Legislazione e Giurisprudenza, Reato -  Bernicchi Francesco Maria - 2014-02-05

MINACCIA COME REATO DI PERICOLO - Cass. Pen. 5272/14 - Francesco Maria BERNICCHI

Si prende in esame una recentissima sentenza della Corte di Cassazione (Sez. V Penale n. 5272 depositata il 3 Febbraio 2014) relativa al reato di minaccia (art. 612 c.p.) e la sua natura di reato di pericolo.

Il fatto, in breve: il Giudice di Pace di Salò, con sentenza del 19/04/2012, assolveva Tizio. dal reato di cui all'art. 612 cod. pen., che gli era stato contestato per aver espresso a Caio il seguente concetto: "se mi dovesse arrivare una lettera di lamentele, in relazione ai lavori edili affidati, ti manderò degli amici che ti avrebbero sparato alle gambe."

Il giudice di prime cure, pur avendo ricevuto conferme dalla fase istruttoria relativamente a queste dichiarazioni (conferme dalle dichiarazioni della persona offesa e dal teste Ci. , oltre che verosimiglianza stante la sussistente controversia insorta in relazione all'esecuzione dei lavori) aveva tuttavia concluso nel senso che le espressioni usate da Tizio non rivestivano una sufficiente attitudine lesiva della libertà psichica del soggetto passivo che, confermato da tutti i test, non se ne era minimamente preoccupato e aveva continuato a fare la vita di prima.

Il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Brescia proponeva ricorso per cassazione, con il quale lamenta inosservanza dell'art. 612 cod. pen., per avere il giudice di pace trascurato di considerare che la fattispecie contestata costituisce reato formale di pericolo, per la cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso.

Il ricorso è ritenuto fondato dai Giudici della Cassazione che non fanno altre che ribadire un loro monolitico orientamento: "il reato di minaccia è un reato formale di pericolo, per la cui integrazione non è richiesto che il bene tutelato sia realmente leso - ossia non è necessario che uno stato di intimidazione si verifichi in concreto - bastando che il male prospettato possa incutere timore nel soggetto passivo, menomandone la sfera della libertà morale; la valutazione dell'idoneità della minaccia a realizzare tale finalità va fatta avendo di mira un criterio di medialità che rispecchi le reazioni dell'uomo comune (nei termini Sez. 5, n. 21601 del 12/05/2010).

Detto ciò, nel caso specifico, stante il tenore oggettivamente minaccioso delle frasi pronunciate, è sicuramente accertata la idoneità lesiva e non sono da tenere in considerazione - cosa fatta dal giudice di pace - né la concreta reazione della persona offesa né il grado di "agitazione" e del "fastidio" manifestato da quest'ultima.

La sentenza va, pertanto, annullata con rinvio al giudice di pace di Salò per nuovo esame

P.Q.M.

Annulla la sentenza impugnata con rinvio al Giudice di pace di Salò



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