriore esame non ha fatto che confermare la legittimità del sistema, lasciando pochi spazi per un eventuale revirement della Giurisprudenza sul punto.

Il caso

Il ricorrente citava in giudizio la Compagnia di assicurazione del responsabile civile per veder riconosciuta la responsabilità esclusiva di quest"ultimo nella causazione del sinistro in cui era rimasto coinvolto nonchè ottenere il risarcimento del pregiudizio patrimoniale e non patrimoniale subito.

Il Giudice di Pace di Tivoli – per inciso, lo stesso Giudice che rimetteva, insieme ad altri, la questione al vaglio della Corte Costituzionale – ravvisava il possibile contrasto con la normativa europea, sia sotto il profilo dell"integralità del risarcimento del danno, sia sotto il profilo del principio di uguaglianza.

Le direttive asseritamente violate

Le direttive che vengono in considerazione nel caso di specie, sono le seguenti:

- I direttiva: 72/166/CEE del Consiglio, del 24 aprile 1972, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, e di controllo dell"obbligo di assicurare tale responsabilità, secondo cui «Ogni Stato membro adotta tutte le misure necessarie (...) affinché la responsabilità civile relativa alla circolazione dei veicoli che stazionano abitualmente nel suo territorio sia coperta direttiva da un"assicurazione. I danni coperti e le modalità dell"assicurazione sono determinati nell"ambito di tali misure» (art. 4).

- II direttiva: 84/5/CEE del Consiglio, del 30 dicembre 1983, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, secondo cui «1. L"assicurazione di cui all"articolo 3, paragrafo 1, della [prima direttiva] copre obbligatoriamente i danni alle cose e i danni alle persone.

2. Salvo importi maggiori di garanzia eventualmente prescritti dagli Stati membri, ciascuno Stato membro esige che l"assicurazione sia obbligatoria almeno per gli importi seguenti (...)

- III direttiva: 90/232/CEE del Consiglio, del 14 maggio 1990, relativa al ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli, come modificata dalla direttiva 2005/14 che dispone per il caso di danni alla persona di qualsiasi passeggero, diverso dal conducente, e quindi non rilevante nel caso di specie.

- IV direttiva: 2009/103/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 settembre 2009, concernente l"assicurazione della responsabilità civile risultante dalla circolazione di autoveicoli e il controllo dell"obbligo di assicurare tale responsabilità: anche tale direttiva non viene in considerazione nel caso di specie essendo entrata in vigore soltanto successivamente.

La decisione

Le direttive in esame, da un lato, mirano a garantire la copertura assicurativa per il caso di circolazione di veicoli e a garantire che le vittime di sinistri automobilistici beneficino di una tutela comparabile nei diversi Stati dell"Unione.

Di conseguenza, ogni questione relativa alle modalità del risarcimento ed alla quantificazione dei danni rimane oggetto della disciplina nazionale.

Per tali ragioni, l"art. 139 CdA non può dirsi violare – dice la Corte di Giustizia UE – le direttive sopra citate, essendo compatibile con i principi comunitari una limitazione del risarcimento del danno alla persona o la previsione da parte del legislatore di criteri vincolanti per la determinazione del danno.

Ciò che conta, in definitiva, per la  Corte di Giustizia è che sia prevista una copertura assicurativa minima e che il danno alla persona sia risarcito: nulla dice circa la quantificazione di tale danno.

Conclusioni

In definitiva, si può concludere che l"art. 139 CdA non trovi ostacoli neppure nella disciplina comunitaria, seppur da più parti vengano sollevati dubbi di costituzionalità.

Peraltro, va osservato che la Cassazione, con sentenza n. 12408/2011 (pronuncia con la quale veniva altresì estesa l'applicabilità delle Tabelle Milanesi all'intero territorio nazionale), si riferiva al meccanismo risarctorio di cui all"art. 139 CdA come ad una "previsione eccezionale", non suscettibile dunque di applicazione analogica.

Ed infatti, alla luce delle considerazioni testè svolte, appare evidente che la legittimità e conformità ai principi costituzionali in virtù del bilanciamento tra l'esigenza di tutela della persona ed il dovere di solidarietà e il valore dell"iniziativa economica privata.

Anche dal punto di vista del diritto comunitario, la fattispecie è presa in considerazione dalle citate direttive, che, pur disponendo alcuni presidi imprescindibili (ad esempio, gli importi minimi della copertura assicurativa – il principio del risarcimento del danno alla persona), lasciano alla disciplina nazionale ogni valutazione in merito alla determinazione del danno risarcibile.

La direttiva 2009/103/CE che ha abrogato le precedenti, non ha innovato sul punto.

In attesa di segnali di apertura verso un risarcimento del danno alla persona che possa dirsi davvero "integrale", che tenga conto dei pregiudizi effettivamente subiti dai singoli (senza fare di tutta l"erba – i sinistri con lesioni micropermanenti – un fascio – ovvero un unico risarcimento forfettario), rimane da chiedersi, se l"estensione di tale regime risarcitorio possa dirsi legittimo per il caso dell"errore medico, secondo quanto previsto dalla legge Balduzzi, atteso che non possono dirsi valevoli gli stessi bilanciamenti che rendono "costituzionale" la limitazione del danno derivante da sinistro stradale.



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