Legislazione e Giurisprudenza, Reo, vittima -  Gasparre Annalisa - 2014-04-23

MINORE GUIDA SENZA PATENTE: NESSUNA CONDANNA - Cass. pen. 16236/2014 - A.G.

Non luogo a procedere per il minore alla guida senza patente: sebbene fosse vicino alla maggiore età (17 anni e 9 mesi), il background socio-culturale era precario e il giovane non era consapevole del disvalore sociale della propria condotta. Del tutto assente qualsiasi formazione scolastica, in quanto il minore non era mai andato a scuola; da ciò derivava il dubbio che il ragazzo fosse incapace di riconoscere il disvalore sociale della propria condotta.Il giudice può pronunciare sentenza di non luogo a procedere se risulta la tenuità del fatto e l'occasionalità del comportamento, quando l'ulteriore corso del procedimento pregiudica le esigenze educative del minorenne.

Non viene eliminata, attraverso questo istituto, l'illiceità penale del fatto ma viene meno la pretesa punitiva dello Stato nei confronti del minore. L'irrilevanza del fatto non ha quindi valenza depenalizzante, ma impedisce la punibilità del reo, attinendo alla reazione sanzionatoria.

Per fortuna, dalla condotta inconsulta non è derivato danno per nessuno, altrimenti forse la conclusione sarebbe stata diversa.

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 9 gennaio – 14 aprile 2014, n. 16236

Presidente Sirena – Relatore Foti

Ritenuto in fatto

Con sentenza del 14 febbraio 2013, resa ex art. 425 co. 3 cod. proc. pen., il Gup del Tribunale per i minorenni di Torino ha dichiarato non luogo a procedere nei confronti di H.N., per il reato di guida senza patente, per immaturità al momento del fatto.

Ha ritenuto il giudicante che nella condotta dell'imputato non fosse ravvisabile la consapevolezza del disvalore sociale dell'avere condotto un veicolo senza essere in possesso della patente di guida; ciò in ragione dell'assenza, nel giovane, di qualsiasi formazione scolastica, posto che lo stesso, convivente con uno zio, non era mai andato a scuola, per cui era legittimo il dubbio sulla capacità del soggetto di riconoscere il disvalore sociale, avente rilievo penale, della propria condotta.

Avverso detta sentenza propone ricorso per cassazione il Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte d'Appello di Torino, che deduce errata applicazione degli artt. 98 cod. pen. e 425 co. 3 cod. proc. pen. nonché vizio di motivazione della sentenza impugnata.

Sostiene il ricorrente che, contrariamente a quanto ritenuto dal Gup, l'imputato, che al momento del fatto aveva raggiunto l'età di diciassette anni e nove mesi, aveva sicuramente acquisito, con l'esperienza di vita, la consapevolezza e la maturità necessarie per rendersi conto dell'illiceità della sua condotta.

Considerato in diritto

Il ricorso è infondato.

Invero, pur a voler ritenere l'ammissibilità del ricorso, che per vero sembrerebbe dubbia in vista delle argomentazioni, essenzialmente in punto di fatto, poste dal ricorrente a sostegno del gravame, rileva la Corte che l'argomento proposto a confutazione della decisione impugnata non si presenta comunque centrato rispetto al tema proposto. Il realtà, il giudizio di consapevolezza e di maturità dell'imputato espresso dal ricorrente, si basa solo sull'età dello stesso, ormai prossimo a raggiungere i diciotto anni, laddove a sostegno di tal giudizio, e dello stesso ricorso, egli avrebbe dovuto, a prescindere dall'età dell'imputato, comunque ancora minore, indicare gli elementi che avrebbero potuto consentire di concludere nel senso della piena capacità d'intendere e di volere dello stesso.

Tali elementi non sono stati indicati, di guisa che il ricorso deve essere rigettato.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

In caso di diffusione del presente provvedimento omettere le generalità e gli altri dati identificativi, a norma dell'art. 52 d.lgs. 196/03, in quanto imposto dalla legge.



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